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dicembre 2002

gli argomenti del mese

Storia e modernità
di Giorgio Pugliaro*


Salvatore Sciarrino

Uno dei problemi principali della musica contemporanea è riuscire ad assicurare alle opere nuove non la prima esecuzione ma la seconda (terza, quarta … nsima).
La coordinata principale secondo la quale, da un punto di vista pratico, si sono sviluppate le composizioni dalla Nuova Avanguardia in avanti ha comportato l'adozione di organici inusuali, sostanzialmente ad hoc, generando formazioni strumentali costituite con meccanismo associativo per l'occasione.
Uno degli ausili fondamentali di cui il pubblico manifesta maggiormente l'esigenza, di fronte a un'opera nuova, per poter garantire un grado minimo di accettazione (se non di condivisione o addirittura entusiasmo) è di poter rintracciare un filo storico che, anche per opposizione, permetta di collocare nel tempo e nell'estetica il nuovo che si ha di fronte.
Poiché l'Unione Musicale è un'istituzione che pone per vocazione la musica da camera al centro della propria attività, le tre considerazioni di cui sopra sono alla base delle varie commissioni o presentazioni di opere nuove che caratterizzano in particolare la stagione concertistica 2002-2003.
Nel caso dell'opera di Salvatore Sciarrino, insieme all'affettuoso omaggio a uno dei nostri compositori più noti e celebrati internazionalmente, si è unita l'iniziativa del Cidim di promuovere la formazione di un sestetto d'archi costituito da giovani: l'Unione Musicale si è dunque unita al Cidim e ad altre istituzioni concertistiche italiane per commissionare a Salvatore Sciarrino una pagina per sestetto d'archi che potesse servire al neonato complesso, il Sestetto Boccherini, come biglietto da visita nella contemporaneità (e, come corollario, di assicurare all'opera nuova un buon numero iniziale di esecuzioni).
Più avanti nella stagione, il 19 febbraio 2003, il Quartetto Smith presenterà una nuova composizione che abbiamo richiesto a Carlo Boccadoro per quartetto d'archi: vista la prospettiva aperta delle scelte stilistiche di Boccadoro, il suo incontro con la più blasonata tra le formazioni cameristiche sarà certamente interessante e stimolante.
Nel prossimo futuro vorremmo proseguire con le altre formazioni consuete (duo, trio), consapevoli della implicita costrizione che imponiamo agli autori nel confrontarsi con organici che potrebbero aver esaurito o esaurire la propria spinta storica interna, ma anche della necessità di percorrere un cammino che ci aiuti a coniugare la storia con la modernità.

* direttore artistico
dell'Unione Musicale

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