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È
sulla scena da trent'anni. Già nel 1979 con le sue percussioni
presenta al pubblico il Dies Irae di Mozart e la Messa
da Requiem di Mozart. Intanto incide con Piazzolla e
lo accompagna in giro per il mondo, va in tournée con Severino
Gazzelloni, suona con Chet Baker e Tony Scott, compone
musica per film italiani, collabora con Pino Daniele e poi ancora
musica classica e jazz al San Carlo di Napoli. Nella sua
biografia si parla di concerti-incontro fra jazz e musica classica;
forse tutta la sua musica è un concerto-incontro, un dialogo
continuo tra generi e strumenti diversi, uno scambio tra personalità
che fanno musica e, perché no, spettacolo. Dal 1976 accompagna
gran parte dei musicisti americani in tournée in Italia,
e nel 1998 al Blue Note di New York gli assegnano il premio
alla carriera, come il più autorevole esponente della musica
jazz italiana nel mondo.
A Torino (lunedì 22 aprile, Teatro Alfieri, ore 21) arriva
con il flautista Roberto Fabbriciani, il pianista e compositore
Marco Vavolo e il contrabbassista Amerigo Bernardi.
Musicisti che arrivano dalla musica classica, e la conoscono a fondo:
Fabbriciani frequenta il Maggio Musicale Fiorentino e la Scala e
Bernardi suona nel gruppo barocco Modo Antiquo. Eseguiranno
Mancini (quello di Moon River e La pantera Rosa), Mozart,
e poi Ellingtoniana, una suite che si basa sulle più celebri
melodie di Duke Ellington. Per finire la Suite n. 1 di
Claude Bolling, che unisce con virtuosismo il barocco al jazz.
(s.n.)
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