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dicembre 2002

gli argomenti del mese

INTERVISTA - Helmuth Rilling, messaggero di musica e pace
di Angelo Chiarle

Helmut Rilling

Haendel

Classe 1933, una carriera impressionante alle spalle, fatta di una caterva di concerti, dischi, premi e riconoscimenti, lezioni, istituzioni fondate in giro per il mondo (come l'Internationale Bachakademie di Stoccarda nata nel 1981). Ci si avvicina dunque a Helmuth Rilling con un pizzico di quell'Ehrfurcht, di quel timore reverenziale che lui stesso ammette di provare nell'accostarsi ai grandi musicisti del passato, Bach in primis.

Come spiegherebbe il "credo" artistico che lei avrà certamente maturato in tanti anni d'intensa carriera sia come direttore sia come docente?
"Come direttore professionista e anche come insegnante dico che la musica è un linguaggio meraviglioso per unire esseri umani di razze, nazioni, lingue, background sociali e politici differenti. Esprimere noi stessi tramite la musica e poter collegare così tanta gente costituisce il background del mio lavoro".

Lei, in effetti, ha spesso dichiarato che la musica è un modo per vincolare insieme le persone in pace…
"È un ideale che ho perseguito in tutta la mia carriera. Risiedo in Germania, ma giro in tutto il mondo per metà del mio tempo: così, vedo e sperimento quanto importante possa essere la musica per molta gente differente".

La musica sacra costituisce certamente il Leitmotiv principale della sua attività. Che cosa rappresenta per lei la dimensione del sacro in musica?
"Provengo da una famiglia di teologi e quindi ho sviluppato un forte interesse per questo genere di musica. Ho sempre trovato molto forte nel musicare testi sacri l'espressione dei nostri grandi compositori, Bach, Haendel, Mozart, Haydn, Beethoven e così via. Così mi sono specializzato negli Oratori e nelle Cantate su testi sacri".

"Sacro" per lei è più geistlich o kirchlich, più spirituale o più rituale?
"Più il primo, spirituale. Si può benissimo ascoltare questa musica anche senza essere religiosi: essa va ben oltre le chiese in cui fu eseguita per la prima volta. La dirigo per lo più nelle sale da concerto: accade abbastanza raramente di trovarmi in una chiesa. Specie se si va negli USA, in Sudamerica o Giappone, non ci sono chiese per eseguire queste opere. Questo significa che devi creare l'atmosfera d'una chiesa nelle sale da concerto".

La sua coerenza nel rifiutare di usare i cosiddetti "strumenti originali" penso sia ammirevole. Cos'è allora per lei l'autenticità nella musica?
"Sono convinto che si debba conoscere esattamente la situazione della prassi esecutiva all'epoca di ogni compositore. Occorre studiare per conoscere precisamente che cosa essi ritenevano importante al loro tempo. Questo naturalmente l'ho fatto. Non uso gli strumenti storici perché penso che, se fosse possibile ri-creare davvero un'esecuzione com'essa suonò al tempo di Bach, sarebbe solo la ricostruzione della metà di essa. Perché non si possono ricostruire gli esseri umani che ascoltano questa musica. Penso che noi dobbiamo far musica per gente del nostro tempo. Questa è la finalità per me più importante: portare alla gente del nostro tempo questa musica meravigliosa, viva e non come in un museo".

Quali aspetti pensa che siano più interessanti e belli nella musica di Haendel, specialmente nel Messiah?
"Accanto a Bach, Haendel è "il" grande compositore del periodo tardo-Barocco. La ricchezza dei suoi oratori è stupefacente. Penso che siano meravigliosi specialmente i cori di Haendel: lui ha sviluppato un linguaggio straordinario nello scrivere i movimenti corali, che sono così splendidi nella diversità della loro struttura. Il Messiah lo dimostra molto chiaramente".

Quale versione del Messiah sceglierà per Torino?
"Proporremo il Messiah nella versione di Mozart. Negli ultimi anni a Vienna a Mozart fu chiesto di eseguire alcuni Oratori di Haendel. Per lui "eseguire" significava suonarli nello stile del suo tempo. Così ne rinnovò completamente la veste strumentale. Aggiunse gli strumenti che usava nelle sue opere, flauti, clarinetti, corni, tromboni. Il suono della sua versione del Messiah è piuttosto differente rispetto all'originale. Mozart era un genio e ciò che fece fu grande. Ho diretto molto spesso anche la versione originale di Haendel: è molto bella, ma la ricchezza del suono che si ottiene da Mozart è davvero notevole".

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Helmuth Rilling direttore
Haendel Messiah