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Non solo artisti e seduttori patteggiano col diavolo la propria anima,
ma tutti coloro che sono rapiti da una passione totalizzante, verso
la quale concentrano le proprie forze fisiche e intellettuali anche
a spregio delle regole invalse in società. L'uomo è
un equilibrio di sostanze e combinazioni possibili, non vive per uno
scopo esclusivo, ma per contribuire a sviluppare quella ragnatela
d'evoluzioni e involuzioni chiamate progresso. Del genere animale,
s'intende, non solo del singolo.
Solitamente i destini s'ispirano a scelte e comportamenti standard,
i cui pesi specifici oscillano continuamente in un continuo gioco
di compensazioni vicendevoli. Per un occidentale evoluto, un po'
di vita sentimentale, lavoro, un po' di passatempi, vacanze, sogni,
serenità, angosce, desideri
Guardando in retrospettiva
alla fine di una vita, quest'alchimia tra elementi si è mantenuta
in sostanziale equilibrio, caratterizzata da un colore, più
o meno scuro, dominante. Se un'idea forte s'impadronisce dell'uomo
fino a identificarsi con lui - "io" sono l'arte, "io"
sono la musica - il piatto sinistro della bilancia pesa notevolmente
di più e in modo permanente.
La dannazione in realtà si consuma nella vita e non oltre,
è nell'immanente che il gioco tra bene e male si radicalizza:
creatività, tensione verso l'assoluto da una parte, solitudine,
incomprensione, inettitudine ad amare la normalità dall'altra.
La consapevolezza di questo destino nell'artista romantico è
piena tanto da divenire essa stessa fonte d'ispirazione dell'opera.
La letteratura fa da battistrada, ma la musica sente di poter rappresentare,
nell'"esatta vaghezza" del suo idioma linguistico,
non solo questo combattimento estremo tra energia bianca e nerezza
ma soprattutto quel misterioso motore immobile che lo cagiona: la
"natura delle cose".
L'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai ha già presentato
al pubblico torinese nel corso della passata stagione il cimento di
Robert Schumann sul tema faustiano, l'esempio più alto
d'esercitazione letteraria in musica, sotto la direzione di Jeffrey
Tate; nel 2002-2003 proporrà un'edizione diretta da Yutaka
Sado della Damnation de Faust di Berlioz, tappa finale
di un originale processo d'avvicinamento all'opera del compositore
attraverso il mezzo sinfonico - per risposta al dramma musicale di
Wagner -, iniziato con la Sinfonia fantastica e proseguito con Romeo
e Giulietta.
Quest'anno in cartellone, quasi come contraltare al Mefistofele di
Boito appena messo in scena al Teatro Regio, è previsto il
Saggio in musica sul Faust più idealizzato e meno descrittivo,
quello di Franz Liszt, diretto da Ahronovich ed eseguito
la prima volta a Weimar il 5 settembre 1857, ma soggetto a ritocchi
fino al 1880. Era stato proprio Berlioz a far conoscere l'opera di
Goethe a Liszt, che ne interiorizzò più le figure dominanti
che le vicende. Ascoltando questo capolavoro diviso in tre tempi corrispondenti
ai tre personaggi principali del dramma - più il corale finale
- sembra di scorrere un trittico di ritratti ottocenteschi: soffermandosi
a lungo sullo sguardo aggrottato e profondo di Faust si coglie un
contrasto bruciante tra ansia da interrogativi irrisolti e brama di
fare, vitalismo esaltato e disillusione. L'incarnato di Margherita
è reso niveo da una visione incantata della vita, da una completa
disposizione all'amorosa donazione di sé; solo un leggero aggrottare
di ciglia nasconde il timore per il disincanto del mondo. Tra le piaghe
del viso di Mefistofele (quello di Faust deformato in un ghigno grottesco)
alberga la smania di possesso, la volontà di annichilire ogni
sostanza vivente, ma anche il presagio della sconfitta finale. Essendo
un'entità immateriale il demonio - esempio di genialità
teatrale - non canta con materiale musicale proprio, si limita a contaminare
quattro dei cinque motivi di Faust. Quanto alla forma della composizione,
sotto la superficie schiumosa di rifrangenze e increspature tematiche
proprie dello stile lisztiano giacciono tre relitti della classicità:
la forma-sonata, il Lied, il rondò. Per finire, come l'ultimo
Beethoven e il Mahler dell'Ottava, la voce umana suggella quest'opera
monumentale ricomponendo il dramma in un inno alla perfezione mistica,
eterea e celestiale.
Le meditazioni musicali sul Faust proseguono nel Novecento: se ne
contano almeno venticinque che, con modalità e risultati diversi,
toccano questo tema. C'è da credere che Daniele Spini,
il direttore artistico dell'OSN della Rai, non si accontenterà
dei grandi esempi appartenenti al grande repertorio ottocentesco,
ma oserà spulciare tra il nuovo alla ricerca di variazioni
o sfumature inedite sul tema.
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