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ottobre 2001
unione musicale
Pletnev, ragazzo in bicicletta
di Nicola Campogrande

 

Mikhail Pletnev

Il suo ultimo disco contiene la cantata Le campane di Rachmaninov, ed è grandioso. Pletnev dirige l'Orchestra Nazionale Russa come un ragazzino cavalca la propria bicicletta, senza un'esitazione, un ripensamento. Senza un pensiero che disturbi la visione precisa della partitura.
Lui è così: appassionato e perfetto, convincente e impeccabile.
Lo ascolti e hai l'impressione assurda che la musica che sta dirigendo si debba davvero suonare "soltanto" come la fa suonare lui, nel modo in cui lui la presenta, annullando in un colpo solo la stessa "possibilità" che esistano altre interpretazioni.
Ma si può andare alla scoperta di Pletnev anche comprandosi quel disco in cui suona musiche di Chopin. Un disco francamente straordinario. Non perché Pletnev rovesci gli equilibri ai quali siamo abituati, svelandoci chissà quale nuovo modo di ascoltare musica nota; è straordinario perché ti lascia addosso una sorta di brivido biforcuto. Da un lato ascolti il piacere del rubato, dell'irrequietezza ritmica, della vitalità che doveva avere il pianismo dell'Ottocento prima che noi del ventesimo secolo ci mettessimo a ripulirlo; dall'altro, però, godi di quello stesso piacere in un contesto di perfezione sonora, di asciuttezza dinamica, di precisione del fraseggio che sbalzano quella musica fuori dal suo tempo e ce la fanno sentire più vicina.
È teatrale, il suo modo di suonare, è enfatico, è ricco di ammiccamenti lanciati verso il pubblico: ma il suo è teatro alla Ronconi, perfetto, rifinito, grandiosamente velato da una mano di grigio. E dunque un po' già festeggi all'idea che Pletnev ti faccia ascoltare Chopin, perché trovi legittimo aspettarti una serata di meraviglia.
Festeggiarono peraltro, vent'anni fa, anche i giurati del Concorso "Tchajkovskij" di Mosca quando tributarono la medaglia d'oro e il primo premio a un Mikhail Pletnev ventunenne.
Lui, grato, fece in modo di farsi onore in giro per il mondo fino a che, nel 1988, Gorbaciov lo invitò a esibirsi al vertice delle superpotenze di Washington. Fu un riconoscimento importante, lo si capisce; ma fu soprattutto l'occasione perché i due uomini si incontrassero, stringessero un'amicizia e gettassero le basi per la realizzazione di un sogno che Pletnev serbava da tempo: formare un'orchestra russa indipendente dallo Stato. Nel 1990 Gorbaciov gli diede una mano e la fama di Pletnev, la sua idea di un nuovo modello per l'esecuzione musicale in Russia, convinsero molti dei migliori musicisti del paese a far parte dell'Orchestra Nazionale Russa, centocinque elementi, nessuna sicurezza per il futuro, in tasca molto entusiasmo e l'orgoglio di essere la prima orchestra indipendente dalla rivoluzione del 1917.
Con la "propria" orchestra Pletnev ha intrapreso una carriera come direttore che ha regalato al mondo un nuovo talento e, manco a dirsi, ha fatto rapidamente decollare la reputazione della nuova formazione. Come ospite ha diretto e dirige orchestre in tutto il mondo ma, naturalmente, il suo rapporto con la RNO è rimasto assolutamente saldo (ne è attualmente responsabile musicale e direttore principale).
Ciò che molti temevano, dopo il decollo dell'orchestra, era che Pletnev riducesse la propria attività come pianista: è d'uso fare così, raggiungere podio e bacchetta e chiudere per sempre il coperchio del pianoforte.
Lui invece ha scelto di continuare a esibirsi e a incidere dischi e, tanto per scoraggiare chi volesse chiuderlo dentro la gabbia di un solo mestiere, si è messo anche a comporre (dal suo catalogo tutti citano un Trittico per orchestra sinfonica, una Fantasia su temi kazaki per violino e orchestra e un Capriccio per pianoforte e orchestra) e ha realizzato due arrangiamenti pianistici di successo (le suite dallo Schiaccianoci e dalla Bella addormentata di Tchajkovskij).
Tra parentesi, per non essere da meno di Gorby, anche Eltsin nel 1995 gli ha conferito un premio (il primo Premio di Stato della Federazione Russa), tributandoglielo poi una seconda volta l'anno dopo. E oggi, inserito dalla Deutsche Grammophon in un piano di registrazioni che continua a produrre capolavori, Pletnev è uno di quegli artisti dei quali è diventato difficile pensare di fare a meno.

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mercoledì 24 ottobre Conservatorio
ore 21

serie gialla
Mikhail Pletnev pianoforte
Musiche di Bach-Busoni, Beethoven, Chopin