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ottobre 2001
associazione lingotto musica
Essenziale Nagano
di Gianni Nuti

 

Nagano


Nagano

Maestro Nagano, "El Mundo" ha detto di lei "Le sue minime concessioni sentimentali lo rendono erede della grande tradizione di direttori come Toscanini e Szell": sono questi i predecessori ai quali si sente artisticamente più affine? Quali altri menzionerebbe?
"Questi nomi rappresentano alcuni tra i più grandi artisti europei che hanno contribuito a diffondere la tradizione musicale del vecchio continente negli Stati Uniti, gettando il seme della cultura artistica americana. Pierre Monteux fu importante perché diresse, per molti anni, la locale San Francisco Symphony Orchestra al tempo dei miei nonni e dei miei genitori; della generazione successiva mi sento in dovere di citare Leonard Bernstein non solo perché è stato il mio insegnante, ma soprattutto per il peso monumentale che la sua figura ha rappresentato per la musica statunitense".

L'essenzialità del suo gesto direttoriale è sottolineata dalla critica di tutto il mondo; forse che l'emozione è tanto più intensa quanto più passa attraverso strade di comunicazione ristrette?
"Un direttore deve anzitutto avere idee musicali apprezzabili e poi deve essere capace di trasmettere queste idee ai propri simili, nello specifico ai colleghi dell'orchestra. Senza il concorso di una tecnica brillante, puntuale e sintetica diventa un'operazione molto difficile far capire il proprio pensiero: la performance dell'intero gruppo risulterebbe confusa, l'esito artistico irreparabilmente compromesso. Lo stesso accade agli strumentisti: si possono coltivare grandi pensieri, ma senza sufficiente tecnica per narrarli, il gesto resta muto".

In che modo l'origine asiatica ha influenzato la sua visione della musica?
"La famiglia Nagano si è insediata in America oltre centoventi anni fa; io appartengo alla terza generazione che si è formata nel milieu culturale statunitense, pertanto mi considero a pieno titolo un'espressione dell'arte interpretativa occidentale".

Come ricorda, a distanza di quasi vent'anni, la sua esperienza con la musica di Frank Zappa a capo della London Symphony Orchestra?
"Frank Zappa, che ha influenzato molto la cultura popolare degli anni Sessanta, non ha mai nascosto il suo amore per la musica classica; l'operazione con la London Symphony Orchestra ha permesso di rendere pubblico questo sentimento e di promuoverlo presso i suoi innumerevoli ammiratori, anche quelli che non avevano mai coltivato questo genere musicale".
Ogni buona orchestra ha un suo carattere e un sound riconoscibile: vorrebbe definire con pochi aggettivi le caratteristiche salienti di alcune tra quelle che ha seguito a lungo come la Manchester's Halle Orchestra, l'Orchestra dell'Opera di Lione e soprattutto la Deutsches Symphonie-Orchester Berlin di cui lei è o è stato per anni direttore stabile?

"Premesso che ciascun musicista in forze nell'organico di un'orchestra possiede una personalità propria e proviene da una formazione e un itinerario scolastico diverso da quello dei colleghi, tuttavia le tre orchestre che lei ha citato sicuramente possiedono sound e caratteristiche di gruppo riconoscibili.
L'Orchestra dell'Opera di Lione si poteva considerare più una grande orchestra da camera piuttosto che una sinfonica e spiccava per la sua capacità di porgere frasi con grazia e condurre i movimenti con rapidità ed eleganza. Quando arrivai sul podio di Lione avevo meno di venticinque anni, una grande vitalità, ma anche un notevole margine di crescita personale. La Manchester's Halle Orchestra era la più antica formazione sinfonica inglese. Insediata nel Nord dell'Inghilterra accusava i limiti di un relativo isolamento, estranea alle influenze esterne come le istituzioni dei grandi centri metropolitani, ma proprio per questo si poteva fregiare di un sound antico e di un solido attaccamento alla tradizione stilistica e di repertorio. Infatti, di fronte alla musica d'autori inglesi quali Elgar o Vaughan Williams, questi musicisti erano capaci di creare un impasto timbrico e un fraseggio legati alle consuetudini del passato come nessun altro. Per altro verso la Deutsches Symphonie-Orchester Berlin è costituita da musicisti cresciuti e consacrati entro un contesto culturale radicato e fortemente connotato come quello tedesco. L'Orchestra ha sede in una città cosmopolita, uno dei centri propulsori del mondo occidentale, dove le risorse musicali sono enormi, l'informazione capillare, la ricerca scolastica e il livello interpretativo degli ensemble di caratura assoluta e storicamente consolidata. Grazie a questo, i musicisti vivono in un ambiente che sa raccogliere continui stimoli dal passato per rigenerarli e lanciarli verso il futuro, assicurando loro un'estrema flessibilità nell'affrontare i repertori più variegati e innovativi senza che venga meno la forza della tradizione. La profondità della preparazione, la dedizione, la notevole tecnica strumentale dell'intero gruppo riesce a creare, di ogni performance, un evento".

Quali progetti ha a cuore di realizzare a capo della Los Angeles Opera di cui è appena diventato direttore principale?
"La mia nomina a direttore principale si affianca a quella di Placido Domingo come direttore generale. Insieme stiamo cercando di progettare un teatro d'opera impegnato a disegnare il futuro della tradizione operistica rispettando i legami con il passato. Los Angeles ha una tradizione operistica relativamente giovane e molti lavori fondamentali del repertorio sono rimasti inesplorati. La nostra stagione di debutto punterà a rinforzare il repertorio tradizionale colmando vuoti inaccettabili (comprese alcune opere di Mozart o Wagner che sono state solo sporadicamente messe in scena nel passato), contestualmente provvederemo a commissionare numerose opere ai compositori più interessanti tra quelli delle nuove generazioni".

Boulez, Debussy, Messiaen sono solo alcuni dei musicisti francesi del Novecento che lei ha diretto e amato. Quali caratteri dominanti rendono riconoscibile e preziosa la cultura musicale francese del XX secolo?
"Se Debussy è ormai universalmente riconosciuto come pietra miliare del patrimonio artistico del XX secolo, le opere di Messiaen e Boulez, due figure gigantesche del panorama musicale, se non lo sono ancora diventeranno presto parte essenziale del repertorio".

Lei ha diretto importanti opere sacre del Novecento, come il Dialogo delle carmelitane di Poulenc e Saint François d'Assise di Messiaen. Come si è evoluto il rapporto tra i compositori e la musica d'ispirazione religiosa nel secolo appena trascorso? E come ha vissuto e interpretato queste opere?
"Il credo religioso ha esercitato un'influenza fondamentale lungo tutta storia musicale europea; ho letto le opere sacre del XX secolo come le letture poetiche più moderne di un sentimento antico e profondo quanto l'uomo".

Lei ha casa in alcune capitali europee oltre che a San Francisco: come concilia dentro di sé paesaggi umani e culturali differenti?
"La mia famiglia e io risiediamo periodicamente tra Parigi, San Francisco e Berlino; ci sentiamo realmente a casa in ciascuna delle tre città, di cui apprezziamo il particolare charme; amiamo seguirne i ritmi, godiamo della loro armonia".

Se la conosce a sufficienza, che immagine ha della città di Torino?
"Sfortunatamente ho visitato Torino una sola volta e assai brevemente per dirigere la Gustav Mahler Jugendorchester; mi è stato sufficiente per restare incantato di fronte a una sala da concerto [quella del Lingotto, ndr] straordinariamente bella".

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