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"La
cosa più divertente è poter aprire i propri orizzonti
e poter vedere altre interpretazioni, altre idee. Vedere queste
musiche sotto una luce nuova, non arenarsi su versioni standardizzate:
è la cosa che più mi interessa". Con un pizzico
di giovanile iconoclastia, e con grande entusiasmo, Gianluca Cascioli
accetta di parlarmi del suo prossimo impegno con l'Academia Montis
Regalis.
Cascioli fortepianista è un inedito. In effetti, è
la prima volta che si cimenta in pubblico in questa veste. Una passione
nata per puro divertissement.
"Ho avuto modo di fare le mie esperienze sui fortepiani del
mio insegnante Franco Scala, che possiede un numero considerevole
di strumenti storici. Con lui ci divertiamo a suonarli un po' tutti.
Dice sempre che ho la capacità di entrare subito nella dimensione
dello strumento. Dopo un attimo di assestamento, mi sono trovato
subito a mio agio e ho deciso di provare a suonare in pubblico".
Un percorso di autoapprendimento, quindi. Senza timori di contraccolpi
per questo passaggio dal moderno all'antico.
"Passare da un pianoforte moderno a un pianoforte mozartiano
vuol dire proprio cambiare totalmente tutto. Ritengo che dovrebbe
essere un obbligo studiare gli strumenti antichi e familiarizzarsi
con essi. Si rimane condizionati e si considerano aspetti che prima
non si consideravano. La cosa più impressionante è
abituarsi alla leggerezza estrema della loro tastiera". Affascina
l'autoconsapevolezza critica di questo giovane musicista. E anche
la sua acutezza e la sua profondità.
"Questo porta anche a considerazioni musicali. Si vede che
cosa ogni strumento fa più volentieri e cosa meno: si riconsidera
cosa è un legato, uno staccato, il tipo di timbro, il tempo
Diventa un riconsiderare da zero veramente tutto. Occorre avere
un controllo estremo. Bisogna affinare il proprio tocco, soprattutto
avere rispetto per lo strumento, ascoltarlo, assecondarlo nel suo
mondo. Alla fine si impara anche a controllare meglio il suono dello
Steinway". Sensibilità innata, non c'è che dire,
ma anche rigore e molto studio.
"Sono almeno sette anni che mi interesso di prassi esecutiva.
Ho studiato parecchi trattati. Come dice Harnoncourt, ci si deve
accostare agli strumenti originali non per moda (che non mi interessa
affatto), ma dopo che ci si è formati delle idee tali per
cui si capisce che esse si possono realizzare meglio con gli strumenti
antichi piuttosto che con quelli moderni". In Cascioli colpisce
anche come l'entusiasmo giovanile sia mitigato dall'umiltà
e da una sana dose di relativismo.
"Parlare di prassi esecutiva è molto relativo. L'esecuzione
"autentica" è un'utopia, e poi non è neanche
interessante come obiettivo. Bisogna allora considerare tutte le
opzioni e tutte le posizioni. Cerchiamo di essere il più
umili possibile e di arrivare a capire che cosa poteva avere in
testa un compositore, di arrivare il più vicino possibile
alla sua intenzione". (a.c.)
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