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Sono
ormai quasi trent'anni che Uto Ughi calca le scene musicali
della nostra città, dando prova di una fedeltà e di
una costanza davvero fuori dal comune. Il pubblico torinese, del
resto, fa generosamente la sua parte per mantenere solido e vivo
questo rapporto, tributandogli, a ogni occasione, successi che,
per calore e affetto, vanno ben al di là della semplice ammirazione
per il virtuoso. Eppure, come in tutte le relazioni che sembrano
non avere più segreti, le sorprese sono sempre in agguato,
così non si può fare a meno di sussultare leggendo
sul sito ufficiale di Ughi (www.uto-ughi.it)
questa curiosa dichiarazione: "Se non fossi diventato un violinista
avrei fatto l'antropologo". Segue poi il racconto appassionante
di una spedizione a bordo di piroga su e giù per il Rio delle
Amazzoni, sfidando piranha e schivando frecce al curaro. La meta
è una delle tante missioni cristiane, che cercano come meglio
possono di riparare ai disastri secolari che l'uomo bianco ha combinato
in quelle terre. Ci vuole un po' prima di riuscire a conciliare
l'immagine del più aristocratico dei nostri violinisti, discendente
diretto delle scuole più illustri e cariche di tradizione
dell'Europa musicale (Parigi, Ginevra, Vienna), con l'immagine del
musicista, che, sotto gli occhi incuriositi degli Indios, ogni mattina
in riva al fiume sfodera il proprio strumento e si dedica con la
naturalezza più disarmante al suo studio quotidiano (non
però con lo Stradivari, rimasto nei caveaux di
Manaus al riparo dall'umidità torrenziale dei tropici).
Ma più si legge avanti, più viene fuori il nostro
Uto, quello da sempre impegnato nella salvaguardia del patrimonio
musicale italiano e in prima linea nel portare la musica classica
ai giovani. E proprio lui: al momento di partire, non sa resistere
alla tentazione e regala agli Indios un mangianastri, perché,
diventati ormai, grazie al suo violino, amanti appassionati di Mozart,
anche loro possano continuare ad ascoltarselo, da soli in mezzo
alla foresta.
| In
duo con Uto Ughi, torna a Torino, dopo lungo tempo
(sono più di dieci anni), Rudolf Buchbinder, sinonimo
di una lunghissima carriera iniziata come bambino prodigio
e proseguita nel nome della musica da camera e del repertorio
classico e romantico per eccellenza. Carriera e repertorio
sono due variabili in costante espansione per il pianista
austriaco che si è poi esibito come solista con
tutte le più prestigiose orchestre del mondo e
che ha cominciato a esplorare con costanza e profondità
anche la letteratura musicale dei nostri tempi. Ma è
in ambito discografico che Buchbinder ha impresso
una cifra indelebile nel suo percorso artistico: oltre
cento incisioni, nella maggior parte dei casi dal vivo,
che comprendono l'integrale pianistica di Haydn,
l'integrale dei concerti per pianoforte e orchestra di
Mozart e letrentadue sonate per pianoforte di Beethoven.
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IN MUSICA |
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Il
sito di Uto Ughi |
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Il
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Buchbinder |
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