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Nel marzo scorso, in occasione della presentazione del Festival Settembre
Musica, Enzo Restagno, direttore artistico della rassegna, ha proposto
di adottare Joseph Haydn quale "padre musicale spirituale"
della città di Torino. Questa idea è stata da lui riproposta
nell'editoriale del numero di giugno-luglio 2001 del nostro mensile.
Abbiamo raccolto su quest'argomento l'opinione di musicologi e intellettuali
torinesi.
Armida
al Regio, una ragione concreta
di Alberto Basso
Haydn ebbe la fortuna di essere ricordato a Torino in strane e imprevedibili
circostanze quando, il 27 dicembre 1804, sulle scene del
Regio (che allora si chiamava Teatro Imperiale) venne portata la
sua Armida per onorarne la memoria! Era accaduto che qualche mese
prima si fosse sparsa la voce della repentina scomparsa dell'ormai
anziano e venerando musicista e che un po' in tutta Europa si fossero
prese iniziative per rendere omaggio al grande compositore. Che
al Regio fosse stata inscenata l'Armida, e dietro suggerimento probabilmente
degli ambienti della massoneria locale, è comprensibile se
si tiene presente che, fra le tredici opere teatrali di Haydn, quella
incentrata sul personaggio della Gerusalemme liberata aveva utilizzato
un libretto opera di un poeta (e storiografo) piemontese, Jacopo
Durandi, scritto per Pasquale Anfossi (e rappresentato al Regio
il 27 gennaio 1770), poi rielaborato (1783) per Haydn da Nunziato
Porta. L'Armida, la più eseguita allora delle opere teatrali
di Haydn, fu portata al Regio con le scene di Fabrizio Sevesi e
Luigi Vacca, i costumi (splendidi!) di Giacomo Pregliasco (ne sono
stati realizzati alcuni per la mostra L'arcano incantato commemorativa
dei 250 anni del Teatro Regio, 1991) e per l'interpretazione di
grandi cantanti, come Lorenza Correa (Armida) ed Eufemia Ekart (Rinaldo),
fra gli altri. C'è dunque una ragione "concreta"
perché Haydn sia eletto a paladino della musica in Torino
e mi auguro che la sua Armida - un capolavoro - possa ritornare
al Regio e segnare profondamente il cammino del rinnovato interesse
per la musica del compositore di Rohrau.
Fu un appuntamento mancato
di Andrea Lanza
Haydn a Torino. La proposta di Restagno ha il sapore di una fantasia
di Borges. Più che un percorso della memoria evoca labirinti
del possibile, dimensioni spazio-temporali alternative dove s'incrociano
destini che in realtà non si sono mai incontrati. Nella storia
"vera", quella che ha lasciato tracce tangibili, l'incontro
fra Haydn e Torino si presenta infatti come un appuntamento mancato.
Famosissimo in tutta Europa, fu invece, all'epoca, completamente
ignorato in Italia. Un'assenza, questa, che appare anche più
vistosa nel caso della nostra città, che era sede allora
di una delle più fiorenti scuole di musica strumentale d'Europa.
Questo dice la storia. Ma, l'"immagine" di un grande compositore
dipende meno dai "fatti" e assai di più dalla capacità
di generare nuovi significati, nuovi sogni, nuovi miti. E allora
ben venga questa sorta di videogame in cui la musica di Haydn risuoni
in luoghi dove in realtà non è mai risuonata. Il contesto
offerto dalla nostra città, con le sue caratteristiche architettoniche,
ma direi anche intellettuali, sociali, psicologiche, appare dei
più favorevoli. Azzardo qualche possibile abbinamento: la
Reggia di Venaria e l'Oratorio delle Stagioni, il Teatro Carignano
e l'epopea laica della Creazione, l'Auditorium del Lingotto e la
celebrazione borghese delle 12 Sinfonie di Londra
Il genius
loci e le costruzioni sonore di Haydn non potranno che riverberarsi
a vicenda.
Dove
va la Ferilli?
di Antonio Cirignano
Penso alla musica di Haydn come a un immenso giacimento di solidità,
freschezza, originalità e qualità. Qualcosa di sovranamente
anticonformista, anni luce al di sopra di ogni particolarismo, geografico
o morale che sia. Vorrei essere sicuro quanto lo è Enzo Restagno
dell'affinità fra Haydn e Torino, almeno in queste doti.
Ma mi è più facile confidare nella capacità
di Restagno di persuadercene in corso d'opera. Magari risvegliando
nel "figlio" l'orgoglio di somigliare sempre di più
a tanto padre spirituale. Per questo mi dichiaro cautamente favorevole.
Quanto all'aspetto comunicazionale - che lo stesso Restagno tira
in ballo - c'è da mettere in conto che lì sarà
dura. I media diranno che la cosa è "molto interessante".
Ma al di là di questo non vedo molti giornali disposti a
infiammarsi per Haydn sottraendo "preziose" righe alla
Ferilli o al rock. E d'altra parte, col vento a favore, che sfida
sarebbe?
C'è già Santa Cecilia
di Giorgio Pestelli
Mi dispiace molto non sentire l'impulso ad aderire alla proposta
di un amico, ispirata per di più a un musicista tanto grande
quanto amabile; noi non scegliamo mai i nostri padri, e come la
storia e il costume del luogo dove siamo nati ci ha fatti, così
dobbiamo operare: e quindi, a Torino, continuare o ricominciare
a estendere la conoscenza di Haydn, come già fecero i soci
dell'Accademia Filarmonica (fra i primi in Italia a eseguire La
Creazione), o come propone oggi Settembre Musica con una serie importante
di iniziative. Ma perché pensare a ufficializzare (Istituti
"Haydn" esistono già in Europa), a inventare convegni
di studio, a orientare i musicofili oltre la spontaneità
dell'interesse culturale e del gusto di ciascuno? Non partecipo
senza soffrire alla recente mania di celebrare, reclamizzare, mitizzare
che sta penetrando anche nell'antica solidità e concretezza
torinese; oltre tutto, anche se mi piacerebbe assomigliare a Haydn,
vedo nella sua musica tante ragioni di affinità con la torinesità
quante di dissomiglianza. La musica tutta ha già la sua santa
protettrice, Santa Cecilia, e quindi ci sta bene anche un culto
speciale per Haydn; ma mi piacerebbe praticarlo senza etichette
e strutture.
Sposalizio perfetto
di Claudio Desderi
È fuori discussione la coerenza della proposta del professor
Restagno. Haydn si sposa perfettamente alla Torino architettonica
e anche alla profondità rigorosa e non appariscente della
sua cultura tout court. È anche vero che non è il
solo, ma la bontà della proposta sta anche nella primogenitura
dell'idea, quindi ben venga.
Non che la "struttura" del Regio sia ideale per le opere
teatrali del Nostro, ma faremo del nostro meglio (soprattutto se
si potesse godere, tamquam, del Teatro Carignano). Quanto ai grandi
oratori, nessun problema!

Lo apprezzo, non lo amo
di Ernesto Napolitano
Caro Enzo,
sento di doverti confessare, con grande stima e amicizia, che dietro
il tuo invito ci vedo una buona, un'ottima intenzione ma non riesco
a condividerlo; per due semplici ragioni. La prima è che
non mi piacciono tanto i "padri spirituali" nominati d'ufficio;
quanto agli altri, mentirei se dicessi di non averne avuti; ma "da
vivi" e, comunque, se lo avessero saputo credo che avrebbero
risposto con un sorriso di compatimento. L'altra ragione è
che apprezzo rispettosamente, e di sicuro anche intellettualmente,
la musica di Haydn, ma non mi sentirei di aggiungere di amarla veramente.
Che ci vuoi fare, certe cose si provano per corrispondenze istintive,
incontrollabili, e in questo caso, per me, la scintilla non scocca.
È che la musica deve venirti incontro anche attraverso qualche
cosa che la oltrepassi, e nel caso di Haydn non sono mai riuscito
a sentire - certo, è un mio limite - altro che musica fatta
di musica; voglio dire una musica che nel momento stesso in cui
nasce si è già ridotta l'ampiezza del proprio campo
visivo. C'è molta parte di verità in quello che scrivi
sull'affinità fra la nostra città e quella musica,
ma quante di quelle cose, con le dovute differenze, non sarebbero
vere anche per altri; ad esempio, per Brahms?
Solo pro tempore
di Gianfranco Vinay
Haydn a Torino? Perché no. Ma solo pro tempore. Altrimenti
ci incateniamo da soli all'obbligo della celebrazione rituale dei
numi tutelari imposti dal destino. Poi però andiamo avanti.
Ci scegliamo nuovi "compositori in residenza fantastica"
sulla base di affinità elettive ispirate ad altri aspetti
suggestivi della città (piazze metafisiche, architettura
industriale e via di questo passo), creiamo un comitato permanente
per l'adozione dei "numi tutelari temporanei", e realizziamo
così, in un'epoca poco incline ai vagheggiamenti utopici,
la prima "città inframondana" al mondo.
Amorevoli cure
di Giangiorgio Satragni
È una fortuna che ci abbia pensato qualcuno che non fosse
austriaco, obbligato invece da cultura e devozione nazionale: onorare
Joseph Haydn è il dovere di chiunque ami davvero la musica,
e associare la sua opera razionale, ma bella e arguta, all'architettura
e allo spirito subalpino sarà forse la via maestra per far
amare il compositore da tutti i nostri ascoltatori. Molto spesso,
e ancor più fra gli addetti ai lavori, si accusa Haydn di
troppo regolare artigianato, per via del suo servizio trentennale
alla corte degli Eszterházy: eppure quanti gioielli ci ha
lasciato in quegli anni quest'uomo di certosina abilità,
e a quale affinamento quegli anni portarono, se guardiamo allo splendore
dell'ultimo decennio del Settecento, alle sinfonie londinesi, allo
stupendo oratorio della Creazione. Haydn ha proprio bisogno di più
affetto, quello appunto dell'adozione, e sarà una luce di
serenità. Il pubblico non deve considerarlo un Mozart di
secondo piano, prevedibile e magari facile, come lo ritengono anche
vari direttori, che lo mettono in programma e ci passan poi sopra
senza attenzioni: ascoltare tanto Haydn significa imparare a comprendere
le sue sorprese, i suoi colpi di scena realizzati con mezzi ridottissimi
e intimamente musicali.
Questione di clima
di Leonardo Osella
Mi sembra un'idea valida: innanzi tutto perché la cornice
è tra le meglio predisposte sia per quanto riguarda Torino
sia per i dintorni, che conservano edifici adattissimi al "clima"
haydniano come per esempio Stupinigi. Inoltre Haydn, essendo uno
degli autori più prolifici e versatili in ogni genere - dall'opera
alla cameristica, dalla sinfonia all'oratorio e alla musica sacra
- può offrire una scelta pressoché inesauribile. Presupposto
indispensabile, oltre ovviamente a quelli finanziari e organizzativi,
è a mio avviso che siano in primo luogo i musicisti torinesi
ad appropriarsi di Haydn e a proporlo, dalle istituzioni più
autorevoli ai gruppi più piccoli che certo non mancano.
Lo Spirito Santo
di Lorenzo Ferrero
Indiscutibile il fatto che Haydn sta nella trinità viennese
un po' come lo Spirito Santo, non si sa se è quello che sta
più in alto e di sicuro non è quello che si è
sacrificato per noi. Sappiamo che è molto importante, ma
dobbiamo ancora capire esattamente perché. È quindi
sicuramente spericolato appiccicargli formule e tanto più
una presunta affinità col carattere di una città.
Benissimo dedicargli festival, rassegne integrali, convegni. Quanto
a farlo santo patrono ho i miei dubbi. Dal punto di vista canonico
sarebbe una diminutio, e dal punto di vista olimpionico sarebbe
dura bruciare una possibile candidatura di Londra, per esempio.
Sarei più favorevole a cercare il candidato in casa, o per
anagrafe o in base a quantità di manoscritti qui custoditi.
Non saremo mica così provinciali da aver paura di essere
provinciali?
Anche Liberovici
di Nicola Campogrande
L'idea di Restagno a me piace molto: sotto il profilo del marketing
potrebbe essere vincente. Ma mi piace anche perché suggerisce
di stabilire - finalmente - un rapporto continuativo tra la "città
della musica" e un compositore. Ora, è bello che sia
Haydn, e le ragioni sono più che legittime. Ma sarebbe ancora
più bello che lo seguissero subito altri autori, magari musicisti
che abbiamo visto camminare per le nostre strade, magari persino
compositori ancora in attività. Non sarebbe bello e vitale
che la capitale della contemporaneità abbracciasse chi la
contempla, chi la contemporaneità la sta tracciando o ha
appena finito di inventarla? Se abbandonassimo il nostro solito
snobismo, uno come Sergio Liberovici dovremmo adottarlo subito.
Anzi: io lo candido.
Ma Torino è Vivaldi!
di Nicola Gallino
Come si fa a non amare uno che inizia salmodiando fra gli stucchi
al caramello della Vienna barocca e finisce con le tempeste che
ululano e il ronzìo degli arcolai al caminetto? Schubert
e il Vascello fantasma se li divora in un boccone. È il puparo
che muove le torbidità di Mozart, che insegna le mosse al
torello Beethoven. Ma Torino non può innamorarsi di Haydn
"per decreto del Comune", come scrivevano sulle lapidi.
Odio i centri-studi a libido zero. E per programmare il Ritorno
di Tobia a L'altro suono non c'è bisogno di fare un convegno.
Torino è già Vivaldi, e per il mainstream basta e
avanza. Poi andiamo a rovistare nei nostri archivi. All'epoca di
Haydn, a Mondovì don Salvatore Torti scriveva messe con oboe,
violoncello e organo concertanti. Qualcuno le ha più sentite?
Sorridiamo, c'è ancora qualcosa da scoprire.
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