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dicembre 2002

gli argomenti del mese

I Solisti di Torino, trent'anni dopo
di Giorgio Pestelli


I solisti di Torino

Molte musiche si fissano nella memoria assieme ai musicisti che ce le hanno fatte sentire per primi, e ogni volta che si riascoltano ecco che quei musicisti, anche se lontani, ci tornano davanti come vive e care presenze; per questo motivo non riusciamo a mettere bene a fuoco lo spazio di trent'anni che ci separa dalla scomparsa dei Solisti di Torino, il 4 novembre 1972: in realtà, Lodovico Lessona, Luciano Moffa, Umberto Egaddi, Roberto Forte, ciascuno per sé e tutti insieme, hanno continuato a riempire quello spazio che detto così - "trent'anni" - suona invalicabile.
Una distanza, guardando con più distacco, tuttavia molto grande e segnata da profondi cambiamenti; basti dire che nel 1972 Torino non aveva ancora il nuovo Teatro Regio e ancora non esisteva Settembre Musica, con la capillare mobilitazione di forze musicali ideata da Giorgio Balmas; soprattutto la musica cosiddetta classica non era stata ancora identificata come oggetto di mercato: operazione che potrà avere i suoi pericoli, ma intanto aveva il vantaggio di moltiplicare le occasioni di fare e ascoltare musica vicino alla porta di casa. Queste occasioni di suonare e partecipare agli altri la loro gioia, I Solisti di Torino avevano dovuto andare a cercarsele da soli. Il motore era stato Lodovico Lessona, un uomo che alla musica e alla vita ha dato l'incalcolabile contributo dell'intelligenza e della gentilezza d'animo; la sua carriera di pianista solista non bastava a soddisfare tutta la sua passione musicale; né poteva bastargli l'attività in duo, troppo limitata per gli impegni concomitanti, con musicisti eminenti come Salvatore Accardo o Libero Lana; gli ci voleva un gruppo più suo, nel quale la disciplina quotidiana si sposasse con la comunanza delle radici; e trovò allo scopo un compagno prezioso in Luciano Moffa, musicista di vaste aperture, viola dell'Orchestra Sinfonica della Rai di Torino (dove era entrato giovanissimo nel 1942), collaboratore del Quartetto Végh nelle apparizioni torinesi dell'illustre complesso, colonna del Circolo Toscanini, prontissimo nell'individuare e incoraggiare i giovani talenti.
In anni in cui la seriosità era di rito, Lessona e Moffa proposero con sorridente provocazione il titolo di Rendez-vous per una serie di incontri musicali a Courmayeur nell'agosto 1968; lassù, con un programma tutto mozartiano, I Solisti di Torino tennero il primo concerto, costituiti nella loro formazione stabile con il giovane violinista Pasquale Pellegrino e con Umberto Egaddi, primo violoncello dell'Orchestra torinese della Rai, già attivo nel repertorio per trio d'archi, musicista di natura estroversa, spavaldo e comunicativo. Per ultimo si era aggiunto Roberto Forte, il ventenne del gruppo, che sostituì Pellegrino in servizio di leva e si legò con gli altri fino all'ultimo: precoce per naturalezza e dominio tecnico, insegnava già al Conservatorio di Parma e faceva parte dei Virtuosi di Roma. Caratteristica unica del gruppo torinese, nel giro di quattro anni invitato a suonare in tutto il mondo, era quello di ampliarsi o restringersi per rispondere all'infinita varietà della musica da camera; ci sono musiche bellissime che per la rarità dei raggruppamenti necessari a realizzarle non si ascoltano mai: da questa convinzione partivano I Solisti di Torino per le loro esplorazioni in ogni tipo di repertorio, coinvolgendo una quantità di musicisti, fra cui ricordiamo Franca Lessona (in duo pianistico col marito), le voci di Alide Maria Salvetta, Elio Battaglia e Claudio Desderi, Luigi Milani (contrabbasso), Pietro Moretti (violino), Maurizio Remmert (chitarra), Edgardo Garnero (clarinetto); oltre ai compositori che scrissero apposta per loro, da Luciano Berio ad Azio Corghi, da Giorgio Ferrari a Carlo Mosso.
I Solisti di Torino hanno lasciato una educazione musicale diversa da quella che hanno trovato al principio della loro carriera: se oggi nessun pubblico considera "superiore" un concerto solistico a uno di trio o quartetto, riconosciamo loro una buona parte del merito in questo progresso; e Torino negli ultimi decenni ha visto nascere nel seno della sua scuola e svilupparsi a fama internazionale un buon numero di complessi cameristici; i semi gettati dai Solisti di Torino hanno dato frutto, e la constatazione valga a mitigare il rimpianto in chi li ha conosciuti di persona.

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