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Un
tempo non troppo lontano le Poste Italiane più che una rete
di distribuzione dati erano il cilindro di un prestigiatore: quello
che inserivi spariva, gli uffici fuligginosi e tristi rispecchiavano
l'umore del personale abbruttito dalla routine, condannato a svolgere
le stesse mansioni per decenni.
Poi una ventata di rinnovamento (e risanamento economico-finanziario)
ha cambiato il volto della gloriosa istituzione: via le diligenze,
tutti in auto o motorino, servizi bancari, logo e uffici di un vivace
giallo-blu.
Naturalmente spot adeguati al nuovo corso e relativo jingle, tema
d'aria celeberrimo, esempio mirabile di teatro in musica.
Il primo inciso di Là ci darem la mano dal Don Giovanni
di Mozart, manipolato elettronicamente e accelerato, è
la gaia formula magica che trasforma il cilindro-buco nero in una
cornucopia di servizi, tutti celeri, prioritari, assicurati; i grigi
impiegati di un tempo là ti accolgono efficienti per "dire
sempre sì" a ogni richiesta d'investimento, sicuri di
persuadere il cliente che "vorrebbe e non vorrebbe" prelevare
la pensione dalla vecchia cassa di risparmio ("mi fa pietà
")
per affidarla al banco-posta sotto casa.
Sappiamo come va a finire tra Don Giovanni e Zerlina: dietro
parole amorose e promesse di legami imperituri si nasconde la brama
di mangiare il prossimo e, una volta saziati, di sputarne gli ossicini
ripuliti.
Speriamo che gli scopi delle nuove poste siano ispirati solo dal
primo verso dell'aria mozartiana e che pertanto si limitino ad accompagnare
per mano il cittadino verso un futuro più ricco di opportunità,
senza aspirare a divorarne i beni.
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IN MUSICA |
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Il
libretto del Don Giovanni di Mozart |
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La
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