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febbraio 2002

unione musicale

Le orchestre elastiche di Beethoven
di Arrigo Quattrocchi


Beethoven

 

Il palazzo Lobkowitz a Vienna conserva ancora intatta la sala nella quale il principe Joseph Max - il mecenate al quale Beethoven dedicò, fra gli altri lavori, anche la sua Terza sinfonia in mi bemolle maggiore op. 55 - era solito svolgere trattenimenti musicali riservati a una scelta compagine di invitati, intellettuali e aristocratici. Quella sala ha oggi il nome di Eroica, poiché appunto in essa si svolse, il 7 aprile 1805 la prima esecuzione della Terza sinfonia di Beethoven. La sorpresa per il visitatore moderno, abituato ad associare il sinfonismo di Beethoven alle grandi orchestre sinfoniche, è lo spazio piuttosto ristretto di quella sala, del tutto inadeguato ad accogliere un'orchestra sinfonica, e invece capace di sopportare un numero piuttosto limitato di strumentisti.
Dunque la prima esecuzione dell'Eroica venne affidata a un'orchestra da camera, composta per di più, in gran parte, da "dilettanti" e non da professionisti; si trattò certamente di una necessità contingente; e già Beethoven vivente, le esecuzioni pubbliche della Sinfonia, come anche di tutte le altre otto, vennero realizzate da orchestre assai più cospicue. Tuttavia l'esecuzione cameristica dell'Eroica rimane un fatto inconfutabile, e occorrerà prima di tutto riflettere sul perché questo fatto appaia, alla nostra coscienza di uomini moderni, così sconcertante. In verità, prima ancora che il numero degli esecutori, sono l'ambiente dell'esecuzione e il pubblico che ebbe modo di assistervi ad apparire sconcertanti.
I motivi per cui l'Eroica appare oggi come la prima opera di un nuovo mondo, come il lavoro che costituisce il passaggio del genere sinfonico dalla vecchia destinazione di intrattenimento a veicolo di alte tensioni intellettuali ed emotive, sono stati spiegati in modo esemplare dal musicologo Paul Bekker, nel 1918: "Beethoven modifica la destinazione del genere sinfonico […]. Lo schema tecnico musicale secondo il quale Beethoven scrive le sue sinfonie è, nei caratteri fondamentali, quello tradizionale. La novità rivoluzionaria, grazie alla quale la sinfonia di Beethoven rappresenta per noi l'inizio di una nuova era musicale, sta nel fatto che - se posso servirmi di una definizione drastica - Beethoven compone non una nuova musica, ma un "nuovo uditorio". La sinfonia di Beethoven viene concepita partendo dall'idea di un uditorio completamente nuovo. Tutte le differenze in senso strettamente musicale rispetto ai predecessori si possono spiegare, in parte persino riconoscere, come riflessi dell'idea dell'uditorio che è loro alla base".
Ecco dunque che l'associazione della musica di Beethoven con la grande orchestra sinfonica ha significato storicamente l'identificazione fra il messaggio universale del compositore e il pubblico ideale al quale questo messaggio era rivolto. E tuttavia è intuitivo che Beethoven, musicus praticus di grande scaltrezza, avesse ben presente, accanto al suo uditorio ideale, anche la situazione contingente in cui operava, e scrivesse la sua musica riferendosi a precise indicazioni esecutive. Non è certo un caso se l'impiego della moderna orchestra sinfonica ha imposto fin dall'Ottocento, nella pratica esecutiva, il raddoppio degli strumenti a fiato, in modo da compensare l'accresciuto spessore degli archi.
Che tutto ciò tradisca lo "spirito" della musica di Beethoven, è da dimostrare. Certamente tradisce la lettera, poiché l'irrobustimento dei legni comporta anche il loro passaggio da "solisti" a "gruppo"; e dunque la consapevolezza storicistica degli ultimi decenni ha suggerito, per l'esecuzione delle nove sinfonie, il ricorso a orchestre più ridotte, che tornassero agli equilibri originari fra archi e fiati. In realtà questo ritorno si è verificato, in massima parte, a opera della musicologia pratica che fa ricorso a strumenti d'epoca; di qui, a partire dagli anni Ottanta, le esecuzioni di Hogwood, Norrington, Goodman, Gardiner e altri ancora con strumenti originali. Tuttavia non sono mancati i maestri che hanno deciso di avvalersi di orchestre da camera con strumenti moderni. Questo filone interpretativo si è conquistato un piccolo spazio anche in sede discografica, con Michael Tilson Thomas alla guida della English Chamber Orchestra, nonché con uno dei fondatori del movimento della "prassi esecutiva", Nikolaus Harnoncourt, alla guida della Chamber Orchestra of Europe. Ma anche le esecuzioni di Claudio Abbado, che recentemente hanno infiammato il pubblico romano, hanno puntato su un riequilibrio delle dinamiche fra archi e fiati, a partire da una drastica riduzione del numero degli strumenti dei Berliner Philharmoniker, orchestra che storicamente aveva invece impersonato la visione romantica e idealistica del Beethoven sinfonico.
La scelta di un'orchestra da camera per Beethoven, dunque, ha motivazioni profonde, e tutte condivisibili; la maggiore trasparenza della scrittura implica anche una maggiore incisività del fraseggio, e spesso, come conseguenza logica, anche dei tempi esecutivi più rapidi. Importante, per l'ascolto è tenere presente che, essendo la musica un'arte performativa, non vi è una regola valida sempre e comunque per una esecuzione, e che il motivo non ultimo per cui un capolavoro musicale è tale risiede nella capacità di offrire agli esecutori e al pubblico immagini di sé e conseguenti aspetti di riflessione sempre rinnovati.

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Ricordiamo che anche quest'anno i possessori dell'Abbonamento Musei Torino Piemonte possono usufruire di una riduzione del 25% sul prezzo dei biglietti delle poltrone numerate dei seguenti concerti dell'Unione Musicale (stagione concertistica 2001-2002):
mercoledì 16 gennaio
mercoledì 13 febbraio
lunedì 25 marzo
lunedì 22 aprile
Per informazioni:
tel. 011 56 69 811

Il 13 febbraio, al Conservatorio, per la stagione concertistica dell'Unione Musicale, prosegue il ciclo dedicato alla musica per orchestra di Beethoven interpretata dall'Orchestra da camera di Mantova con Umberto Benedetti Michelangeli sul podio.
In programma le sinfonie Prima e Settima.