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dicembre 2002

unione musicale

La sfida degli strumenti originali secondo Gianluca Cascioli


Gianluca Cascioli

"La cosa più divertente è poter aprire i propri orizzonti e poter vedere altre interpretazioni, altre idee. Vedere queste musiche sotto una luce nuova, non arenarsi su versioni standardizzate: è la cosa che più mi interessa". Con un pizzico di giovanile iconoclastia, e con grande entusiasmo, Gianluca Cascioli accetta di parlarmi del suo prossimo impegno con l'Academia Montis Regalis.
Cascioli fortepianista è un inedito. In effetti, è la prima volta che si cimenta in pubblico in questa veste. Una passione nata per puro divertissement.
"Ho avuto modo di fare le mie esperienze sui fortepiani del mio insegnante Franco Scala, che possiede un numero considerevole di strumenti storici. Con lui ci divertiamo a suonarli un po' tutti. Dice sempre che ho la capacità di entrare subito nella dimensione dello strumento. Dopo un attimo di assestamento, mi sono trovato subito a mio agio e ho deciso di provare a suonare in pubblico". Un percorso di autoapprendimento, quindi. Senza timori di contraccolpi per questo passaggio dal moderno all'antico.
"Passare da un pianoforte moderno a un pianoforte mozartiano vuol dire proprio cambiare totalmente tutto. Ritengo che dovrebbe essere un obbligo studiare gli strumenti antichi e familiarizzarsi con essi. Si rimane condizionati e si considerano aspetti che prima non si consideravano. La cosa più impressionante è abituarsi alla leggerezza estrema della loro tastiera". Affascina l'autoconsapevolezza critica di questo giovane musicista. E anche la sua acutezza e la sua profondità.
"Questo porta anche a considerazioni musicali. Si vede che cosa ogni strumento fa più volentieri e cosa meno: si riconsidera cosa è un legato, uno staccato, il tipo di timbro, il tempo… Diventa un riconsiderare da zero veramente tutto. Occorre avere un controllo estremo. Bisogna affinare il proprio tocco, soprattutto avere rispetto per lo strumento, ascoltarlo, assecondarlo nel suo mondo. Alla fine si impara anche a controllare meglio il suono dello Steinway". Sensibilità innata, non c'è che dire, ma anche rigore e molto studio.
"Sono almeno sette anni che mi interesso di prassi esecutiva. Ho studiato parecchi trattati. Come dice Harnoncourt, ci si deve accostare agli strumenti originali non per moda (che non mi interessa affatto), ma dopo che ci si è formati delle idee tali per cui si capisce che esse si possono realizzare meglio con gli strumenti antichi piuttosto che con quelli moderni". In Cascioli colpisce anche come l'entusiasmo giovanile sia mitigato dall'umiltà e da una sana dose di relativismo.
"Parlare di prassi esecutiva è molto relativo. L'esecuzione "autentica" è un'utopia, e poi non è neanche interessante come obiettivo. Bisogna allora considerare tutte le opzioni e tutte le posizioni. Cerchiamo di essere il più umili possibile e di arrivare a capire che cosa poteva avere in testa un compositore, di arrivare il più vicino possibile alla sua intenzione". (a.c.)

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Alessandro De Marchi direttore
Gianluca Cascioli fortepiano
Musiche di Mozart