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gennaio 2002
gli argomenti del mese
Torino, la classica di RaiSatShow

 

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Una redazione torinese, il debutto di un nuovo magazine sulla danza e sulla musica classica, un'intensa programmazione di concerti ed eventi televisivi montati negli studi di via Verdi (in gennaio si vedrà Barenboim alle prese con l'integrale delle sonate di Beethoven riprese da Ponnelle): anche sul fronte televisivo Torino sta mettendo a frutto le proprie risorse musicali.
Abbiamo chiesto ai protagonisti di raccontarci in che modo RaiSatShow si avvicina alla musica.


L'idea di RaiSatShow è quella di un canale "tutto il giorno intorno al mondo", cioè di una sorta di viaggio tra mondi e scenari culturali diversi. Alla musica viene dato certamente lo spazio maggiore, con un'apertura a tutti gli stili, le epoche e i paesi: pop, rock, etno, fusion, jazz e anche classica e opera lirica fanno parte del nostro palinsesto.
Diciamo "anche" classica perché la musica classica è il genere televisivamente più rischioso: spesso risulta noioso ai non cultori e non appaga all'ascolto gli appassionati del nitore del suono, abituati all'alta fedeltà delle incisioni su cd.
Eppure non vogliamo rinunciarci, pur nella consapevolezza che canali tematici come Classica affrontino la richiesta degli amanti del genere in maniera molto più completa e analitica.
Noi pensiamo a un tipo di spettatore curioso, come appunto sono i viaggiatori, cui non dispiace rivedere i primi videoclip di Madonna, emozionarsi per i concerti di De André, ma anche ascoltare e vedere il Mahler di Sinopoli e lo Steve Reich diretto da Rattle.

Classica e tv: qualche considerazione
Fare buoni programmi televisivi di musica classica è difficile. Sarebbe interessante offrire punti di vista inusuali, moltiplicare gli sguardi, ma non si può piazzare una camera sul coperchio di un pianoforte o sul capotasto di un violino durante un'esecuzione.
Ci si concentra dunque sulla possibilità di cogliere dettagli, zoomando sulle mani di un pianista o sulle espressioni di un direttore.
E, in alcuni casi, si suggerisce al telespettatore una chiave di ascolto grazie agli stacchi sulle varie sezioni dell'orchestra, sui solisti, sul coro, seguendo un ritmo dettato dall'analisi della partitura che diventa dunque un prezioso aiuto nell'individuare i singoli segmenti musicali e quindi nell'apprezzare la struttura e la complessità della composizione. La televisione ha poi il compito di documentare, dare conto dell'atmosfera di un determinato concerto, regalando al telespettatore l'emozione di essere stato a Salisburgo o a Vienna, al Metropolitan o alla Scala, senza essersi mosso da casa.
Per l'opera, le cose stanno in modo diverso: il grande rischio di una ripresa televisiva è il "troppo vicino": la maschera che si sovrappone al volto, la sguaiatezza della mimica, un effetto realistico non previsto dalla regia teatrale.
La soluzione ideale, molto costosa, è la costruzione di eventi come Traviata à Paris, prodotta dalla Rai, vera e propria opera per la televisione; e all'estero canali come Arte e Muzzik nel corso degli anni hanno creato il genere "classica in tv".
Un punto di riferimento è Georges Clouzot (il regista de Il corvo), che ha ripreso Karajan mentre dirige, in una Scala vuota, la Messa da Requiem di Verdi, con un giovanissimo Pavarotti.
Nel magazzino di RaiSatShow significativi esempi di regia televisiva di genere sono un Prometeo di Skrjabin, nel quale la ricerca coloristica del compositore viene realizzata attraverso l'uso del chroma-key e Sinfonia di Berio, diretta da Rattle, dove lo schermo si divide in quattro per rendere la simultaneità delle componenti musicali.
Forse è nel genere del documentario, però, che la tv sfrutta al meglio le sue possibilità. Il suo fascino sta nell'essere sempre una biografia, cioè il racconto di una vita, sia essa quella di un artista, di un brano, di un genere o di un singolo allestimento.
In questo caso si agisce in maniera totalmente libera, e l'agilità dei mezzi televisivi riesce a dar conto, in un'ora scarsa di programma, di una molteplicità di aspetti altrimenti difficilmente riassumibili.

Le produzioni di RaiSat
Produrre musica è difficile e costoso. Costoso per i mezzi di produzione necessari e per le royalties da pagare agli artisti.
Difficile per la necessità di trovare un buon compromesso tra le esigenze della ripresa e quelle dei musicisti.
Affrontando queste difficoltà RaiSatShow ha realizzato le riprese dell'Orfeo di Monteverdi, con la regia di Ronconi al Maggio Musicale Fiorentino, dei Carmina Burana diretti da Zubin Mehta e trasformati in un prodotto televisivo attraverso il montaggio, dell'integrale dei trii di Beethoven eseguiti dal Trio Italiano nella cornice del Teatro Bibiena di Mantova, di Pierino e il lupo e dei Quadri da un'esposizione suonati e agiti dal Quintetto Bibiena.

La programmazione di RaiSatShow
Dopo aver tentato soluzioni diverse, da quest'anno la nostra programmazione di musica classica starà all'interno di un programma-contenitore, Live.
I piatti forti del programma comprendono una scelta operata dalla nostra consulente Susanna Franchi sul mercato dei grandi distributori internazionali e l'intero repertorio dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. Nel corso di gennaio proporremo l'integrale delle Sonate di Beethoven interpretate da Barenboim con la regia di Ponnelle, che sceglie una cifra stilistica diversa per ogni sonata (campi lunghi, dettagli, zoom per sottolineare il diverso respiro delle singole composizioni); la programmazione proseguirà con eventi tematici: Stravinskij a febbraio, un omaggio a Luca Ronconi a marzo.
Come è nostra abitudine, faremo precedere ogni brano da una guida all'ascolto-visione, caratterizzata da un approccio non tecnicistico e informale.
In gennaio comincia anche il magazine Liaisons, un'ora di informazione e di approfondimento settimanale sullo spettacolo in teatro e in tv, con presentazioni del palinsesto di RaiSatShow e reportage dai teatri italiani e stranieri che ci illustreranno i più importanti eventi della settimana nel campo della musica classica e della danza.
Accanto alla programmazione delle opere integrali, il programma Trans World Doc continuerà a ospitare documentari: tra gli altri, la serie Leaving Home, storia della musica del Novecento condotta da Simon Rattle.

Perché RaiSatShow a Torino?
Torino ha una grande tradizione musicale, con un pubblico in crescita e una sempre maggiore attenzione che il resto del paese rivolge alla città; a Torino ci sono musicisti, musicologi, giornalisti, critici musicali che hanno scritto e scrivono pagine importanti sull'interpretazione musicale.
Per questo nel 1998 è stata scelta Torino per collocarvi la redazione di musica classica di RaiSatShow, vera fucina ideativa, e poi realizzativa, di questa parte del canale.

Paolo Giaccio
direttore di RaiSatShow

Ariella Beddini
curatrice redazione danza, musica e teatro

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