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Quattro partiture a stampa, due versioni autografe, una sola sinfonia.
La storia dell'Ottava sinfonia di Bruckner sta in questi tre
numeri.
Se li disponiamo in ordine crescente, da uno a quattro, ci sintetizzano
una vicenda complicata: la creatività di Bruckner e la sua
tendenza costante al ripensamento, la sua faticosa fortuna, legata
a interventi di revisori certo benintenzionati, il paziente e non
sempre facile recupero degli originali.
Bruckner lavora all'Ottava dal luglio 1884 all'agosto 1887.
Prossimo a compiere sessantatre anni, finisce la partitura sinfonica
più imponente che si sia mai vista: 2.080 battute, per
una durata di quasi un'ora e mezza, strumentate per legni a due,
nel finale portati a tre, quattro corni, quattro tube, tre trombe,
tre tromboni, bassotuba, timpani, piatti, triangolo, fino a tre arpe
(womöglich, ove possibile, indica quasi con timidezza). È
la prima versione: Bruckner ne spedisce copia a Hermann Levi,
il primo direttore del Parsifal, già artefice del trionfo della
Settima a Monaco:
"Mi prendo la libertà, con Suo permesso, di inviarLe
la partitura dell'Ottava sinfonia. Possa trovar grazia! La gioia che
mi proviene dalla speranza di un'esecuzione sotto la Sua magistrale
direzione è per me inesprimibile!". Ma Levi è
sconcertato dalle dimensioni e dalla complessità dell'Ottava,
e manda a dire a Bruckner che non se la sente di dirigerla, consigliando
una revisione. Una delusione tremenda.
Poco dopo Bruckner comincia una rielaborazione approfondita, concludendola
nel marzo del 1890.
Seconda versione: centottanta battute in meno, con rimaneggiamenti
imponenti nel primo tempo, privato della perorazione conclusiva, e
nello Scherzo, con la sostituzione del Trio, e il taglio di trentotto
battute nell'Adagio e di sessantadue nel Finale. Molti i ritocchi
alla strumentazione, con i legni portati ovunque a tre e l'immissione
del controfagotto, molte le piccole modifiche qua e là.
Nel 1892 l'editore Schlesinger la pubblica, con la dedica a
Francesco Giuseppe (che si è accollato le spese di stampa)
ma in una versione notevolmente alterata dagli allievi di Bruckner:
che come tante altre volte approva, o comunque subisce. E siamo alla
prima partitura stampata: la tiene a battesimo il 18 dicembre 1892
Hans Richter, con i Filarmonici di Vienna: "Una completa
vittoria della luce contro l'oscurità" racconterà
Hugo Wolf; "Una tempesta di applausi" dopo ciascun
movimento; "Un trionfo quale nessun condottiero romano osò
mai sognare".
Le silhouette celeberrime di Otto Böhler ci tramandano tanto
i gesti grandiosi di Richter sul podio quanto la figura tenerissima
insaccata nel giaccone informe e nei calzoni a fisarmonica, che risponde
alle ovazioni strascicando per terra una corona d'alloro di cui sembra
non sapere che farsi.
Nel 1938 arriva l'edizione critica di Robert Haas, che riapre alcuni
dei tagli praticati da Bruckner distinguendo fra gli interventi operati
autonomamente e quelli secondo lui suggeriti da consigli esterni,
e recupera alcuni squarci della versione 1887, adattandola alla nuova
orchestrazione, oltre a sistemare diversamente altri particolari.
Seconda partitura.
Un'altra revisione esce nel 1955, nell'ambito della nuova edizione
critica delle opere di Bruckner a cura di Leopold Nowak: riproduce
esattamente tutto ciò che nel manoscritto del 1890 sia effettivamente
di mano di Bruckner, espungendone gli interventi materialmente operati
da altri. È la partitura numero tre.
Nel 1972, sempre a cura di Nowak, ecco una quarta partitura: è
la versione originaria dell'Ottava, quella respinta da Levi
nel 1887. Il mondo la conoscerà, insieme con le prime
stesure di Terza e Quarta, soprattutto grazie ai dischi incisi
da Eliahu Inbal con il Radio-Sinfonie-Orchester Frankfurt:
un album storico, che resta fra i capisaldi della ricognizione di
Bruckner.
Ribaltando la successione dei numeri e ripercorrendo a ritroso questa
storia, ritroviamo con questa versione 1887 una delle quattro possibili
identità della Sinfonia: meno grandiosa in fatto di spazio
fonico, ma ancor più dilatata in quello temporale, meno limata
in certe soluzioni (le manca, per esempio, la violenza grandiosa della
chiusa all'unisono, quale la conosciamo dal Finale della versione
definitiva), più ardita e geniale in altre, soprattutto più
coerente.
Come per tanti altri capolavori dalla storia testuale un po' tormentata,
dal Don Giovanni al Boris, non è del tutto facile scegliere
decisamente per l'una o l'altra stesura, né escludere all'atto
dell'esecuzione (vedi Haas) una sintesi ignota allo stesso autore.
Conferma di due piccole regole non scritte: che l'utilità della
scienza non si verifica tanto nei problemi che chiude quanto in quelli
che lascia aperti; e che in musica la pratica vale spesso più
della grammatica, sicché anche l'Ottava di Bruckner corre il
mondo da più di cent'anni in tutte le versioni possibili, senza
crearci speciali problemi, ma anzi dandoci ogni volta una ragione
in più per interessarcene e ammirarla.
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