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Cosa l'ha portata a Bruxelles?
"Dopo il diploma mi sono posta un obiettivo: perfezionarmi per
intraprendere la carriera professionale. L'idea era quella di fermarmi
un paio d'anni all'estero per poi fare ritorno in Italia, magari a
Torino. Ho racimolato un po' di quattrini suonando per una stagione
all'Hotel Hilton di Ankara, in Turchia, quindi sono stata ammessa
al Conservatorio Reale Fiammingo di Bruxelles nella classe di Susanna
Mildonian, forse la migliore docente del mio strumento, veneziana
di origini armene, da tempo naturalizzata belga. Grazie anche al sostegno
economico della De Sono - Associazione per la musica, al Conservatorio
di Bruxelles ci sono rimasta cinque anni conseguendo il Prémier
Prix e il Diploma Superiore. Quasi subito dopo il mio arrivo sono
stata invitata a collaborare con vari gruppi da camera e formazioni
orchestrali: il mio inserimento professionale è stato immediato,
a differenza di tante mie compagne di Conservatorio che sono rimaste
in Italia. Anche perché nei Conservatori belgi si insegna a
stare in orchestra, cosa che in quelli italiani non avviene, e dunque
si parte avvantaggiati".
Com'è
la vita musicale in Belgio?
"Il paese è grande come Piemonte e Valle d'Aosta messi
insieme, ma le orchestre professionali non si contano: ce n'è
una ogni trenta chilometri. Ecco perché la vita del musicista
free lance, come me, regala molte soddisfazioni. La vittoria ex
aequo, nel 1994, del concorso di prima arpa all'Opera di Liegi (posto
poi assegnato a una collega di nazionalità belga) mi ha spalancato
le porte dei maggiori teatri e complessi: regolarmente vengo invitata
dalla Filarmonica di Liegi, dall'Opera delle Fiandre con sede a
Gand e ad Anversa, dall'Orchestra Nazionale Belga di Bruxelles,
dall'Orchestra da camera di Vallonia, che è una delle migliori
nel suo repertorio in Europa, con cui mi sono esibita anche in qualità
di solista. Quasi tutte queste orchestre, infatti, non hanno un
arpista in pianta stabile, e dunque il turn over è molto
elevato. Ho la fortuna di potermi organizzare il tempo a mio piacimento,
alternando periodi di lavoro con altri di studio e di svago. E
naturalmente posso dedicarmi alla famiglia".
Quindi in Belgio ha messo radici?
"Proprio così: nel 1994, durante la produzione di un'opera
contemporanea, ho conosciuto il violinista parigino Gilles Millet,
membro del Quartetto Danel, che è diventato mio marito. Abbiamo
un figlio che si chiama Raphaël e viviamo su una péniche,
una chiatta lunga quaranta metri, su un canale fluviale nella
campagna di Bruxelles. D'altronde è difficile, quasi impensabile,
lasciare una città che offre un sacco di vantaggi: è
nel cuore dell'Europa, al centro di un ottimo sistema di trasporti
internazionali, equidistante da Londra, Parigi, Berlino e Amsterdam,
che si raggiungono in fretta. Ed è una città tutt'altro
che cara per quanto riguarda gli affitti, le utenze e i servizi.
Per non dire, appunto, delle occasioni di lavoro".
Ma
i musicisti lì da voi se la passano bene?
"Direi di sì. L'offerta di lavoro è molto
articolata, non ci sono ambienti "chiusi", come capita
spesso in Italia. E poi il governo belga prevede un sussidio
di disoccupazione per i lavoratori dello spettacolo: quando ad esempio
non sono sotto contratto con una istituzione musicale, ricevo comunque
un assegno mensile che mi consente di continuare a studiare e mantenere
un buon livello. Questa mi sembra vera civiltà!"
Cosa
le manca dell'Italia e di Torino?
"Dell'Italia in generale mi mancano il clima, la lingua, il
calore della gente. Di Torino la mia famiglia, che non vedo spessissimo,
e i vecchi amici. Ma ormai il mio futuro è qui, e non prevedo
di tornare".
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