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ottobre 2001
unione musicale
Il pianista che fa cantare il pianoforte

 

Roberto Cappello

La lotta romantica contro la materia e i suoi limiti si è svolta su più fronti. Quella della trascrizione-elaborazione è un mezzo marginale, ma significativo. L'intento è quello di piegare grandi costruzioni teatrali e musicali sotto il dominio di due sole mani, di dimostrare che la fantasia dell'artista può sopperire alla povertà dei mezzi.
Il delirio di onnipotenza che il musicista ottocentesco accusa lo porta a credere di tutto poter capire e tutto raccogliere. C'è poi un aspetto più introspettivo: la sensibilità per i moti del proprio spirito nell'artista ottocentesco si è notevolmente acuita e la reazione interiore all'ascolto di un'opera altrui di grande valore provoca uno scossone emotivo che, per attenuarsi, richiede una nuova opera. Liszt si abbandona a reminiscenze della Norma o di Boccanegra e a parafrasi di Ernani per questo e a causa del suo amore per la cultura italiana, di cui Verdi è sommo mandatario. Ma l'aspetto più rilevante dell'operazione, che segna il termine della letteratura di imitazione, è che sotto la penna di Liszt tutto diventa pianistico, l'idioma più estraneo si approssima alla lingua della tastiera. Invero le elaborazioni di pezzi d'opera nascevano anche da una forte esigenza commerciale: il borghese cercava di offrire agli ospiti del suo salotto un po' di opera in miniatura con l'aiuto del virtuoso di fiducia, come nel Settecento pre-rivoluzionario i Kappelmeister costringevano sotto le regole della classicità variazioni strumentali su arie celebri. Non poteva essere più coerente con la natura dei brani il temperamento interpretativo di Roberto Cappello, uno dei pochi pianisti italiani che ha scelto di misurarsi in modo sistematico con le ardite pretese tecnico-musicali di Franz Liszt. Il suo curriculum è quello tipico dei grandi virtuosi: i primi studi musicali con il padre, l'esordio come enfant prodige a soli sei anni presso la Konzerthaus di Vienna e poi le affermazioni ai concorsi: il Città di Senigallia, il "Maria Canals" di Barcellona, il Nazionale di Treviso fino alla consacrazione definitiva, nel 1976, con il primo premio al Concorso Pianistico Internazionale "Ferruccio Busoni" di Bolzano, che da venticinque anni non veniva assegnato a un musicista italiano. Da allora la brillante carriera internazionale presso i più importanti teatri del mondo, per le istituzioni musicali più prestigiose. Alcune tra le incisioni discografiche sono buoni indizi per tracciare il profilo dell'artista: nel 1991 ha inciso i valzer di Johann Strauss nelle trascrizioni virtuosistiche dei più famosi pianisti del passato e, recentemente, l'intero corpus dei Lieder di Schubert trascritti per pianoforte da Franz Liszt. Un pianista che ama far cantare il pianoforte come una voce umana e illuderci che una tastiera non imiti, ma sia un'intera orchestra. (g.n.)
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mercoledì 10 ottobre
Conservatorio ore 21
serie blu
Roberto Cappello pianoforte
Musiche di Verdi-Liszt