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aprile 2002

orchestra sinfonica nazionale della rai

INTERVISTA - La commedia umana di Wagner


jeffrey Tate

 

Maestro Tate, qual è l'idea di arte che Wagner manifesta ne Die Meistersinger von Nürnberg?
"L'opera I Maestri cantori rappresenta una sorprendente fusione tra metodo di composizione classico e uso d'armonie rivoluzionarie: sarebbe stata inconcepibile senza il Tristano, ma nello stesso tempo indietreggia rispetto alla totale dissoluzione della tradizione, che potrebbe essere implicita in un capolavoro della decadenza come questo. Le innovazioni di Walther sono del tutto inscrivibili entro le consacrate forme della grande tradizione tedesca, rappresentata con prudenza da uno stupefacente dominio del contrappunto, che è anche una delle virtù di questo lavoro compositivo.
Wagner dichiara, per voce di Sachs - il saggio cantore calzolaio che impartisce la lezione a Walther -, che la rivoluzione non è incompatibile con la forma, e questo dimostra quanto l'opera rappresenti uno dei più grandi tributi alla cultura umanistica europea".

Quali sono gli aspetti da valorizzare in un'opera come questa in forma di concerto?
"Senza la distrazione dei ridondanti allestimenti tradizionali e le possibili assurdità delle interpretazioni moderniste, si può centrare l'attenzione tanto sulla magnificenza dell'impatto orchestrale quanto sui cantanti, apprezzandone i forti contrasti dinamici, i particolari del fraseggio, i rubati, i colori vocali, ecc…".

Gli abiti della comicità si addicono al compositore Wagner?
"Si può definire questa un'opera comica? Così come lo è Figaro? Forse "dramma giocoso" è il termine più adatto: l'opera tratta equamente problemi sociali e umani con molta raffinatezza; solo gli eccessi di Beckmesser scivolano verso una comicità grossolana e caricaturale. L'umano reale è più spesso di natura ironica, piena di sfumature: possiamo soltanto affermare che non si tratta di una tragedia, quantunque persino ai toni tragici possano riferirsi alcune situazioni complesse di Beckmesser e Sachs. Penso che il termine balzachiano "la commedia umana" si presti di più a descrivere questo miracolo artistico".

Quali sono i personaggi dell'opera musicalmente meno riusciti, e quali le pagine orchestrali più grandi?
"Meglio parlare dei meno complessi. Beckmesser nasconde un problema, la sua musica risente costantemente dei pensieri cattivi di Wagner, della sua immagine distorta: avvertiamo con chiarezza che Beckmesser, così com'è ritratto, non potrebbe mai essere un maestro e di questo dramma rappresenta il punto di maggior debolezza. Walther è insieme giovane e nobile: le sue canzoni sono gloriose ma non riusciamo realmente a conoscerlo. Forse Wagner aveva un idealizzato autoritratto in mente: l'artista rivoluzionario, bello, impetuoso, ricalcato con precisione sui difetti del suo creatore. Ma il resto dei personaggi è delineato così a tutto tondo da risultare, ciascuno di essi, inconfondibile. Tra i tanti momenti memorabili i due dialoghi tra Sachs ed Eva (atto II e atto III, scena prima) spiccano in particolare per finezza e soavità da Wagner mai raggiunte altrove".

Chi sono i bigotti della musica e chi i grandi innovatori dallo spirito libero nel nostro tempo?
"Per segnalare gli innovatori sono forse la persona meno adatta; i miei contatti con la nuova musica sono sporadici tanto che spesso i "nuovi rivoluzionari" sono terrorizzati nel sentire pronunciare il mio nome: ho diretto poche opere di un giovane compositore britannico, Thomas Adés, che considero una voce originale e latrice di autentiche emozioni. Quanto ai bigotti - sono sempre tra di noi - sono burocrati amministratori, musicisti pedanti, critici prevenuti, pubblici conservatori, sono parte della natura, ma preferisco non dare loro una forma umana definita e riconoscibile". (g.n.)

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