|
|
Il
palazzo Lobkowitz a Vienna conserva ancora intatta la sala
nella quale il principe Joseph Max - il mecenate al quale
Beethoven dedicò, fra gli altri lavori, anche la sua Terza
sinfonia in mi bemolle maggiore op. 55 - era solito svolgere trattenimenti
musicali riservati a una scelta compagine di invitati, intellettuali
e aristocratici. Quella sala ha oggi il nome di Eroica, poiché
appunto in essa si svolse, il 7 aprile 1805 la prima esecuzione
della Terza sinfonia di Beethoven. La sorpresa per il visitatore
moderno, abituato ad associare il sinfonismo di Beethoven alle grandi
orchestre sinfoniche, è lo spazio piuttosto ristretto di
quella sala, del tutto inadeguato ad accogliere un'orchestra sinfonica,
e invece capace di sopportare un numero piuttosto limitato di strumentisti.
Dunque la prima esecuzione dell'Eroica venne affidata a un'orchestra
da camera, composta per di più, in gran parte, da "dilettanti"
e non da professionisti; si trattò certamente di una necessità
contingente; e già Beethoven vivente, le esecuzioni pubbliche
della Sinfonia, come anche di tutte le altre otto, vennero realizzate
da orchestre assai più cospicue. Tuttavia l'esecuzione cameristica
dell'Eroica rimane un fatto inconfutabile, e occorrerà prima
di tutto riflettere sul perché questo fatto appaia, alla
nostra coscienza di uomini moderni, così sconcertante. In
verità, prima ancora che il numero degli esecutori, sono
l'ambiente dell'esecuzione e il pubblico che ebbe modo di assistervi
ad apparire sconcertanti.
I motivi per cui l'Eroica appare oggi come la prima opera
di un nuovo mondo, come il lavoro che costituisce il passaggio del
genere sinfonico dalla vecchia destinazione di intrattenimento a
veicolo di alte tensioni intellettuali ed emotive, sono stati spiegati
in modo esemplare dal musicologo Paul Bekker, nel 1918: "Beethoven
modifica la destinazione del genere sinfonico [
]. Lo schema
tecnico musicale secondo il quale Beethoven scrive le sue sinfonie
è, nei caratteri fondamentali, quello tradizionale. La novità
rivoluzionaria, grazie alla quale la sinfonia di Beethoven rappresenta
per noi l'inizio di una nuova era musicale, sta nel fatto che -
se posso servirmi di una definizione drastica - Beethoven compone
non una nuova musica, ma un "nuovo uditorio". La sinfonia
di Beethoven viene concepita partendo dall'idea di un uditorio completamente
nuovo. Tutte le differenze in senso strettamente musicale rispetto
ai predecessori si possono spiegare, in parte persino riconoscere,
come riflessi dell'idea dell'uditorio che è loro alla base".
Ecco dunque che l'associazione della musica di Beethoven con la
grande orchestra sinfonica ha significato storicamente l'identificazione
fra il messaggio universale del compositore e il pubblico ideale
al quale questo messaggio era rivolto. E tuttavia è intuitivo
che Beethoven, musicus praticus di grande scaltrezza, avesse ben
presente, accanto al suo uditorio ideale, anche la situazione contingente
in cui operava, e scrivesse la sua musica riferendosi a precise
indicazioni esecutive. Non è certo un caso se l'impiego della
moderna orchestra sinfonica ha imposto fin dall'Ottocento, nella
pratica esecutiva, il raddoppio degli strumenti a fiato, in modo
da compensare l'accresciuto spessore degli archi.
Che tutto ciò tradisca lo "spirito" della
musica di Beethoven, è da dimostrare. Certamente tradisce
la lettera, poiché l'irrobustimento dei legni comporta anche
il loro passaggio da "solisti" a "gruppo"; e
dunque la consapevolezza storicistica degli ultimi decenni ha suggerito,
per l'esecuzione delle nove sinfonie, il ricorso a orchestre più
ridotte, che tornassero agli equilibri originari fra archi e fiati.
In realtà questo ritorno si è verificato, in massima
parte, a opera della musicologia pratica che fa ricorso a strumenti
d'epoca; di qui, a partire dagli anni Ottanta, le esecuzioni di
Hogwood, Norrington, Goodman, Gardiner e altri ancora con
strumenti originali. Tuttavia non sono mancati i maestri che hanno
deciso di avvalersi di orchestre da camera con strumenti moderni.
Questo filone interpretativo si è conquistato un piccolo
spazio anche in sede discografica, con Michael Tilson Thomas
alla guida della English Chamber Orchestra, nonché con uno
dei fondatori del movimento della "prassi esecutiva",
Nikolaus Harnoncourt, alla guida della Chamber Orchestra
of Europe. Ma anche le esecuzioni di Claudio Abbado, che recentemente
hanno infiammato il pubblico romano, hanno puntato su un riequilibrio
delle dinamiche fra archi e fiati, a partire da una drastica riduzione
del numero degli strumenti dei Berliner Philharmoniker, orchestra
che storicamente aveva invece impersonato la visione romantica e
idealistica del Beethoven sinfonico.
La scelta di un'orchestra da camera per Beethoven, dunque, ha motivazioni
profonde, e tutte condivisibili; la maggiore trasparenza della scrittura
implica anche una maggiore incisività del fraseggio, e spesso,
come conseguenza logica, anche dei tempi esecutivi più rapidi.
Importante, per l'ascolto è tenere presente che, essendo
la musica un'arte performativa, non vi è una regola valida
sempre e comunque per una esecuzione, e che il motivo non ultimo
per cui un capolavoro musicale è tale risiede nella capacità
di offrire agli esecutori e al pubblico immagini di sé e
conseguenti aspetti di riflessione sempre rinnovati.
|
| NAVIGARE
IN MUSICA |
 |
Brevi
notizie sull'Eroica (in inglese) |
 |
Un
sito dedicato a Ludwig van Beethoven |
 |
Il
sito dell'Orchestra da Camera di Mantova |
 |
| CALENDARIO
SETTIMANALE |
 |
1
/8 febbraio |
 |
9/17
febbraio |
 |
18
/23 febbraio |
 |
24
/28 febbraio |
|