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Una
redazione torinese, il debutto di un nuovo magazine sulla danza
e sulla musica classica, un'intensa programmazione di concerti ed
eventi televisivi montati negli studi di via Verdi (in gennaio si
vedrà Barenboim alle prese con l'integrale delle sonate di
Beethoven riprese da Ponnelle): anche sul fronte televisivo Torino
sta mettendo a frutto le proprie risorse musicali.
Abbiamo chiesto ai protagonisti di raccontarci in che modo RaiSatShow
si avvicina alla musica.
L'idea di RaiSatShow è quella di un canale "tutto
il giorno intorno al mondo", cioè di una sorta di
viaggio tra mondi e scenari culturali diversi. Alla musica viene
dato certamente lo spazio maggiore, con un'apertura a tutti gli
stili, le epoche e i paesi: pop, rock, etno, fusion, jazz e anche
classica e opera lirica fanno parte del nostro palinsesto.
Diciamo "anche" classica perché la musica
classica è il genere televisivamente più rischioso:
spesso risulta noioso ai non cultori e non appaga all'ascolto gli
appassionati del nitore del suono, abituati all'alta fedeltà
delle incisioni su cd.
Eppure non vogliamo rinunciarci, pur nella consapevolezza che canali
tematici come Classica affrontino la richiesta degli amanti del
genere in maniera molto più completa e analitica.
Noi pensiamo a un tipo di spettatore curioso, come appunto sono
i viaggiatori, cui non dispiace rivedere i primi videoclip di Madonna,
emozionarsi per i concerti di De André, ma anche ascoltare
e vedere il Mahler di Sinopoli e lo Steve Reich diretto da Rattle.
Classica
e tv: qualche considerazione
Fare buoni programmi televisivi di musica classica è difficile.
Sarebbe interessante offrire punti di vista inusuali, moltiplicare
gli sguardi, ma non si può piazzare una camera sul coperchio
di un pianoforte o sul capotasto di un violino durante un'esecuzione.
Ci si concentra dunque sulla possibilità di cogliere dettagli,
zoomando sulle mani di un pianista o sulle espressioni di un direttore.
E, in alcuni casi, si suggerisce al telespettatore una chiave di
ascolto grazie agli stacchi sulle varie sezioni dell'orchestra,
sui solisti, sul coro, seguendo un ritmo dettato dall'analisi della
partitura che diventa dunque un prezioso aiuto nell'individuare
i singoli segmenti musicali e quindi nell'apprezzare la struttura
e la complessità della composizione. La televisione ha poi
il compito di documentare, dare conto dell'atmosfera di un determinato
concerto, regalando al telespettatore l'emozione di essere stato
a Salisburgo o a Vienna, al Metropolitan o alla Scala, senza essersi
mosso da casa.
Per l'opera, le cose stanno in modo diverso: il grande rischio di
una ripresa televisiva è il "troppo vicino": la
maschera che si sovrappone al volto, la sguaiatezza della mimica,
un effetto realistico non previsto dalla regia teatrale.
La soluzione ideale, molto costosa, è la costruzione di eventi
come Traviata à Paris, prodotta dalla Rai, vera e
propria opera per la televisione; e all'estero canali come Arte
e Muzzik nel corso degli anni hanno creato il genere "classica
in tv".
Un punto di riferimento è Georges Clouzot (il regista
de Il corvo), che ha ripreso Karajan mentre dirige, in una Scala
vuota, la Messa da Requiem di Verdi, con un giovanissimo
Pavarotti.
Nel magazzino di RaiSatShow significativi esempi di regia televisiva
di genere sono un Prometeo di Skrjabin, nel quale la ricerca
coloristica del compositore viene realizzata attraverso l'uso del
chroma-key e Sinfonia di Berio, diretta da Rattle, dove lo schermo
si divide in quattro per rendere la simultaneità delle componenti
musicali.
Forse è nel genere del documentario, però, che la
tv sfrutta al meglio le sue possibilità. Il suo fascino sta
nell'essere sempre una biografia, cioè il racconto di una
vita, sia essa quella di un artista, di un brano, di un genere o
di un singolo allestimento.
In questo caso si agisce in maniera totalmente libera, e l'agilità
dei mezzi televisivi riesce a dar conto, in un'ora scarsa di programma,
di una molteplicità di aspetti altrimenti difficilmente riassumibili.
Le
produzioni di RaiSat
Produrre musica è difficile e costoso. Costoso per i mezzi
di produzione necessari e per le royalties da pagare agli artisti.
Difficile per la necessità di trovare un buon compromesso
tra le esigenze della ripresa e quelle dei musicisti.
Affrontando queste difficoltà RaiSatShow ha realizzato le
riprese dell'Orfeo di Monteverdi, con la regia di Ronconi al Maggio
Musicale Fiorentino, dei Carmina Burana diretti da Zubin Mehta
e trasformati in un prodotto televisivo attraverso il montaggio,
dell'integrale dei trii di Beethoven eseguiti dal Trio Italiano
nella cornice del Teatro Bibiena di Mantova, di Pierino e il lupo
e dei Quadri da un'esposizione suonati e agiti dal Quintetto Bibiena.
La
programmazione di RaiSatShow
Dopo aver tentato soluzioni diverse, da quest'anno la nostra programmazione
di musica classica starà all'interno di un programma-contenitore,
Live.
I piatti forti del programma comprendono una scelta operata dalla
nostra consulente Susanna Franchi sul mercato dei grandi distributori
internazionali e l'intero repertorio dell'Orchestra Sinfonica Nazionale
della Rai. Nel corso di gennaio proporremo l'integrale delle
Sonate di Beethoven interpretate da Barenboim con la regia di
Ponnelle, che sceglie una cifra stilistica diversa per ogni sonata
(campi lunghi, dettagli, zoom per sottolineare il diverso respiro
delle singole composizioni); la programmazione proseguirà
con eventi tematici: Stravinskij a febbraio, un omaggio a
Luca Ronconi a marzo.
Come è nostra abitudine, faremo precedere ogni brano da una
guida all'ascolto-visione, caratterizzata da un approccio non tecnicistico
e informale.
In gennaio comincia anche il magazine Liaisons, un'ora di
informazione e di approfondimento settimanale sullo spettacolo in
teatro e in tv, con presentazioni del palinsesto di RaiSatShow e
reportage dai teatri italiani e stranieri che ci illustreranno i
più importanti eventi della settimana nel campo della musica
classica e della danza.
Accanto alla programmazione delle opere integrali, il programma
Trans World Doc continuerà a ospitare documentari: tra gli
altri, la serie Leaving Home, storia della musica del Novecento
condotta da Simon Rattle.
Perché
RaiSatShow a Torino?
Torino ha una grande tradizione musicale, con un pubblico in crescita
e una sempre maggiore attenzione che il resto del paese rivolge
alla città; a Torino ci sono musicisti, musicologi, giornalisti,
critici musicali che hanno scritto e scrivono pagine importanti
sull'interpretazione musicale.
Per questo nel 1998 è stata scelta Torino per collocarvi
la redazione di musica classica di RaiSatShow, vera fucina ideativa,
e poi realizzativa, di questa parte del canale.
Paolo
Giaccio
direttore di RaiSatShow
Ariella
Beddini
curatrice redazione danza, musica e teatro
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