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La lotta romantica contro la materia e i suoi limiti si è svolta
su più fronti. Quella della trascrizione-elaborazione
è un mezzo marginale, ma significativo. L'intento è
quello di piegare grandi costruzioni teatrali e musicali sotto il
dominio di due sole mani, di dimostrare che la fantasia dell'artista
può sopperire alla povertà dei mezzi.
Il delirio di onnipotenza che il musicista ottocentesco accusa lo
porta a credere di tutto poter capire e tutto raccogliere. C'è
poi un aspetto più introspettivo: la sensibilità per
i moti del proprio spirito nell'artista ottocentesco si è notevolmente
acuita e la reazione interiore all'ascolto di un'opera altrui di grande
valore provoca uno scossone emotivo che, per attenuarsi, richiede
una nuova opera. Liszt si abbandona a reminiscenze della Norma
o di Boccanegra e a parafrasi di Ernani per questo e a causa del suo
amore per la cultura italiana, di cui Verdi è sommo mandatario.
Ma l'aspetto più rilevante dell'operazione, che segna il termine
della letteratura di imitazione, è che sotto la penna di Liszt
tutto diventa pianistico, l'idioma più estraneo si approssima
alla lingua della tastiera. Invero le elaborazioni di pezzi d'opera
nascevano anche da una forte esigenza commerciale: il borghese cercava
di offrire agli ospiti del suo salotto un po' di opera in miniatura
con l'aiuto del virtuoso di fiducia, come nel Settecento pre-rivoluzionario
i Kappelmeister costringevano sotto le regole della classicità
variazioni strumentali su arie celebri. Non poteva essere più
coerente con la natura dei brani il temperamento interpretativo di
Roberto Cappello, uno dei pochi pianisti italiani che ha
scelto di misurarsi in modo sistematico con le ardite pretese tecnico-musicali
di Franz Liszt. Il suo curriculum è quello tipico dei grandi
virtuosi: i primi studi musicali con il padre, l'esordio come
enfant prodige a soli sei anni presso la Konzerthaus di Vienna e poi
le affermazioni ai concorsi: il Città di Senigallia, il "Maria
Canals" di Barcellona, il Nazionale di Treviso fino alla consacrazione
definitiva, nel 1976, con il primo premio al Concorso Pianistico
Internazionale "Ferruccio Busoni" di Bolzano, che da
venticinque anni non veniva assegnato a un musicista italiano. Da
allora la brillante carriera internazionale presso i più importanti
teatri del mondo, per le istituzioni musicali più prestigiose.
Alcune tra le incisioni discografiche sono buoni indizi per tracciare
il profilo dell'artista: nel 1991 ha inciso i valzer di Johann Strauss
nelle trascrizioni virtuosistiche dei più famosi pianisti del
passato e, recentemente, l'intero corpus dei Lieder di Schubert trascritti
per pianoforte da Franz Liszt. Un pianista che ama far cantare il
pianoforte come una voce umana e illuderci che una tastiera non imiti,
ma sia un'intera orchestra. (g.n.)
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