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Molte
musiche si fissano nella memoria assieme ai musicisti che ce le
hanno fatte sentire per primi, e ogni volta che si riascoltano ecco
che quei musicisti, anche se lontani, ci tornano davanti come vive
e care presenze; per questo motivo non riusciamo a mettere bene
a fuoco lo spazio di trent'anni che ci separa dalla scomparsa dei
Solisti di Torino, il 4 novembre 1972: in realtà, Lodovico
Lessona, Luciano Moffa, Umberto Egaddi, Roberto Forte, ciascuno
per sé e tutti insieme, hanno continuato a riempire quello
spazio che detto così - "trent'anni" - suona invalicabile.
Una distanza, guardando con più distacco, tuttavia molto
grande e segnata da profondi cambiamenti; basti dire che nel 1972
Torino non aveva ancora il nuovo Teatro Regio e ancora non esisteva
Settembre Musica, con la capillare mobilitazione di forze musicali
ideata da Giorgio Balmas; soprattutto la musica cosiddetta classica
non era stata ancora identificata come oggetto di mercato: operazione
che potrà avere i suoi pericoli, ma intanto aveva il vantaggio
di moltiplicare le occasioni di fare e ascoltare musica vicino alla
porta di casa. Queste occasioni di suonare e partecipare agli altri
la loro gioia, I Solisti di Torino avevano dovuto andare a cercarsele
da soli. Il motore era stato Lodovico Lessona, un uomo che alla
musica e alla vita ha dato l'incalcolabile contributo dell'intelligenza
e della gentilezza d'animo; la sua carriera di pianista solista
non bastava a soddisfare tutta la sua passione musicale; né
poteva bastargli l'attività in duo, troppo limitata per gli
impegni concomitanti, con musicisti eminenti come Salvatore Accardo
o Libero Lana; gli ci voleva un gruppo più suo, nel quale
la disciplina quotidiana si sposasse con la comunanza delle radici;
e trovò allo scopo un compagno prezioso in Luciano Moffa,
musicista di vaste aperture, viola dell'Orchestra Sinfonica della
Rai di Torino (dove era entrato giovanissimo nel 1942), collaboratore
del Quartetto Végh nelle apparizioni torinesi dell'illustre
complesso, colonna del Circolo Toscanini, prontissimo nell'individuare
e incoraggiare i giovani talenti.
In anni in cui la seriosità era di rito, Lessona e Moffa
proposero con sorridente provocazione il titolo di Rendez-vous per
una serie di incontri musicali a Courmayeur nell'agosto 1968; lassù,
con un programma tutto mozartiano, I Solisti di Torino tennero il
primo concerto, costituiti nella loro formazione stabile con il
giovane violinista Pasquale Pellegrino e con Umberto Egaddi, primo
violoncello dell'Orchestra torinese della Rai, già attivo
nel repertorio per trio d'archi, musicista di natura estroversa,
spavaldo e comunicativo. Per ultimo si era aggiunto Roberto Forte,
il ventenne del gruppo, che sostituì Pellegrino in servizio
di leva e si legò con gli altri fino all'ultimo: precoce
per naturalezza e dominio tecnico, insegnava già al Conservatorio
di Parma e faceva parte dei Virtuosi di Roma. Caratteristica unica
del gruppo torinese, nel giro di quattro anni invitato a suonare
in tutto il mondo, era quello di ampliarsi o restringersi per rispondere
all'infinita varietà della musica da camera; ci sono musiche
bellissime che per la rarità dei raggruppamenti necessari
a realizzarle non si ascoltano mai: da questa convinzione partivano
I Solisti di Torino per le loro esplorazioni in ogni tipo di repertorio,
coinvolgendo una quantità di musicisti, fra cui ricordiamo
Franca Lessona (in duo pianistico col marito), le voci di Alide
Maria Salvetta, Elio Battaglia e Claudio Desderi, Luigi Milani (contrabbasso),
Pietro Moretti (violino), Maurizio Remmert (chitarra), Edgardo Garnero
(clarinetto); oltre ai compositori che scrissero apposta per loro,
da Luciano Berio ad Azio Corghi, da Giorgio Ferrari a Carlo Mosso.
I Solisti di Torino hanno lasciato una educazione musicale diversa
da quella che hanno trovato al principio della loro carriera: se
oggi nessun pubblico considera "superiore" un concerto
solistico a uno di trio o quartetto, riconosciamo loro una buona
parte del merito in questo progresso; e Torino negli ultimi decenni
ha visto nascere nel seno della sua scuola e svilupparsi a fama
internazionale un buon numero di complessi cameristici; i semi gettati
dai Solisti di Torino hanno dato frutto, e la constatazione valga
a mitigare il rimpianto in chi li ha conosciuti di persona.
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| CALENDARIO
SETTIMANALE |
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1
/7 dicembre |
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8/14
dicembre |
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15
/31 dicembre |
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