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Consuetudini
esecutive e storiche hanno diviso gli organici strumentali in formazioni
da camera, orchestre sinfoniche e bande per suonare all'aperto.
L'ensemble di legni sta proprio nel mezzo: è un piccolo complesso
orchestrale, che nasce per fare musica all'aria aperta, nei giardini,
nei cortili, sulle terrazze, e dopo qualche tempo si emancipa dagli
obblighi di servizio e accede autonomamente agli auditoria e alle
sale da concerto. A differenza degli ottoni, manca della pomposità
richiesta nelle cerimonie ufficiali, ma il suo carattere intimo
si adatta a solennizzare quelle occasioni in cui condividere con
altri un momento privato: è il caso, appunto, delle Serenate.
Tradizione voleva che le Serenate si eseguissero alle nove di sera,
mentre alle undici era riservato il Notturno, e che i musicisti
suonassero in piedi, lasciando a casa cembali, pianoforti, viole
da gamba e violoncelli, ma ammettendo invece contrabbassi e viole.
Gli esecutori talvolta prendevano posto a tempo di marcia e allo
stesso modo si congedavano, e nei momenti centrali prevalevano ritmi
moderati e danze tranquille. Com'è accaduto per tutte le
forme musicali dell'Occidente, con il passare del tempo anche la
Serenata si è affrancata dai propri obblighi; ma l'ensemble
di strumenti a fiato è rimasto nel corso dei secoli un simbolo
di quella musica scritta per un'occasione determinata, a volte in
breve tempo (Dvorák impiegò meno di quindici giorni
per l'op. 44), senza troppe ambizioni contenutistiche, tanto che
per descriverne la tecnica compositiva si ricorre spesso al termine
di "artigianato musicale".
L'idea che si possa comporre della buona musica con tecniche artigianali
è l'esatto rovescio di quel pregiudizio equivoco, nato in
epoca romantica, con cui si è guardato alla musica alla ricerca
di valori assoluti, svincolati da ogni riferimento al quotidiano;
ma fra le due istanze non c'è vero conflitto e si può
parlare invece di casi in cui circostanze accidentali si sono felicemente
sposate con ragioni di natura più intima. Prendiamo il caso
di Leós Janác?ek: il centro della sua produzione è
rappresentato dall'opera lirica, in cui fa nascere uno stile melodico
assolutamente nuovo, modellato sulle inflessioni della sua lingua
madre. La novità nel mondo dell'opera tarda ad affermarsi
e Janác?ek conoscerà il successo solo in età
avanzata; però, dopo il trionfo di Jenu°fa, viene colto
da un impulso creativo incontenibile. Opere e composizioni strumentali
si susseguono a ritmo incalzante: è il periodo dei due celebri
quartetti per archi, della grande fanfara della Sinfonietta, dell'Affare
Makropulos, della Piccola volpe astuta, ed è anche il periodo
in cui, attorno ai sessant'anni d'età, dichiara pubblicamente
il suo amore per Kamila Stösslová, una donna di 38 anni
più giovane, che stando alle cronache lo trattava con distacco,
pur ricambiandone l'affetto. Nel pieno della passione della seconda
giovinezza Janácek fa qualcosa di insolito per un uomo della
sua età: le dedica una Serenata, ovviamente per strumenti
a fiato, che chiama simbolicamente Mládí, gioventù.
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