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ottobre 2001
cartoline dal mondo
Paola Larini
a cura di Filippo Fonsatti



 

Cosa l'ha portata a Bruxelles?
"Dopo il diploma mi sono posta un obiettivo: perfezionarmi per intraprendere la carriera professionale. L'idea era quella di fermarmi un paio d'anni all'estero per poi fare ritorno in Italia, magari a Torino. Ho racimolato un po' di quattrini suonando per una stagione all'Hotel Hilton di Ankara, in Turchia, quindi sono stata ammessa al Conservatorio Reale Fiammingo di Bruxelles nella classe di Susanna Mildonian, forse la migliore docente del mio strumento, veneziana di origini armene, da tempo naturalizzata belga. Grazie anche al sostegno economico della De Sono - Associazione per la musica, al Conservatorio di Bruxelles ci sono rimasta cinque anni conseguendo il Prémier Prix e il Diploma Superiore. Quasi subito dopo il mio arrivo sono stata invitata a collaborare con vari gruppi da camera e formazioni orchestrali: il mio inserimento professionale è stato immediato, a differenza di tante mie compagne di Conservatorio che sono rimaste in Italia. Anche perché nei Conservatori belgi si insegna a stare in orchestra, cosa che in quelli italiani non avviene, e dunque si parte avvantaggiati".

Com'è la vita musicale in Belgio?
"Il paese è grande come Piemonte e Valle d'Aosta messi insieme, ma le orchestre professionali non si contano: ce n'è una ogni trenta chilometri. Ecco perché la vita del musicista free lance, come me, regala molte soddisfazioni. La vittoria ex aequo, nel 1994, del concorso di prima arpa all'Opera di Liegi (posto poi assegnato a una collega di nazionalità belga) mi ha spalancato le porte dei maggiori teatri e complessi: regolarmente vengo invitata dalla Filarmonica di Liegi, dall'Opera delle Fiandre con sede a Gand e ad Anversa, dall'Orchestra Nazionale Belga di Bruxelles, dall'Orchestra da camera di Vallonia, che è una delle migliori nel suo repertorio in Europa, con cui mi sono esibita anche in qualità di solista. Quasi tutte queste orchestre, infatti, non hanno un arpista in pianta stabile, e dunque il turn over è molto elevato. Ho la fortuna di potermi organizzare il tempo a mio piacimento, alternando periodi di lavoro con altri di studio e di svago. E naturalmente posso dedicarmi alla famiglia".
Quindi in Belgio ha messo radici?
"Proprio così: nel 1994, durante la produzione di un'opera contemporanea, ho conosciuto il violinista parigino Gilles Millet, membro del Quartetto Danel, che è diventato mio marito. Abbiamo un figlio che si chiama Raphaël e viviamo su una péniche, una chiatta lunga quaranta metri, su un canale fluviale nella campagna di Bruxelles. D'altronde è difficile, quasi impensabile, lasciare una città che offre un sacco di vantaggi: è nel cuore dell'Europa, al centro di un ottimo sistema di trasporti internazionali, equidistante da Londra, Parigi, Berlino e Amsterdam, che si raggiungono in fretta. Ed è una città tutt'altro che cara per quanto riguarda gli affitti, le utenze e i servizi. Per non dire, appunto, delle occasioni di lavoro".

Ma i musicisti lì da voi se la passano bene?
"Direi di sì. L'offerta di lavoro è molto articolata, non ci sono ambienti "chiusi", come capita spesso in Italia. E poi il governo belga prevede un sussidio di disoccupazione per i lavoratori dello spettacolo: quando ad esempio non sono sotto contratto con una istituzione musicale, ricevo comunque un assegno mensile che mi consente di continuare a studiare e mantenere un buon livello. Questa mi sembra vera civiltà!"

Cosa le manca dell'Italia e di Torino?
"Dell'Italia in generale mi mancano il clima, la lingua, il calore della gente. Di Torino la mia famiglia, che non vedo spessissimo, e i vecchi amici. Ma ormai il mio futuro è qui, e non prevedo di tornare".

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Nome Paola
Cognome Larini
Nata a Firenze
Il 10 ottobre 1968
Diploma in arpa nel 1989 al Conservatorio "G. Verdi" di Torino
Luogo di residenza Braine-le-Comte,
Bruxelles, Belgio