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ottobre 2001
unione musicale
INTERVISTA - La sfida di Harding e Manacorda
di Filippo Fonsatti

 

Manacorda



D. Harding

Che significato ha per lei inaugurare la stagione dell'Unione Musicale: proverà un'emozione particolare suonando da solista nella sua città oppure sarà un concerto come gli altri cento che tiene ogni anno in giro per l'Europa?
"Per un musicista torinese sono molto più rare le occasioni di suonare nella sua città che altrove: anche nel mio caso è così. Questo dovrebbe far pensare che al momento di esibirsi "a casa" si crei molta tensione, appunto perché capita di rado. Per me è l'esatto contrario. Forse proprio perché non vivo più a Torino, starci su un palcoscenico con il violino tra le braccia mi sembra la più spontanea e congeniale delle situazioni torinesi: mi sento a mio agio, circondato dagli amici che posso riunire tutti insieme. Certo, inaugurare la stagione dell'Unione Musicale è una responsabilità enorme e sono felicissimo che ciò avvenga con un concerto di Mozart perché proprio su Mozart Daniel Harding e io abbiamo fatto un attentissimo lavoro di interpretazione".

Al di là dei giudizi della critica, che possono essere più o meno lucidi o emotivi, quali sono le peculiarità musicali di Harding che hanno saputo conquistare l'apprezzamento della Gustav Mahler Chamber Orchestra, di cui lei è violino di spalla, e la sua stima in particolare?
"Daniel è geniale, tecnicamente è il direttore più dotato che abbia mai visto, ha un gesto impeccabile e una straordinaria naturalezza. E poi è assolutamente inarrestabile e inafferrabile, nel senso che ha un'attività cerebrale che gira a mille. È una delle persone più interessanti con cui affrontare delle sfide. D'altronde è proprio una sfida il motivo per cui io ho fondato l'GMCO, una sfida alle istituzioni immobili, una sfida alle orchestre che si sciolgono e chiudono. Daniel è la persona più adatta perché per lui tutto è una sfida. Forse proprio questo aspetto viene spesso frainteso dalla critica: la sua energia e il suo modo di vedere le cose, talvolta anche un po' assolutistico, vengono recepiti in modo negativo perché sembra che debba sempre sorprendere il mondo. Invece è la condizione necessaria a rompere degli schemi che in fondo stanno un po' stretti sia a lui che a me".

Su cosa si basa il vostro affiatamento? Coincidenza nelle idee interpretative, affinità caratteriali o condivisione del "fare musica"?
"Ci siamo trovati insieme quasi per caso, quando la nostra Orchestra appena nata è stata scelta per la produzione del Don Giovanni curata da Peter Brook ad Aix-en-Provence, sul podio della quale Claudio Abbado lo ha invitato ad alternarsi con lui. Ci siamo capiti al volo: la sua interpretazione di Mozart coincideva con quello che era il mio sogno di fare Mozart, mai realizzato perché non avevo ancora trovato l'interlocutore adatto. In poche parole una interpretazione che sintetizza la tecnica moderna e la ormai trentennale prassi esecutiva barocca, attendibile da un punto di vista filologico. Un nuovo concetto interpretativo insomma".

Vi esibite spesso in qualità di direttore e solista lei e Harding? Mai uno screzio, una divergenza di vedute?
"Mai successo, nemmeno con la GMCO, che Daniel abbia diretto un mio concerto solistico. In anni di intenso lavoro come spalla e direttore tra di noi non ricordo contrasti di natura musicale o umana: il nostro rapporto è basato su un sano confronto dialettico, sempre costruttivo, perché ci lega un modo di vedere la musica al di là degli schemi. Se insorgono problemi si risolvono. Ciascuno di noi ha la piena consapevolezza dei propri compiti".

Il ruolo di vicepresidente e di coordinatore artistico della GMCO sottrae tempo prezioso alla sua professione di musicista con incombenze amministrative e organizzative o riesce a conciliare bene le due attività?
"Fare le due cose è molto impegnativo. Per questo motivo da qualche tempo mi sono trasferito a Berlino, città straordinaria dove ha sede l'ufficio dell'Orchestra. Sentivo comunque la necessità di "emigrare" e la scelta di Berlino è stata quasi obbligata".

Che cosa rappresenta per lei Torino?
"Ho legami fortissimi con la città, ma in questo momento della mia esistenza vedo Torino come il luogo per me ideale tra vent'anni. Quando si calmerà, anche per esigenze vitali, la frenesia della mia attività, allora Torino sarà il porto in cui approdare, perché è meravigliosamente tranquilla. Negli ultimi tempi mi capitava di transitarvi per pochi giorni non avendo modo di riallacciare e coltivare tutte le amicizie. Torino è una città un po' chiusa, riservata, che richiede del tempo per essere compresa e apprezzata e diffida della superficialità. I miei ritmi attuali non si conciliano quindi con quelli torinesi. Ma da ciò che vedo è comunque una delle città italiane più vivaci dal punto di vista culturale e musicale".

Perché proprio il Concerto in la maggiore K. 219 di Mozart? È lei a preferirlo agli altri oppure è stato Harding ad averlo scelto?
"L'ho studiato molto a fondo e credo che sia il concerto ideale tra quelli scritti da Mozart per manifestare il tipo di visione che Daniel e io abbiamo della sua musica. Dovendone scegliere uno, non ho avuto dubbi. E sono felicissimo di suonarlo proprio in questa occasione, a Torino, per l'Unione Musicale".

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L'Orchestra della Toscana
è un complesso formato da 45 elementi attivo, nella propria regione e su tutto il territorio nazionale, dal 1980. Alla direzione artistica si sono succeduti negli anni Luciano Berio
e quindi Giorgio Battistelli, che conserva la carica ancora oggi. Interprete duttile di un ampio repertorio che dalla musica barocca arriva fino ai compositori contemporanei, con una precisa vocazione per il Novecento storico, l'Orchestra è stata diretta e ha collaborato con innumerevoli direttori e solisti di fama internazionale. Collabora stabilmente con il Maggio Musicale Fiorentino, con il Ravenna Festival
e con il Rossini Opera Festival
e dal 1992 ha compiuto tournée
in Europa, Stati Uniti, Giappone
e Sud America.

lunedì 1 ottobre Teatro Regio ore 21

serie blu, gialla, verde
Orchestra della Toscana
Daniel Harding direttore
Antonello Manacorda violino
Concerto di inaugurazione
Musiche di Beethoven, Mozart, Mendelssohn