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Sylvie
Valayre, nel suo curriculum si legge che la prima volta che ha vestito
i panni di lady Macbeth è stato nel 1995; è corretto
dire che da allora questa parte è diventata un suo cavallo
di battaglia col quale ha calcato le scene di mezza Europa?
"Sì, lo è; effettivamente lady Macbeth è
senz'altro uno dei miei personaggi preferiti, sia musicalmente sia
teatralmente. Adoro Shakespeare fin dall'adolescenza, quindi ogni
volta che ho la possibilità di interpretare un personaggio
creato dalla penna del "bardo" sono felice".
Quale
ruolo occupa il melodramma di Verdi nel suo repertorio?
"Un ruolo molto importante. È un autore a me molto congeniale;
è un compositore straordinario ed è un vero maestro
nella scrittura del canto. Ogni volta che canto una sua opera ho
la sensazione di fare "un massaggio" per la voce
è quasi terapeutico
Aida, Traviata, anche Nabucco (lo
so che farò ridere tutti quanti!), le sue opere fanno bene
alla mia voce. Mi fa bene cantare Verdi, è una medicina meravigliosa".
Che
tipo di rapporto ha col maestro Bartoletti con cui ha già
lavorato proprio nel Macbeth al "Carlo Felice" di Genova?
"Ci unisce una splendida amicizia. Lo conoscevo già
di fama. La prima volta che abbiamo lavorato insieme, proprio per
Macbeth, l'approccio fu duro. Mi fece ripetere diverse volte la
prima aria di lady Macbeth. Quando finalmente feci esattamente quello
che lui voleva, felice, mi disse: "Ora va molto bene. Se vuole
può chiamarmi Bruno e darmi del tu". Sembrava voler
capire fino a dove sarei riuscita ad arrivare: mi mise alla prova.
Anche con Leo Nucci [che al Regio sarà Macbeth, ndr] abbiamo
lavorato tanto in Nabucco, Tosca, Aida
Credo che tra noi ci
sia un'intesa speciale, sia artistica sia umana".
Gli
Stati Uniti sono quasi una sua seconda patria artistica: lei è
appena stata al Metropolitan di New York per cantare Andrea Chénier
diretta da James Levine. Qual è la differenza tra il pubblico
italiano e quello statunitense?
"Le platee statunitensi, e la maggior parte di quelle europee,
sono molto calorose perché vanno all'opera per divertirsi,
commuoversi e gustarsi la serata. Il pubblico americano è
ancora molto abituato a delle produzioni tradizionali di immediata
lettura e di garantita approvazione degli sponsor. Consideriamo
anche che in Europa (Gran Bretagna a parte) tutti i teatri lavorano
grazie alle sovvenzioni statali, quindi si può rischiare
presentando produzioni d'avanguardia (pur bellissime!) a volte molto
costose. Sono curiosa di vedere come accoglierà questo Macbeth
il pubblico di Torino".
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