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aprile 2002

unione musicale

Uto esploratore, antropologo mancato
di Alberto Bosco


Uto Ughi

Sono ormai quasi trent'anni che Uto Ughi calca le scene musicali della nostra città, dando prova di una fedeltà e di una costanza davvero fuori dal comune. Il pubblico torinese, del resto, fa generosamente la sua parte per mantenere solido e vivo questo rapporto, tributandogli, a ogni occasione, successi che, per calore e affetto, vanno ben al di là della semplice ammirazione per il virtuoso. Eppure, come in tutte le relazioni che sembrano non avere più segreti, le sorprese sono sempre in agguato, così non si può fare a meno di sussultare leggendo sul sito ufficiale di Ughi (www.uto-ughi.it) questa curiosa dichiarazione: "Se non fossi diventato un violinista avrei fatto l'antropologo". Segue poi il racconto appassionante di una spedizione a bordo di piroga su e giù per il Rio delle Amazzoni, sfidando piranha e schivando frecce al curaro. La meta è una delle tante missioni cristiane, che cercano come meglio possono di riparare ai disastri secolari che l'uomo bianco ha combinato in quelle terre. Ci vuole un po' prima di riuscire a conciliare l'immagine del più aristocratico dei nostri violinisti, discendente diretto delle scuole più illustri e cariche di tradizione dell'Europa musicale (Parigi, Ginevra, Vienna), con l'immagine del musicista, che, sotto gli occhi incuriositi degli Indios, ogni mattina in riva al fiume sfodera il proprio strumento e si dedica con la naturalezza più disarmante al suo studio quotidiano (non però con lo Stradivari, rimasto nei caveaux di Manaus al riparo dall'umidità torrenziale dei tropici). Ma più si legge avanti, più viene fuori il nostro Uto, quello da sempre impegnato nella salvaguardia del patrimonio musicale italiano e in prima linea nel portare la musica classica ai giovani. E proprio lui: al momento di partire, non sa resistere alla tentazione e regala agli Indios un mangianastri, perché, diventati ormai, grazie al suo violino, amanti appassionati di Mozart, anche loro possano continuare ad ascoltarselo, da soli in mezzo alla foresta.

In duo con Uto Ughi, torna a Torino, dopo lungo tempo (sono più di dieci anni), Rudolf Buchbinder, sinonimo di una lunghissima carriera iniziata come bambino prodigio e proseguita nel nome della musica da camera e del repertorio classico e romantico per eccellenza. Carriera e repertorio sono due variabili in costante espansione per il pianista austriaco che si è poi esibito come solista con tutte le più prestigiose orchestre del mondo e che ha cominciato a esplorare con costanza e profondità anche la letteratura musicale dei nostri tempi. Ma è in ambito discografico che Buchbinder ha impresso una cifra indelebile nel suo percorso artistico: oltre cento incisioni, nella maggior parte dei casi dal vivo, che comprendono l'integrale pianistica di Haydn, l'integrale dei concerti per pianoforte e orchestra di Mozart e letrentadue sonate per pianoforte di Beethoven.

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lunedì 8 aprile
Auditorium del lingotto ore 21
serie blu, gialla, verde
Uto Ughi
violino
Rudolf Buchbinder
pianoforte
Musiche di Schubert, Beethoven, Brahms