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dicembre 2002

orchestra filarmonica di torino

Dvorák e Janácek, artigiani del fiato
di Francesco Antonioni


Orchestra Filarmonica di Torino

Consuetudini esecutive e storiche hanno diviso gli organici strumentali in formazioni da camera, orchestre sinfoniche e bande per suonare all'aperto. L'ensemble di legni sta proprio nel mezzo: è un piccolo complesso orchestrale, che nasce per fare musica all'aria aperta, nei giardini, nei cortili, sulle terrazze, e dopo qualche tempo si emancipa dagli obblighi di servizio e accede autonomamente agli auditoria e alle sale da concerto. A differenza degli ottoni, manca della pomposità richiesta nelle cerimonie ufficiali, ma il suo carattere intimo si adatta a solennizzare quelle occasioni in cui condividere con altri un momento privato: è il caso, appunto, delle Serenate.
Tradizione voleva che le Serenate si eseguissero alle nove di sera, mentre alle undici era riservato il Notturno, e che i musicisti suonassero in piedi, lasciando a casa cembali, pianoforti, viole da gamba e violoncelli, ma ammettendo invece contrabbassi e viole. Gli esecutori talvolta prendevano posto a tempo di marcia e allo stesso modo si congedavano, e nei momenti centrali prevalevano ritmi moderati e danze tranquille. Com'è accaduto per tutte le forme musicali dell'Occidente, con il passare del tempo anche la Serenata si è affrancata dai propri obblighi; ma l'ensemble di strumenti a fiato è rimasto nel corso dei secoli un simbolo di quella musica scritta per un'occasione determinata, a volte in breve tempo (Dvorák impiegò meno di quindici giorni per l'op. 44), senza troppe ambizioni contenutistiche, tanto che per descriverne la tecnica compositiva si ricorre spesso al termine di "artigianato musicale".
L'idea che si possa comporre della buona musica con tecniche artigianali è l'esatto rovescio di quel pregiudizio equivoco, nato in epoca romantica, con cui si è guardato alla musica alla ricerca di valori assoluti, svincolati da ogni riferimento al quotidiano; ma fra le due istanze non c'è vero conflitto e si può parlare invece di casi in cui circostanze accidentali si sono felicemente sposate con ragioni di natura più intima. Prendiamo il caso di Leós Janác?ek: il centro della sua produzione è rappresentato dall'opera lirica, in cui fa nascere uno stile melodico assolutamente nuovo, modellato sulle inflessioni della sua lingua madre. La novità nel mondo dell'opera tarda ad affermarsi e Janác?ek conoscerà il successo solo in età avanzata; però, dopo il trionfo di Jenu°fa, viene colto da un impulso creativo incontenibile. Opere e composizioni strumentali si susseguono a ritmo incalzante: è il periodo dei due celebri quartetti per archi, della grande fanfara della Sinfonietta, dell'Affare Makropulos, della Piccola volpe astuta, ed è anche il periodo in cui, attorno ai sessant'anni d'età, dichiara pubblicamente il suo amore per Kamila Stösslová, una donna di 38 anni più giovane, che stando alle cronache lo trattava con distacco, pur ricambiandone l'affetto. Nel pieno della passione della seconda giovinezza Janácek fa qualcosa di insolito per un uomo della sua età: le dedica una Serenata, ovviamente per strumenti a fiato, che chiama simbolicamente Mládí, gioventù.

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