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Maestro
Tate, qual è l'idea di arte che Wagner manifesta ne Die Meistersinger
von Nürnberg?
"L'opera I Maestri cantori rappresenta una sorprendente fusione
tra metodo di composizione classico e uso d'armonie rivoluzionarie:
sarebbe stata inconcepibile senza il Tristano, ma nello stesso tempo
indietreggia rispetto alla totale dissoluzione della tradizione,
che potrebbe essere implicita in un capolavoro della decadenza come
questo. Le innovazioni di Walther sono del tutto inscrivibili entro
le consacrate forme della grande tradizione tedesca, rappresentata
con prudenza da uno stupefacente dominio del contrappunto, che è
anche una delle virtù di questo lavoro compositivo.
Wagner dichiara, per voce di Sachs - il saggio cantore calzolaio
che impartisce la lezione a Walther -, che la rivoluzione non è
incompatibile con la forma, e questo dimostra quanto l'opera rappresenti
uno dei più grandi tributi alla cultura umanistica europea".
Quali
sono gli aspetti da valorizzare in un'opera come questa in forma
di concerto?
"Senza la distrazione dei ridondanti allestimenti tradizionali
e le possibili assurdità delle interpretazioni moderniste,
si può centrare l'attenzione tanto sulla magnificenza dell'impatto
orchestrale quanto sui cantanti, apprezzandone i forti contrasti
dinamici, i particolari del fraseggio, i rubati, i colori vocali,
ecc
".
Gli
abiti della comicità si addicono al compositore Wagner?
"Si può definire questa un'opera comica? Così
come lo è Figaro? Forse "dramma giocoso" è
il termine più adatto: l'opera tratta equamente problemi
sociali e umani con molta raffinatezza; solo gli eccessi di Beckmesser
scivolano verso una comicità grossolana e caricaturale. L'umano
reale è più spesso di natura ironica, piena di sfumature:
possiamo soltanto affermare che non si tratta di una tragedia, quantunque
persino ai toni tragici possano riferirsi alcune situazioni complesse
di Beckmesser e Sachs. Penso che il termine balzachiano "la
commedia umana" si presti di più a descrivere questo
miracolo artistico".
Quali
sono i personaggi dell'opera musicalmente meno riusciti, e quali
le pagine orchestrali più grandi?
"Meglio parlare dei meno complessi. Beckmesser nasconde un
problema, la sua musica risente costantemente dei pensieri cattivi
di Wagner, della sua immagine distorta: avvertiamo con chiarezza
che Beckmesser, così com'è ritratto, non potrebbe
mai essere un maestro e di questo dramma rappresenta il punto di
maggior debolezza. Walther è insieme giovane e nobile: le
sue canzoni sono gloriose ma non riusciamo realmente a conoscerlo.
Forse Wagner aveva un idealizzato autoritratto in mente: l'artista
rivoluzionario, bello, impetuoso, ricalcato con precisione sui difetti
del suo creatore. Ma il resto dei personaggi è delineato
così a tutto tondo da risultare, ciascuno di essi, inconfondibile.
Tra i tanti momenti memorabili i due dialoghi tra Sachs ed Eva (atto
II e atto III, scena prima) spiccano in particolare per finezza
e soavità da Wagner mai raggiunte altrove".
Chi
sono i bigotti della musica e chi i grandi innovatori dallo spirito
libero nel nostro tempo?
"Per segnalare gli innovatori sono forse la persona meno adatta;
i miei contatti con la nuova musica sono sporadici tanto che spesso
i "nuovi rivoluzionari" sono terrorizzati nel sentire
pronunciare il mio nome: ho diretto poche opere di un giovane compositore
britannico, Thomas Adés, che considero una voce originale
e latrice di autentiche emozioni. Quanto ai bigotti - sono sempre
tra di noi - sono burocrati amministratori, musicisti pedanti, critici
prevenuti, pubblici conservatori, sono parte della natura, ma preferisco
non dare loro una forma umana definita e riconoscibile". (g.n.)
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