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Nell'opinione
corrente sulla musica più o meno a ragione definita "classica",
Beethoven è l'autore per antonomasia. È quasi
un luogo comune citare i suoi manoscritti pieni di correzioni e
cancellature, tracce appariscenti di quel percorso idealistico di
affermazione della volontà sulla materia su cui l'Ottocento
ha costruito il mito eroico della figura dell'artista. Quel che
rimane in ombra in questa lettura storicista, tutta sbilanciata
nel considerare importante solo l'idea musicale, è il punto
di partenza. Per musicisti come Beethoven il primo rapporto con
la creatività musicale è avvenuto con le mani sullo
strumento, attraverso l'abilità di improvvisare. La rigidità
del modello educativo ha atrofizzato via via negli allievi la facoltà
di esprimere liberamente la propria sensibilità, tanto che
oggi lo studente modello di Conservatorio si distingue dal fatto
di saper suonare solamente leggendo lo spartito. La cosa stupefacente
è che gli autori ritenuti esemplari per la cultura europea
(Bach, Mozart e Beethoven appunto) hanno senza eccezione
cominciato la loro carriera in tutt'altro modo. Beethoven, in particolare,
divenne un musicista di spicco nella Vienna dell'ultimo decennio
del Settecento grazie alle doti brillanti e imprevedibili d'improvvisatore.
I ritratti del primo Beethoven mostrano un giovanotto elegante,
vestito all'ultima moda, dallo sguardo ambizioso e un po' sfrontato.
Sono immagini corrispondenti alle testimonianze sul suo comportamento
in società, dove conquistava l'ammirazione dei presenti seduto
al pianoforte, duellando alla tastiera, non senza qualche arroganza,
con i migliori musicisti di Vienna e di passaggio.
Quando Beethoven entra in scena nella storia, il concerto per pianoforte
era ancora un genere ibrido, in cui l'improvvisazione manteneva
un ruolo importante. Era stato così anche per Mozart,
che in qualche passo scriveva soltanto le note fondamentali, riempiendo
le battute del solo al momento dell'esecuzione. I primi due Concerti
per pianoforte di Beethoven erano musiche di uso personale, custodite
gelosamente. La parte solistica doveva sembrare quasi un'improvvisazione,
nata sul momento. Questi pezzi erano un biglietto da visita per
Beethoven, da esibire in accademie pubbliche e in tour di concerti.
Se si comprende la natura di questo rapporto primigenio tra l'esperienza
e l'atto creativo, la drammaticità del percorso di Beethoven
acquista una grandezza meno incrostata di retorica e più
rispettosa del complesso rapporto tra opera e autore, che la nostra
moderna cultura continua a indagare, dal jazz alla musica informatica.
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