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ottobre 2001
gli argomenti del mese
Haydn a Torino: sì, no, forse, però
di Enzo Restagno



Joseph Haydn


Enzo Restagno

 

Nel marzo scorso, in occasione della presentazione del Festival Settembre Musica, Enzo Restagno, direttore artistico della rassegna, ha proposto di adottare Joseph Haydn quale "padre musicale spirituale" della città di Torino. Questa idea è stata da lui riproposta nell'editoriale del numero di giugno-luglio 2001 del nostro mensile. Abbiamo raccolto su quest'argomento l'opinione di musicologi e intellettuali torinesi.

Armida al Regio, una ragione concreta
di Alberto Basso
Haydn ebbe la fortuna di essere ricordato a Torino in strane e imprevedibili circostanze quando, il 27 dicembre 1804, sulle scene del Regio (che allora si chiamava Teatro Imperiale) venne portata la sua Armida per onorarne la memoria! Era accaduto che qualche mese prima si fosse sparsa la voce della repentina scomparsa dell'ormai anziano e venerando musicista e che un po' in tutta Europa si fossero prese iniziative per rendere omaggio al grande compositore. Che al Regio fosse stata inscenata l'Armida, e dietro suggerimento probabilmente degli ambienti della massoneria locale, è comprensibile se si tiene presente che, fra le tredici opere teatrali di Haydn, quella incentrata sul personaggio della Gerusalemme liberata aveva utilizzato un libretto opera di un poeta (e storiografo) piemontese, Jacopo Durandi, scritto per Pasquale Anfossi (e rappresentato al Regio il 27 gennaio 1770), poi rielaborato (1783) per Haydn da Nunziato Porta. L'Armida, la più eseguita allora delle opere teatrali di Haydn, fu portata al Regio con le scene di Fabrizio Sevesi e Luigi Vacca, i costumi (splendidi!) di Giacomo Pregliasco (ne sono stati realizzati alcuni per la mostra L'arcano incantato commemorativa dei 250 anni del Teatro Regio, 1991) e per l'interpretazione di grandi cantanti, come Lorenza Correa (Armida) ed Eufemia Ekart (Rinaldo), fra gli altri. C'è dunque una ragione "concreta" perché Haydn sia eletto a paladino della musica in Torino e mi auguro che la sua Armida - un capolavoro - possa ritornare al Regio e segnare profondamente il cammino del rinnovato interesse per la musica del compositore di Rohrau.


Fu un appuntamento mancato
di Andrea Lanza
Haydn a Torino. La proposta di Restagno ha il sapore di una fantasia di Borges. Più che un percorso della memoria evoca labirinti del possibile, dimensioni spazio-temporali alternative dove s'incrociano destini che in realtà non si sono mai incontrati. Nella storia "vera", quella che ha lasciato tracce tangibili, l'incontro fra Haydn e Torino si presenta infatti come un appuntamento mancato. Famosissimo in tutta Europa, fu invece, all'epoca, completamente ignorato in Italia. Un'assenza, questa, che appare anche più vistosa nel caso della nostra città, che era sede allora di una delle più fiorenti scuole di musica strumentale d'Europa. Questo dice la storia. Ma, l'"immagine" di un grande compositore dipende meno dai "fatti" e assai di più dalla capacità di generare nuovi significati, nuovi sogni, nuovi miti. E allora ben venga questa sorta di videogame in cui la musica di Haydn risuoni in luoghi dove in realtà non è mai risuonata. Il contesto offerto dalla nostra città, con le sue caratteristiche architettoniche, ma direi anche intellettuali, sociali, psicologiche, appare dei più favorevoli. Azzardo qualche possibile abbinamento: la Reggia di Venaria e l'Oratorio delle Stagioni, il Teatro Carignano e l'epopea laica della Creazione, l'Auditorium del Lingotto e la celebrazione borghese delle 12 Sinfonie di Londra… Il genius loci e le costruzioni sonore di Haydn non potranno che riverberarsi a vicenda.

Dove va la Ferilli?
di Antonio Cirignano
Penso alla musica di Haydn come a un immenso giacimento di solidità, freschezza, originalità e qualità. Qualcosa di sovranamente anticonformista, anni luce al di sopra di ogni particolarismo, geografico o morale che sia. Vorrei essere sicuro quanto lo è Enzo Restagno dell'affinità fra Haydn e Torino, almeno in queste doti. Ma mi è più facile confidare nella capacità di Restagno di persuadercene in corso d'opera. Magari risvegliando nel "figlio" l'orgoglio di somigliare sempre di più a tanto padre spirituale. Per questo mi dichiaro cautamente favorevole. Quanto all'aspetto comunicazionale - che lo stesso Restagno tira in ballo - c'è da mettere in conto che lì sarà dura. I media diranno che la cosa è "molto interessante". Ma al di là di questo non vedo molti giornali disposti a infiammarsi per Haydn sottraendo "preziose" righe alla Ferilli o al rock. E d'altra parte, col vento a favore, che sfida sarebbe?


C'è già Santa Cecilia
di Giorgio Pestelli
Mi dispiace molto non sentire l'impulso ad aderire alla proposta di un amico, ispirata per di più a un musicista tanto grande quanto amabile; noi non scegliamo mai i nostri padri, e come la storia e il costume del luogo dove siamo nati ci ha fatti, così dobbiamo operare: e quindi, a Torino, continuare o ricominciare a estendere la conoscenza di Haydn, come già fecero i soci dell'Accademia Filarmonica (fra i primi in Italia a eseguire La Creazione), o come propone oggi Settembre Musica con una serie importante di iniziative. Ma perché pensare a ufficializzare (Istituti "Haydn" esistono già in Europa), a inventare convegni di studio, a orientare i musicofili oltre la spontaneità dell'interesse culturale e del gusto di ciascuno? Non partecipo senza soffrire alla recente mania di celebrare, reclamizzare, mitizzare che sta penetrando anche nell'antica solidità e concretezza torinese; oltre tutto, anche se mi piacerebbe assomigliare a Haydn, vedo nella sua musica tante ragioni di affinità con la torinesità quante di dissomiglianza. La musica tutta ha già la sua santa protettrice, Santa Cecilia, e quindi ci sta bene anche un culto speciale per Haydn; ma mi piacerebbe praticarlo senza etichette e strutture.
Sposalizio perfetto
di Claudio Desderi
È fuori discussione la coerenza della proposta del professor Restagno. Haydn si sposa perfettamente alla Torino architettonica e anche alla profondità rigorosa e non appariscente della sua cultura tout court. È anche vero che non è il solo, ma la bontà della proposta sta anche nella primogenitura dell'idea, quindi ben venga.
Non che la "struttura" del Regio sia ideale per le opere teatrali del Nostro, ma faremo del nostro meglio (soprattutto se si potesse godere, tamquam, del Teatro Carignano). Quanto ai grandi oratori, nessun problema!

Joseph Haydn
Lo apprezzo, non lo amo
di Ernesto Napolitano
Caro Enzo,
sento di doverti confessare, con grande stima e amicizia, che dietro il tuo invito ci vedo una buona, un'ottima intenzione ma non riesco a condividerlo; per due semplici ragioni. La prima è che non mi piacciono tanto i "padri spirituali" nominati d'ufficio; quanto agli altri, mentirei se dicessi di non averne avuti; ma "da vivi" e, comunque, se lo avessero saputo credo che avrebbero risposto con un sorriso di compatimento. L'altra ragione è che apprezzo rispettosamente, e di sicuro anche intellettualmente, la musica di Haydn, ma non mi sentirei di aggiungere di amarla veramente. Che ci vuoi fare, certe cose si provano per corrispondenze istintive, incontrollabili, e in questo caso, per me, la scintilla non scocca. È che la musica deve venirti incontro anche attraverso qualche cosa che la oltrepassi, e nel caso di Haydn non sono mai riuscito a sentire - certo, è un mio limite - altro che musica fatta di musica; voglio dire una musica che nel momento stesso in cui nasce si è già ridotta l'ampiezza del proprio campo visivo. C'è molta parte di verità in quello che scrivi sull'affinità fra la nostra città e quella musica, ma quante di quelle cose, con le dovute differenze, non sarebbero vere anche per altri; ad esempio, per Brahms?


Solo pro tempore
di Gianfranco Vinay
Haydn a Torino? Perché no. Ma solo pro tempore. Altrimenti ci incateniamo da soli all'obbligo della celebrazione rituale dei numi tutelari imposti dal destino. Poi però andiamo avanti. Ci scegliamo nuovi "compositori in residenza fantastica" sulla base di affinità elettive ispirate ad altri aspetti suggestivi della città (piazze metafisiche, architettura industriale e via di questo passo), creiamo un comitato permanente per l'adozione dei "numi tutelari temporanei", e realizziamo così, in un'epoca poco incline ai vagheggiamenti utopici, la prima "città inframondana" al mondo.


Amorevoli cure
di Giangiorgio Satragni
È una fortuna che ci abbia pensato qualcuno che non fosse austriaco, obbligato invece da cultura e devozione nazionale: onorare Joseph Haydn è il dovere di chiunque ami davvero la musica, e associare la sua opera razionale, ma bella e arguta, all'architettura e allo spirito subalpino sarà forse la via maestra per far amare il compositore da tutti i nostri ascoltatori. Molto spesso, e ancor più fra gli addetti ai lavori, si accusa Haydn di troppo regolare artigianato, per via del suo servizio trentennale alla corte degli Eszterházy: eppure quanti gioielli ci ha lasciato in quegli anni quest'uomo di certosina abilità, e a quale affinamento quegli anni portarono, se guardiamo allo splendore dell'ultimo decennio del Settecento, alle sinfonie londinesi, allo stupendo oratorio della Creazione. Haydn ha proprio bisogno di più affetto, quello appunto dell'adozione, e sarà una luce di serenità. Il pubblico non deve considerarlo un Mozart di secondo piano, prevedibile e magari facile, come lo ritengono anche vari direttori, che lo mettono in programma e ci passan poi sopra senza attenzioni: ascoltare tanto Haydn significa imparare a comprendere le sue sorprese, i suoi colpi di scena realizzati con mezzi ridottissimi e intimamente musicali.


Questione di clima
di Leonardo Osella
Mi sembra un'idea valida: innanzi tutto perché la cornice è tra le meglio predisposte sia per quanto riguarda Torino sia per i dintorni, che conservano edifici adattissimi al "clima" haydniano come per esempio Stupinigi. Inoltre Haydn, essendo uno degli autori più prolifici e versatili in ogni genere - dall'opera alla cameristica, dalla sinfonia all'oratorio e alla musica sacra - può offrire una scelta pressoché inesauribile. Presupposto indispensabile, oltre ovviamente a quelli finanziari e organizzativi, è a mio avviso che siano in primo luogo i musicisti torinesi ad appropriarsi di Haydn e a proporlo, dalle istituzioni più autorevoli ai gruppi più piccoli che certo non mancano.


Lo Spirito Santo
di Lorenzo Ferrero
Indiscutibile il fatto che Haydn sta nella trinità viennese un po' come lo Spirito Santo, non si sa se è quello che sta più in alto e di sicuro non è quello che si è sacrificato per noi. Sappiamo che è molto importante, ma dobbiamo ancora capire esattamente perché. È quindi sicuramente spericolato appiccicargli formule e tanto più una presunta affinità col carattere di una città. Benissimo dedicargli festival, rassegne integrali, convegni. Quanto a farlo santo patrono ho i miei dubbi. Dal punto di vista canonico sarebbe una diminutio, e dal punto di vista olimpionico sarebbe dura bruciare una possibile candidatura di Londra, per esempio. Sarei più favorevole a cercare il candidato in casa, o per anagrafe o in base a quantità di manoscritti qui custoditi. Non saremo mica così provinciali da aver paura di essere provinciali?


Anche Liberovici
di Nicola Campogrande
L'idea di Restagno a me piace molto: sotto il profilo del marketing potrebbe essere vincente. Ma mi piace anche perché suggerisce di stabilire - finalmente - un rapporto continuativo tra la "città della musica" e un compositore. Ora, è bello che sia Haydn, e le ragioni sono più che legittime. Ma sarebbe ancora più bello che lo seguissero subito altri autori, magari musicisti che abbiamo visto camminare per le nostre strade, magari persino compositori ancora in attività. Non sarebbe bello e vitale che la capitale della contemporaneità abbracciasse chi la contempla, chi la contemporaneità la sta tracciando o ha appena finito di inventarla? Se abbandonassimo il nostro solito snobismo, uno come Sergio Liberovici dovremmo adottarlo subito. Anzi: io lo candido.


Ma Torino è Vivaldi!
di Nicola Gallino
Come si fa a non amare uno che inizia salmodiando fra gli stucchi al caramello della Vienna barocca e finisce con le tempeste che ululano e il ronzìo degli arcolai al caminetto? Schubert e il Vascello fantasma se li divora in un boccone. È il puparo che muove le torbidità di Mozart, che insegna le mosse al torello Beethoven. Ma Torino non può innamorarsi di Haydn "per decreto del Comune", come scrivevano sulle lapidi. Odio i centri-studi a libido zero. E per programmare il Ritorno di Tobia a L'altro suono non c'è bisogno di fare un convegno. Torino è già Vivaldi, e per il mainstream basta e avanza. Poi andiamo a rovistare nei nostri archivi. All'epoca di Haydn, a Mondovì don Salvatore Torti scriveva messe con oboe, violoncello e organo concertanti. Qualcuno le ha più sentite? Sorridiamo, c'è ancora qualcosa da scoprire.

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