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Maestro
Chiavazza, com'è nato il Coro Filarmonico "Ruggero Maghini"?
"La formazione si è costituita nel 1995 per una specifica
occasione: rispondere a un invito della Rai alla quale serviva un
complesso corale per il Concerto per pianoforte, coro maschile e
orchestra di Ferruccio Busoni. Dalla ricerca un po'affannosa
tra i coristi dei gruppi vocali migliori presenti sulla piazza torinese
è nato un coro affiatato e compatto che, dopo la prima occasione,
ha ricevuto numerose proposte, tanto da indurlo a darsi una struttura
stabile per proseguire l'avventura. Il Coro porta il nome di un
grande maestro del Coro Rai dei tempi migliori che, tra gli allievi
del Conservatorio di Torino nel quale insegnava e nella memoria
del pubblico meno giovane resta figura cara e indimenticata".
Lei
è fondatore del primo Centro Studi di Didattica Musicale
"Roberto Goitre" e ha frequentato i corsi di Peter Erdei
presso l'Istituto "Kodály" di Kecskemét,
in Ungheria: quale traccia lasciano questi due importanti filoni
di educazione alla coralità nel direttore di un coro professionale?
"Io utilizzo tuttora con i cori amatoriali i metodi che lei
ha citato, anche se l'approfondimento di questi argomenti risale
a una stagione della mia carriera ormai conclusa; in un coro professionista
tali sistemi sono inapplicabili nella sostanza, giacché occorre
rispettare il profilo e la preparazione musicale già consolidata
in ciascun corista. Il nostro lavoro è agile, si articola
lungo pochi incontri intensi che implicano per il corista un'approfondita
conoscenza preventiva della parte. Tuttavia, resta una forma mentis
e una filosofia, dalla quale è impossibile affrancarsi e
che attribuisce all'attività corale un'importanza capitale
per la crescita dell'uomo, per la sua integrazione armoniosa in
un collettivo, per il suo equilibrio complessivo di vita. Questi
messaggi sono diventati parte del mio agire indipendentemente dai
soggetti di fronte ai quali lavoro. Sotto il profilo professionale
poi, conoscere il "metodo Kodály" significa
essere padroni di una capacità di lettura e di comprensione
del linguaggio musicale differente e complementare a quella acquisita
in Conservatorio".
Nel
corso dei due concerti in cartellone affronterete opere ponderose
"Nel primo concerto eseguiremo tre capolavori assoluti dell'opus
corale di Brahms, armonicamente molto complessi e vocalmente proiettati
verso i confini estremi della tessitura, sono costellati di difficoltà
mai gratuite, al contrario sempre giustificate da intenti espressivi
e necessità formali. Più semplice tecnicamente, ma
non da sottovalutare sotto il piano stilistico il Sogno di Mendelssohn
che prevede alcuni interventi per coro femminile: sotto la bacchetta
di De Burgos ogni minimo dettaglio diventerà occasione di
profonda ricerca interpretativa". (g.n.)
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