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Una
riflessione, a proposito della danza a Torino, conduce immediatamente
a due osservazioni preliminari. In primo luogo è importante
confermare quella vocazione alla contemporaneità che caratterizza
Torino sul piano culturale; e la danza, nel panorama internazionale,
è sicuramente una delle discipline intorno alle quali si
concentra l'attenzione: vero snodo di sperimentazioni sui linguaggi
e incontro d'artisti di ambiti differenti. Il secondo punto di partenza
è l'analisi della situazione torinese: uno scacchiere sul
quale il segno lasciato da manifestazioni importanti come il Festival
TorinoDanza è più forte a livello di memoria dello
spettatore che non di crescita complessiva di una cultura "diffusa"
di danza. La nostra è una città che affolla le recite
del Bolshoj e sancisce il successo di Mikhail Baryshnikov, ma non
è riuscita a trasformare programmazioni di elevato interesse
in un sistema della danza. La stagione del Laboratorio del Piccolo
Regio e le programmazioni di Big, oltre a varie altre iniziative,
hanno portato a Torino artisti e spettacoli importanti. Ma il segno
che può lasciare la danza contemporanea in una città
come Torino deve essere più forte; è necessario avere
il coraggio di una programmazione che superi la dimensione del festival
e permetta di percepire la "stabilità" di un progetto,
la sua capacità di raccordare energie e iniziative diverse.
Nel nostro paese mancano i centri coreografici, l'equivalente per
la danza dei teatri stabili: ed è una lacuna che a livello
locale non si può colmare, se non tentando di dare alle programmazioni
un carattere "strutturale", e non episodico. Infatti,
il nostro desiderio non può che essere quello di aiutare
una crescita del tessuto artistico torinese, nella speranza che
entro qualche stagione si possa constatare una maturazione, paragonabile
a quella di altri ambiti artistici. Con questo intendimento riteniamo
di avviare anche un'attività formativa di livello nazionale,
coinvolgendo importanti coreografi, e dando un ruolo preciso all'Università,
per raccordare didattica teorica e tecnica. Queste sono le problematiche
proposte a un consulente che abbiamo scelto "esterno",
rispetto alla realtà torinese. Il risultato è un progetto
che ha come primo obiettivo la creazione di un "sistema"
che integri iniziative e artisti torinesi, sviluppi una ricerca
libera su tendenze e stili della danza contemporanea, ma sappia
anche "attraversare la strada" - come scrive Gigi Cristoforetti
- a tutti i pubblici di questa città, al di fuori delle nicchie
della danza. Un progetto complesso, i cui risultati si vedranno
progressivamente, per il quale l'Amministrazione non poteva che
richiedere una partnership importante al Teatro Regio. Al Regio
si devono edizioni memorabili di TorinoDanza, ma anche un'attenzione
costante per la coreografia d'autore nella programmazione del Piccolo,
curata con intelligenza da Filippo Fonsatti, con la collaborazione
di Tiziana Tosco. La convinta adesione che hanno offerto sovrintendente
e direttore artistico testimonia ancora una volta la capacità
del Regio di porsi come cuore pulsante di una "città
della cultura", che ha bisogno delle competenze di questo Teatro,
anche oltre gli stretti ambiti disciplinari per i quali è
principalmente vocato. Del resto, è proprio nello spirito
del progetto l'apertura di forti linee di collaborazione tra interlocutori
diversi: oggi la danza non si ferma sul palcoscenico, cerca spazi
e linguaggi sempre differenti. Non è un caso che la "presentazione"
del progetto, nel dicembre del 2002, sia sulla piazza, per strada.
Solo un inizio, segnato dal desiderio di rivolgersi a tutta la città,
ma anche un segno preciso. Il progetto sulla danza toccherà
ambiti diversi, trovando complicità e pubblici sempre differenti;
teatri e musei, gallerie e locali, artisti nazionali e internazionali
incroceranno il proprio percorso. Inizia dunque un'attività
che non vuole "sovrapporsi" a quanto già avviene
a Torino, ma stimolare l'articolato settore della danza, e nutrirsi
della collaborazione di una città vivissima a livello artistico,
teatrale e musicale. Lontano dagli steccati tra discipline, artisti
e pubblici, nel segno di un multiculturalismo, di un métissage,
che è caratteristica della danza e metafora di una complessità
ormai evidente a ogni livello.
Fiorenzo
Alfieri
Assessore alle Risorse e allo Sviluppo della Cultura - Città
di Torino
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