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aprile 2002

usi e abusi

La mano in posta
di Gianni Nuti


 

Un tempo non troppo lontano le Poste Italiane più che una rete di distribuzione dati erano il cilindro di un prestigiatore: quello che inserivi spariva, gli uffici fuligginosi e tristi rispecchiavano l'umore del personale abbruttito dalla routine, condannato a svolgere le stesse mansioni per decenni.
Poi una ventata di rinnovamento (e risanamento economico-finanziario) ha cambiato il volto della gloriosa istituzione: via le diligenze, tutti in auto o motorino, servizi bancari, logo e uffici di un vivace giallo-blu.
Naturalmente spot adeguati al nuovo corso e relativo jingle, tema d'aria celeberrimo, esempio mirabile di teatro in musica.
Il primo inciso di Là ci darem la mano dal Don Giovanni di Mozart, manipolato elettronicamente e accelerato, è la gaia formula magica che trasforma il cilindro-buco nero in una cornucopia di servizi, tutti celeri, prioritari, assicurati; i grigi impiegati di un tempo là ti accolgono efficienti per "dire sempre sì" a ogni richiesta d'investimento, sicuri di persuadere il cliente che "vorrebbe e non vorrebbe" prelevare la pensione dalla vecchia cassa di risparmio ("mi fa pietà…") per affidarla al banco-posta sotto casa.
Sappiamo come va a finire tra Don Giovanni e Zerlina: dietro parole amorose e promesse di legami imperituri si nasconde la brama di mangiare il prossimo e, una volta saziati, di sputarne gli ossicini ripuliti.
Speriamo che gli scopi delle nuove poste siano ispirati solo dal primo verso dell'aria mozartiana e che pertanto si limitino ad accompagnare per mano il cittadino verso un futuro più ricco di opportunità, senza aspirare a divorarne i beni.

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