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Maestro Nagano, "El Mundo" ha detto di lei "Le sue
minime concessioni sentimentali lo rendono erede della grande tradizione
di direttori come Toscanini e Szell": sono questi i predecessori
ai quali si sente artisticamente più affine? Quali altri menzionerebbe?
"Questi nomi rappresentano alcuni tra i più grandi artisti
europei che hanno contribuito a diffondere la tradizione musicale
del vecchio continente negli Stati Uniti, gettando il seme della cultura
artistica americana. Pierre Monteux fu importante perché diresse,
per molti anni, la locale San Francisco Symphony Orchestra al tempo
dei miei nonni e dei miei genitori; della generazione successiva mi
sento in dovere di citare Leonard Bernstein non solo perché
è stato il mio insegnante, ma soprattutto per il peso monumentale
che la sua figura ha rappresentato per la musica statunitense".
L'essenzialità
del suo gesto direttoriale è sottolineata dalla critica di
tutto il mondo; forse che l'emozione è tanto più intensa
quanto più passa attraverso strade di comunicazione ristrette?
"Un direttore deve anzitutto avere idee musicali apprezzabili
e poi deve essere capace di trasmettere queste idee ai propri simili,
nello specifico ai colleghi dell'orchestra. Senza il concorso di
una tecnica brillante, puntuale e sintetica diventa un'operazione
molto difficile far capire il proprio pensiero: la performance dell'intero
gruppo risulterebbe confusa, l'esito artistico irreparabilmente
compromesso. Lo stesso accade agli strumentisti: si possono coltivare
grandi pensieri, ma senza sufficiente tecnica per narrarli, il gesto
resta muto".
In
che modo l'origine asiatica ha influenzato la sua visione della
musica?
"La famiglia Nagano si è insediata in America oltre
centoventi anni fa; io appartengo alla terza generazione che si
è formata nel milieu culturale statunitense, pertanto mi
considero a pieno titolo un'espressione dell'arte interpretativa
occidentale".
Come
ricorda, a distanza di quasi vent'anni, la sua esperienza con la
musica di Frank Zappa a capo della London Symphony Orchestra?
"Frank Zappa, che ha influenzato molto la cultura popolare
degli anni Sessanta, non ha mai nascosto il suo amore per la musica
classica; l'operazione con la London Symphony Orchestra ha permesso
di rendere pubblico questo sentimento e di promuoverlo presso i
suoi innumerevoli ammiratori, anche quelli che non avevano mai coltivato
questo genere musicale".
Ogni buona orchestra ha un suo carattere e un sound riconoscibile:
vorrebbe definire con pochi aggettivi le caratteristiche salienti
di alcune tra quelle che ha seguito a lungo come la Manchester's
Halle Orchestra, l'Orchestra dell'Opera di Lione e soprattutto la
Deutsches Symphonie-Orchester Berlin di cui lei è o è
stato per anni direttore stabile?
"Premesso che ciascun musicista in forze nell'organico di un'orchestra
possiede una personalità propria e proviene da una formazione
e un itinerario scolastico diverso da quello dei colleghi, tuttavia
le tre orchestre che lei ha citato sicuramente possiedono sound
e caratteristiche di gruppo riconoscibili.
L'Orchestra dell'Opera di Lione si poteva considerare più
una grande orchestra da camera piuttosto che una sinfonica e spiccava
per la sua capacità di porgere frasi con grazia e condurre
i movimenti con rapidità ed eleganza. Quando arrivai sul
podio di Lione avevo meno di venticinque anni, una grande vitalità,
ma anche un notevole margine di crescita personale. La Manchester's
Halle Orchestra era la più antica formazione sinfonica
inglese. Insediata nel Nord dell'Inghilterra accusava i limiti di
un relativo isolamento, estranea alle influenze esterne come le
istituzioni dei grandi centri metropolitani, ma proprio per questo
si poteva fregiare di un sound antico e di un solido attaccamento
alla tradizione stilistica e di repertorio. Infatti, di fronte alla
musica d'autori inglesi quali Elgar o Vaughan Williams, questi musicisti
erano capaci di creare un impasto timbrico e un fraseggio legati
alle consuetudini del passato come nessun altro. Per altro verso
la Deutsches Symphonie-Orchester Berlin è costituita
da musicisti cresciuti e consacrati entro un contesto culturale
radicato e fortemente connotato come quello tedesco. L'Orchestra
ha sede in una città cosmopolita, uno dei centri propulsori
del mondo occidentale, dove le risorse musicali sono enormi, l'informazione
capillare, la ricerca scolastica e il livello interpretativo degli
ensemble di caratura assoluta e storicamente consolidata. Grazie
a questo, i musicisti vivono in un ambiente che sa raccogliere continui
stimoli dal passato per rigenerarli e lanciarli verso il futuro,
assicurando loro un'estrema flessibilità nell'affrontare
i repertori più variegati e innovativi senza che venga meno
la forza della tradizione. La profondità della preparazione,
la dedizione, la notevole tecnica strumentale dell'intero gruppo
riesce a creare, di ogni performance, un evento".
Quali
progetti ha a cuore di realizzare a capo della Los Angeles Opera
di cui è appena diventato direttore principale?
"La mia nomina a direttore principale si affianca a quella
di Placido Domingo come direttore generale. Insieme stiamo
cercando di progettare un teatro d'opera impegnato a disegnare il
futuro della tradizione operistica rispettando i legami con il passato.
Los Angeles ha una tradizione operistica relativamente giovane e
molti lavori fondamentali del repertorio sono rimasti inesplorati.
La nostra stagione di debutto punterà a rinforzare il repertorio
tradizionale colmando vuoti inaccettabili (comprese alcune opere
di Mozart o Wagner che sono state solo sporadicamente messe in scena
nel passato), contestualmente provvederemo a commissionare numerose
opere ai compositori più interessanti tra quelli delle nuove
generazioni".
Boulez,
Debussy, Messiaen sono solo alcuni dei musicisti francesi del Novecento
che lei ha diretto e amato. Quali caratteri dominanti rendono riconoscibile
e preziosa la cultura musicale francese del XX secolo?
"Se Debussy è ormai universalmente riconosciuto come
pietra miliare del patrimonio artistico del XX secolo, le opere
di Messiaen e Boulez, due figure gigantesche del panorama musicale,
se non lo sono ancora diventeranno presto parte essenziale del repertorio".
Lei
ha diretto importanti opere sacre del Novecento, come il Dialogo
delle carmelitane di Poulenc e Saint François d'Assise di
Messiaen. Come si è evoluto il rapporto tra i compositori
e la musica d'ispirazione religiosa nel secolo appena trascorso?
E come ha vissuto e interpretato queste opere?
"Il credo religioso ha esercitato un'influenza fondamentale
lungo tutta storia musicale europea; ho letto le opere sacre del
XX secolo come le letture poetiche più moderne di un sentimento
antico e profondo quanto l'uomo".
Lei
ha casa in alcune capitali europee oltre che a San Francisco: come
concilia dentro di sé paesaggi umani e culturali differenti?
"La mia famiglia e io risiediamo periodicamente tra Parigi,
San Francisco e Berlino; ci sentiamo realmente a casa in ciascuna
delle tre città, di cui apprezziamo il particolare charme;
amiamo seguirne i ritmi, godiamo della loro armonia".
Se
la conosce a sufficienza, che immagine ha della città di
Torino?
"Sfortunatamente ho visitato Torino una sola volta e assai
brevemente per dirigere la Gustav Mahler Jugendorchester;
mi è stato sufficiente per restare incantato di fronte a
una sala da concerto [quella del Lingotto, ndr] straordinariamente
bella".
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