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aprile 2002
Editoriale
Fare i turisti tra i cartelloni
di Nicola Campogrande


Foto di Philippe Herreweghe

Il casus belli è la doppietta della Settima di Mahler.
L'Orchestra Rai ha eseguito la sinfonia a marzo; Lingotto Musica l'ha inserita in cartellone per maggio, con Abbado e i Berliner. Poiché è una partitura complessa, che non è facile mettere in piedi, capita raramente di ascoltarla; e allora si è animata una discussione sul fatto che non si sia riusciti a evitare il doppione proprio a Torino, città unica per la presenza di un'associazione di coordinamento come Sistema Musica.
Sul tema è giunta in redazione un'accorata lettera di Sergio Sablich, già direttore artistico dell'Orchestra Rai. Dice tra l'altro: "La collaborazione è non soltanto la ragion d'essere di Sistema Musica ma anche il modello da esportare in altre città italiane. A me pare anzi che il confronto andrebbe potenziato coinvolgendo anche altre istituzioni culturali, in primo luogo teatrali, ed elaborando un progetto comune intorno a tematiche e problematiche precise: un po' quello che hanno fatto Abbado a Berlino e Sinopoli a Dresda. Insomma, deve esistere la ferma volontà di scegliere, di mettersi in discussione, di ascoltare e se necessario di accettare ciò che di buono e di creativo proviene dagli altri e dal di fuori, con umiltà e intelligenza. […]
Gli sforzi che la pubblicazione del mensile fa per tener vivo questo progetto sono diffusi ed encomiabili, ma dovrebbero forse pungolare di più a realizzare compiutamente, per riprendere la metafora dell'editoriale di marzo, i rapporti tra i libri che si danno da leggere e la biblioteca che ci sta attorno: magari anche con qualche esposizione critica in più. La questione è troppo importante per accontentarsi di farsi piacere ciò che abbiamo e per trovare correlazioni più totemiche che sistemiche".
La questione è così importante che mi sembra utile dibatterne apertamente: fino a che punto si deve spingere il coordinamento fra istituzioni musicali?
Ci affascina pensare a un gigantesco cartellone di cartelloni, in cui ogni concerto sia parte organica di un progetto generale, oppure è più ricco un sistema in cui le singole parti hanno maggiore autonomia di movimento? Che cosa è più culturalmente formativo? Qual è il modo migliore per godere della musica? Personalmente ritengo la "doppietta Mahler" una ricchezza per la città, non una sovrapposizione: le occasioni di confronto sono sempre uno stimolo per il cervello. E penso anche che, grazie all'autonomia che i soci di Sistema Musica hanno voluto concedere alla redazione di questo mensile, il gioco a trovare relazioni e rimandi nella programmazione esistente stia diventando un contraltare interessante al lavoro di costruzioni dei diversi cartelloni: i direttori artistici programmano le loro stagioni, magari scambiandosi idee, magari no; questo mensile innesta su di esse una propria riflessione, del tutto indipendente, così come fa un turista quando, arrivato in una città sconosciuta, mette insieme le informazioni a disposizione e poi costruisce il proprio itinerario di visita.
Mi sembra, insomma, che la forza di un giornale come questo stia proprio qui: nel dare spazio a "progetti comuni intorno a tematiche precise", quando ci sono; nel progettare itinerari fra l'esistente quando questi progetti, come è fisiologico che sia, non esistono.
Che cosa ne pensate?

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aprile 2002

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