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gennaio 2002
unione musicale
INTERVISTA - Voci senza frontiere
di Marina Pantano

 

Gabriel Grouch ha risposto alle domande dell'intervista

Che cosa fa dei King'singers un gruppo famoso e amato in tutto il mondo come una rock band?
"La nostra popolarità non è paragonabile a quella di un gruppo rock - non siamo sex-symbol o cose del genere (!) e inoltre i nostri fan appartengono a tutte le fasce di età -, ma certamente siamo molto amati perché combiniamo un altissimo livello musicale con la predisposizione a divertirci sul palcoscenico e a far divertire. Questo è ciò che ci piaceva dei King'singers quando eravamo ragazzi".

Un repertorio vastissimo, una musicalità straordinaria e la capacità di far divertire. Queste sono le caratteristiche più evidenti dei King'singers; quali sono le altre?
"Provochiamo il nostro pubblico tutte le volte che possiamo nell'intento di allargarne gli orizzonti musicali: commissioniamo brani ogni anno a importanti compositori di musica classica e cerchiamo di respingere l'idea limitata che si ha delle possibilità di un coro a cappella; non smettiamo mai di studiare e sperimentare e per questo i King'singers sono stati anche un modello per altri complessi vocali. In più, vogliamo avere un rapporto diretto con il nostro pubblico. Vogliamo essere sempre disponibili e avvicinabili. Andiamo nel foyer dopo il concerto e quando abbiamo tempo teniamo masterclass nella stessa città".

Un po' di storia. I King'singers sono nati nel 1968 dal King's College Choir di Cambridge. Come mai i sei cantanti che sono andati via dal Coro hanno scelto di mantenere la parola "King" nella denominazione del loro gruppo?
"L'attaccamento dei King'singers al King's College è sempre stato molto forte e sentito, perché siamo musicisti classici formati nel seno della tradizione corale inglese e il King's College è il padre spirituale di questa tradizione. Siamo molto orgogliosi di questo legame, anche se nella formazione odierna uno solo di noi proviene dal College".

A parte l'umorismo, che cos'è tipicamente inglese nei King'singers?
"Il suono. Il modo in cui imparammo a cantare da ragazzi è rimasto con noi anche oggi ed è un suono estremamente inglese. L'enfasi non è posta sulla tecnica vocale per produrre, nel più ampio modo possibile, la vibrazione da tutto il corpo: lo scopo al contrario è quello di amalgamare perfettamente e delicatamente la propria voce a quella degli altri, esattamente come facevamo da ragazzi".

Che cosa chiedete a un nuovo cantante? Quali sono le caratteristiche di un King'singer?
"Un King'singer non deve avere un ego troppo forte. Deve credere con tutto il suo cuore che il suono della sua voce non è importante quanto quello del gruppo. Deve essere flessibile e disposto a sperimentare per trovare nuovi suoni e colori da mescolare con quelli degli altri. E naturalmente deve essere simpatico! Passiamo insieme sei mesi all'anno in giro per il mondo: dobbiamo andare d'accordo!".

Come lavorate? Usate lo stesso metodo che avevate all'inizio? C'è qualcuno di voi che decide il repertorio, lo stile?
"Siamo una democrazia e ogni King'singer ha la stessa possibilità di dare il proprio contributo per giungere a una decisione, musicale e non. Allo stesso tempo ciascuno di noi ha responsabilità diverse - uno segue le questioni finanziarie, un altro la biblioteca, un altro i programmi di viaggio, uno il diario e uno ci guida nelle discussioni sul repertorio e sui programmi. In passato c'era un direttore artistico ma ora non più. Le responsabilità sono di tutto il gruppo, per cui durante le esecuzioni a turno ciascuno dirige a seconda del repertorio e del gusto o dell'esperienza che ha maturato".

A esclusione di Felicity Palmer (1968) ed Eleanor Capp (1969), nessun'altra donna è entrata a far parte dei K'S. Questo dipende da questioni tecniche o da questioni tradizionali?
"Il gruppo è nato come complesso maschile per una questione esclusivamente tecnica: fondere sei voci maschili, sia pur di tutte le estensioni, è più facile e dà risultati diversi da quelli ottenuti con voci miste. Le collaborazioni con quei due illustri soprano avvennero per questioni di emergenza".

Come mai avete deciso di modificare il vostro nome dopo più di trent'anni?
"Questa decisione fa parte di una serie di cambiamenti avvenuti lo scorso anno per preparare l'ingresso del gruppo nel XXI secolo. Non cerchiamo di dimenticare il passato, siamo anzi felici di continuare a portare l'eredità dei nostri predecessori. Allo stesso tempo abbiamo pensato di facilitare la pronuncia del nostro nome (voi riuscivate a dire la 's centrale?)".

Pensate di essere un gruppo tradizionale? C'è stato qualche profondo mutamento nei King'singers in oltre trent'anni di attività?
"Siamo tradizionali perché siamo portatori di una eredità, ma il tratto essenziale di quella stessa eredità è sempre stato il continuo impulso a svilupparsi e a evolversi. Cerchiamo sempre di non sederci sugli allori, come si dice. Rispetto al passato possiamo dire che siamo riusciti a mantenere il gruppo vivo e fresco come era alle origini: il turnover dei cantanti, tutto sommato abbastanza lento, ha aiutato il gruppo a rimanere lo stesso, più che se fossero rimasti i componenti originali".

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I King's singers
canteranno al Conservatorio di Torino mercoledì 23 gennaio (ore 21)
) per l'Unione Musicale (serie gialla)