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dicembre 2002

gli argomenti del mese

Il rilancio della danza




Una riflessione, a proposito della danza a Torino, conduce immediatamente a due osservazioni preliminari. In primo luogo è importante confermare quella vocazione alla contemporaneità che caratterizza Torino sul piano culturale; e la danza, nel panorama internazionale, è sicuramente una delle discipline intorno alle quali si concentra l'attenzione: vero snodo di sperimentazioni sui linguaggi e incontro d'artisti di ambiti differenti. Il secondo punto di partenza è l'analisi della situazione torinese: uno scacchiere sul quale il segno lasciato da manifestazioni importanti come il Festival TorinoDanza è più forte a livello di memoria dello spettatore che non di crescita complessiva di una cultura "diffusa" di danza. La nostra è una città che affolla le recite del Bolshoj e sancisce il successo di Mikhail Baryshnikov, ma non è riuscita a trasformare programmazioni di elevato interesse in un sistema della danza. La stagione del Laboratorio del Piccolo Regio e le programmazioni di Big, oltre a varie altre iniziative, hanno portato a Torino artisti e spettacoli importanti. Ma il segno che può lasciare la danza contemporanea in una città come Torino deve essere più forte; è necessario avere il coraggio di una programmazione che superi la dimensione del festival e permetta di percepire la "stabilità" di un progetto, la sua capacità di raccordare energie e iniziative diverse. Nel nostro paese mancano i centri coreografici, l'equivalente per la danza dei teatri stabili: ed è una lacuna che a livello locale non si può colmare, se non tentando di dare alle programmazioni un carattere "strutturale", e non episodico. Infatti, il nostro desiderio non può che essere quello di aiutare una crescita del tessuto artistico torinese, nella speranza che entro qualche stagione si possa constatare una maturazione, paragonabile a quella di altri ambiti artistici. Con questo intendimento riteniamo di avviare anche un'attività formativa di livello nazionale, coinvolgendo importanti coreografi, e dando un ruolo preciso all'Università, per raccordare didattica teorica e tecnica. Queste sono le problematiche proposte a un consulente che abbiamo scelto "esterno", rispetto alla realtà torinese. Il risultato è un progetto che ha come primo obiettivo la creazione di un "sistema" che integri iniziative e artisti torinesi, sviluppi una ricerca libera su tendenze e stili della danza contemporanea, ma sappia anche "attraversare la strada" - come scrive Gigi Cristoforetti - a tutti i pubblici di questa città, al di fuori delle nicchie della danza. Un progetto complesso, i cui risultati si vedranno progressivamente, per il quale l'Amministrazione non poteva che richiedere una partnership importante al Teatro Regio. Al Regio si devono edizioni memorabili di TorinoDanza, ma anche un'attenzione costante per la coreografia d'autore nella programmazione del Piccolo, curata con intelligenza da Filippo Fonsatti, con la collaborazione di Tiziana Tosco. La convinta adesione che hanno offerto sovrintendente e direttore artistico testimonia ancora una volta la capacità del Regio di porsi come cuore pulsante di una "città della cultura", che ha bisogno delle competenze di questo Teatro, anche oltre gli stretti ambiti disciplinari per i quali è principalmente vocato. Del resto, è proprio nello spirito del progetto l'apertura di forti linee di collaborazione tra interlocutori diversi: oggi la danza non si ferma sul palcoscenico, cerca spazi e linguaggi sempre differenti. Non è un caso che la "presentazione" del progetto, nel dicembre del 2002, sia sulla piazza, per strada. Solo un inizio, segnato dal desiderio di rivolgersi a tutta la città, ma anche un segno preciso. Il progetto sulla danza toccherà ambiti diversi, trovando complicità e pubblici sempre differenti; teatri e musei, gallerie e locali, artisti nazionali e internazionali incroceranno il proprio percorso. Inizia dunque un'attività che non vuole "sovrapporsi" a quanto già avviene a Torino, ma stimolare l'articolato settore della danza, e nutrirsi della collaborazione di una città vivissima a livello artistico, teatrale e musicale. Lontano dagli steccati tra discipline, artisti e pubblici, nel segno di un multiculturalismo, di un métissage, che è caratteristica della danza e metafora di una complessità ormai evidente a ogni livello.

Fiorenzo Alfieri
Assessore alle Risorse e allo Sviluppo della Cultura - Città di Torino

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