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Fui
invitato a Torino per la prima volta negli anni Sessanta da Mario
Rossi, allora direttore stabile dell'Orchestra Sinfonica della Rai
di Torino.
Il programma prevedeva la Renana di Schumann, Noches en los jardines
de España e El sombrero de tres picos di Falla.
Benché il concerto fosse stato annullato per uno sciopero,
ebbi modo di conoscere l'Orchestra e tornai a dirigerla in numerose
occasioni negli anni successivi, fino a quando due anni fa salii
sul podio dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai: ne fui colpito
perché vi trovai ottime potenzialità di crescita.
Questo è lo stimolo che ha fatto sì che ne accettassi
l'incarico di direttore principale.
Penso che per lavorare bene con un'orchestra sia importante imparare
a scinderne le singole individualità per poi riunirle in
un'unica entità, compatta e coerente; bisogna cioè
riuscire a conciliare ogni disomogeneità senza perderne le
singole qualità essenziali, ed è questo il lavoro
che vorrei fare.
Come direttore principale cercherò di dare il meglio, e so
che anche i musicisti faranno lo stesso.
L'orchestra è uno strumento musicale formato da esseri umani;
il direttore ha di fronte a sé musicisti in carne, ossa e
anima, ed è quindi giusto stabilire un rapporto umano oltre
che professionale. Certo non si discute l'autorità di chi
sta sul podio; ma anche il direttore deve conquistarsi la stima
e la fiducia dell'orchestra, dimostrando di avere familiarità
con la partitura, di sapere esattamente quali obiettivi vuole raggiungere,
e in che modo, senza esercitare in maniera inadeguata la propria
autorità.
Una volta in Italia intendo anche documentarmi sui giovani compositori
più promettenti (così come ho fatto in Spagna), adoperandomi
per diffondere e fare apprezzare la nuova musica.
Se fino a venticinque anni fa la critica non accettava opere fuori
dai canoni della cultura militante, oggi è tutto cambiato,
si può scrivere in modi totalmente differenti: musica tonale
o atonale, seriale o mista. Non è importante come si dicono
le cose: contano la profondità del significato di ciò
che si dice e la verità del pensiero musicale; e altrettanto
importante è la serietà con cui si lavora.
Anche duramente, se occorre.
Tutto questo non avrebbe senso senza un rapporto vitale con il pubblico;
credo che tra me e quello di Torino si sia già creato un
feeling, una simpatia nata istintivamente al primo incontro: mi
auguro che rimanga intatta.
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febbraio 2002
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