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Quarant'anni, Yutaka Sado è nato a Tokyo e, dopo gli
studi musicali, ha cominciato la propria carriera come assistente
della principale compagnia d'opera giapponese. Nel 1987 ha studiato
negli Stati Uniti con Leonard Bernstein ed è poi diventato
assistente di Seiji Ozawa alla New Japan Philarmonic. Con questa
orchestra ha debuttato, a Tokyo, dirigendo un ciclo di sinfonie di
Haydn.
Nel 1988, dopo aver vinto il premio speciale Davidoff, è
stato assistente di Bernstein per una tournée europea e, coronando
un periodo di grande felicità artistica, l'anno successivo
ha cominciato la propria carriera internazionale vincendo il primo
Grand Prix al concorso di Besançon.
Dal 1990 Sado partecipa ogni estate al prestigioso Pacific Music
Festival di Sapporo, un appuntamento voluto da Bernstein e di
cui è direttore residente (insieme ai direttori artistici Charles
Dutoit e Christoph Eschenbach). Ancora nel nome di Bernstein, nel
1990 ha avuto il privilegio di partecipare al concerto eccezionale
in memoriam che si è tenuto alla Cattedrale di St-John-the
Divine di New York.
In questi ultimi anni Sado ha avuto occasione di dirigere molte delle
più grandi orchestre del mondo (da quella del Concertgebouw
di Amsterdam a quella di Santa Cecilia) ed è stato soprattutto
nominato direttore principale dell'orchestra dei Concerts Lamoureux
di Parigi, riuscendo a riportare all'antico splendore la formazione
che era stata il vanto di Igor Markevitch. Sembra che il segreto
della riuscita stia nel suo grande entusiasmo e nella capacità
di risvegliare ovunque il senso della "festa" musicale che
il suo maestro Bernstein gli ha lasciato in eredità.
In proposito gli è stato chiesto dalla rivista francese "Altamusica"
di provare a raccontare Bernstein in un solo ricordo. "Sceglierei
senza dubbio quello del nostro primo incontro a Tanglewood, che è
la residenza estiva dell'Orchestra Sinfonica di Boston, una sorta
di laboratorio musicale per giovani direttori senza esperienza che
si vedono lanciare sulla scena e confrontare con i grandi maestri
della bacchetta, in uno spirito di masterclass unico nel suo genere.
Lenny era un habitué del festival, dove si prodigava in consigli
stupefacenti: non gli interessava tanto trasmettere il gesto musicale,
che supponeva acquisito, quanto la cultura generale. Quando io salii
sul podio per la prima volta, mi fermò dopo pochi minuti e
mi fece alcune osservazioni. Davanti alla mia assenza di reazione
- io all'epoca non capivo una sola parola di inglese - Bernstein si
espresse con grande naturalezza in giapponese, e tenne a tutti gli
allievi presenti quel giorno una mini-conferenza sulle virtù
del teatro no e della danza kabuki. Soltanto Lenny era capace di una
tale dimostrazione spontanea".
A lui, che ha frequentato Bernstein durante gli ultimi anni della
sua vita, è stato anche chiesto di raccontare quale fosse lo
sguardo retrospettivo che il Maestro aveva sulla sua vita di musicista.
"Più che sulla sua carriera di direttore o di compositore
lo interessava riflettere sul suo apporto alla pedagogia musicale.
Mi parlava spesso delle trasmissioni che aveva registrato per la televisione
americana, quelle riprese celebri, destinate ai giovani. Per lui,
quella fu la sola vera soddisfazione della sua vita. Portare verso
la musica classica un nuovo pubblico, spiegare, semplificare, partecipare
a un processo di democratizzazione della musica utilizzando i concetti
pedagogici più adatti alla capacità di comprensione
dell'americano medio: era quella la sua vocazione". (n.c.)
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