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Il
casus belli è la doppietta della Settima di Mahler.
L'Orchestra Rai ha eseguito la sinfonia a marzo; Lingotto Musica
l'ha inserita in cartellone per maggio, con Abbado e i Berliner.
Poiché è una partitura complessa, che non è
facile mettere in piedi, capita raramente di ascoltarla; e allora
si è animata una discussione sul fatto che non si sia riusciti
a evitare il doppione proprio a Torino, città unica per la
presenza di un'associazione di coordinamento come Sistema Musica.
Sul tema è giunta in redazione un'accorata lettera di Sergio
Sablich, già direttore artistico dell'Orchestra Rai. Dice
tra l'altro: "La collaborazione è non soltanto la ragion
d'essere di Sistema Musica ma anche il modello da esportare in altre
città italiane. A me pare anzi che il confronto andrebbe
potenziato coinvolgendo anche altre istituzioni culturali, in primo
luogo teatrali, ed elaborando un progetto comune intorno a tematiche
e problematiche precise: un po' quello che hanno fatto Abbado a
Berlino e Sinopoli a Dresda. Insomma, deve esistere la ferma volontà
di scegliere, di mettersi in discussione, di ascoltare e se necessario
di accettare ciò che di buono e di creativo proviene dagli
altri e dal di fuori, con umiltà e intelligenza. [
]
Gli sforzi che la pubblicazione del mensile fa per tener vivo questo
progetto sono diffusi ed encomiabili, ma dovrebbero forse pungolare
di più a realizzare compiutamente, per riprendere la metafora
dell'editoriale di marzo, i rapporti tra i libri che si danno da
leggere e la biblioteca che ci sta attorno: magari anche con qualche
esposizione critica in più. La questione è troppo
importante per accontentarsi di farsi piacere ciò che abbiamo
e per trovare correlazioni più totemiche che sistemiche".
La questione è così importante che mi sembra utile
dibatterne apertamente: fino a che punto si deve spingere il
coordinamento fra istituzioni musicali?
Ci affascina pensare a un gigantesco cartellone di cartelloni, in
cui ogni concerto sia parte organica di un progetto generale, oppure
è più ricco un sistema in cui le singole parti hanno
maggiore autonomia di movimento? Che cosa è più culturalmente
formativo? Qual è il modo migliore per godere della musica?
Personalmente ritengo la "doppietta Mahler" una ricchezza
per la città, non una sovrapposizione: le occasioni di confronto
sono sempre uno stimolo per il cervello. E penso anche che, grazie
all'autonomia che i soci di Sistema Musica hanno voluto concedere
alla redazione di questo mensile, il gioco a trovare relazioni e
rimandi nella programmazione esistente stia diventando un contraltare
interessante al lavoro di costruzioni dei diversi cartelloni: i
direttori artistici programmano le loro stagioni, magari scambiandosi
idee, magari no; questo mensile innesta su di esse una propria riflessione,
del tutto indipendente, così come fa un turista quando, arrivato
in una città sconosciuta, mette insieme le informazioni a
disposizione e poi costruisce il proprio itinerario di visita.
Mi sembra, insomma, che la forza di un giornale come questo stia
proprio qui: nel dare spazio a "progetti comuni intorno a tematiche
precise", quando ci sono; nel progettare itinerari fra l'esistente
quando questi progetti, come è fisiologico che sia, non esistono.
Che cosa ne pensate?
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anno IV n. 4
aprile 2002
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