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Classe
1933, una carriera impressionante alle spalle, fatta di una caterva
di concerti, dischi, premi e riconoscimenti, lezioni, istituzioni
fondate in giro per il mondo (come l'Internationale Bachakademie
di Stoccarda nata nel 1981). Ci si avvicina dunque a Helmuth Rilling
con un pizzico di quell'Ehrfurcht, di quel timore reverenziale che
lui stesso ammette di provare nell'accostarsi ai grandi musicisti
del passato, Bach in primis.
Come
spiegherebbe il "credo" artistico che lei avrà
certamente maturato in tanti anni d'intensa carriera sia come direttore
sia come docente?
"Come direttore professionista e anche come insegnante dico
che la musica è un linguaggio meraviglioso per unire esseri
umani di razze, nazioni, lingue, background sociali e politici differenti.
Esprimere noi stessi tramite la musica e poter collegare così
tanta gente costituisce il background del mio lavoro".
Lei,
in effetti, ha spesso dichiarato che la musica è un modo
per vincolare insieme le persone in pace
"È un ideale che ho perseguito in tutta la mia carriera.
Risiedo in Germania, ma giro in tutto il mondo per metà del
mio tempo: così, vedo e sperimento quanto importante possa
essere la musica per molta gente differente".
La
musica sacra costituisce certamente il Leitmotiv principale della
sua attività. Che cosa rappresenta per lei la dimensione
del sacro in musica?
"Provengo da una famiglia di teologi e quindi ho sviluppato
un forte interesse per questo genere di musica. Ho sempre trovato
molto forte nel musicare testi sacri l'espressione dei nostri grandi
compositori, Bach, Haendel, Mozart, Haydn, Beethoven e così
via. Così mi sono specializzato negli Oratori e nelle Cantate
su testi sacri".
"Sacro"
per lei è più geistlich o kirchlich, più spirituale
o più rituale?
"Più il primo, spirituale. Si può benissimo ascoltare
questa musica anche senza essere religiosi: essa va ben oltre le
chiese in cui fu eseguita per la prima volta. La dirigo per lo più
nelle sale da concerto: accade abbastanza raramente di trovarmi
in una chiesa. Specie se si va negli USA, in Sudamerica o Giappone,
non ci sono chiese per eseguire queste opere. Questo significa che
devi creare l'atmosfera d'una chiesa nelle sale da concerto".
La
sua coerenza nel rifiutare di usare i cosiddetti "strumenti
originali" penso sia ammirevole. Cos'è allora per lei
l'autenticità nella musica?
"Sono convinto che si debba conoscere esattamente la situazione
della prassi esecutiva all'epoca di ogni compositore. Occorre studiare
per conoscere precisamente che cosa essi ritenevano importante al
loro tempo. Questo naturalmente l'ho fatto. Non uso gli strumenti
storici perché penso che, se fosse possibile ri-creare davvero
un'esecuzione com'essa suonò al tempo di Bach, sarebbe solo
la ricostruzione della metà di essa. Perché non si
possono ricostruire gli esseri umani che ascoltano questa musica.
Penso che noi dobbiamo far musica per gente del nostro tempo. Questa
è la finalità per me più importante: portare
alla gente del nostro tempo questa musica meravigliosa, viva e non
come in un museo".
Quali
aspetti pensa che siano più interessanti e belli nella musica
di Haendel, specialmente nel Messiah?
"Accanto a Bach, Haendel è "il" grande compositore
del periodo tardo-Barocco. La ricchezza dei suoi oratori è
stupefacente. Penso che siano meravigliosi specialmente i cori di
Haendel: lui ha sviluppato un linguaggio straordinario nello scrivere
i movimenti corali, che sono così splendidi nella diversità
della loro struttura. Il Messiah lo dimostra molto chiaramente".
Quale
versione del Messiah sceglierà per Torino?
"Proporremo il Messiah nella versione di Mozart. Negli ultimi
anni a Vienna a Mozart fu chiesto di eseguire alcuni Oratori di
Haendel. Per lui "eseguire" significava suonarli nello
stile del suo tempo. Così ne rinnovò completamente
la veste strumentale. Aggiunse gli strumenti che usava nelle sue
opere, flauti, clarinetti, corni, tromboni. Il suono della sua versione
del Messiah è piuttosto differente rispetto all'originale.
Mozart era un genio e ciò che fece fu grande. Ho diretto
molto spesso anche la versione originale di Haendel: è molto
bella, ma la ricchezza del suono che si ottiene da Mozart è
davvero notevole".
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