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dicembre 2002

usi e abusi

Una tv di percussioni quotidiane


tamburo

È diventata un'epidemia. Una volta si suonava la batteria nei complessini da scantinato sognando la luce del palcoscenico, ora tutto è scena: la tele docet. Imperversano i fatti nostri e loro veri o finti che siano, la polemica da cortile passa davanti al giudice seduto su uno scranno di cartone, chi accoltella la famigliola felice non sferra il primo colpo prima di avere acceso il faretto della videocamera. Analogamente l'accendisigari dell'auto pensata per giovani fantasiosi, il blocco sedili, il tasto degli antinebbia e le chiavi fanno da tom, grancassa, charleston e rullante, occasione di sintonia tra i passeggeri solidali nel condividere un concorde frazionamento del tempo. I timbri di cucchiaio, scodella, tavolo e tazzina si combinano poi nel ritmo di una canzone degli anni ottanta che termina con un grido liberatore, richiamo goloso rivolto alla coppetta gelato lì esposta. Ma i vantaggi sono molti: si risvegliano le proprietà sonoriali ed espressive di strumenti quotidiani, pirandellianamente il teatro e la vita si confondono, i gesti goffi e consueti diventano una danza sincronica, dinamica, il vuoto della noia si riempie di gioia dionisiaca. Non crediate però che siano i pubblicitari gli inventori di questa idea musicalissima: hanno pedestremente citato il video degli Stomp, gruppo prodigioso di giovani ballerini-musicisti americani che fanno musica rendendo vivi oggetti da cucina, cantieri, strade come i burattinai di un teatro disneyano dove ogni forma è una creatura. Non tutte le messe in scena sono oscene: si tratta di riconoscere il teatro che falsifica o deforma le coordinate della realtà da quello che le distilla in modelli perfetti. (gianni nuti)

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