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Un
omaggio doveroso, fors'anche un piccolo gesto riparatore, da parte
della nostra città. Così mi piace considerare il concerto
che vedrà impegnata Lucy van Dael con l'Academia
Montis Regalis. Dopo gli omaggi tributati in passato ai grandi
pionieri olandesi della moderna renaissance della musica antica
- Frans Brüggen, Gustav Leonhardt, Anner Bylsma - mancava
proprio, negli annuari torinesi, un appuntamento concertistico esclusivo
con questa musicista. In effetti, è una delle figure che
ha dato un contributo tra i più rilevanti al rinnovamento
dell'interpretazione della musica barocca su strumenti d'epoca.
A differenza, però, di altre star della next generation quali
Ton Koopman, Bob van Asperen o i fratelli Kuijken, qui in
Italia il suo nome sembra faticare ancora a calamitare su di sé
le meritate attenzioni.
È innanzi tutto dall'eccezionale curriculum artistico di
Lucy van Dael che proviene il primo j'accuse nei confronti di questa
disattenzione. Talento precocissimo, dopo aver debuttato come solista
a soli 12 anni, compiuti gli studi al Conservatorio Reale di La
Haye, a 19 anni entra a far parte della Nederlands Kamer Orkest
e contemporaneamente inizia un'attività didattica che prosegue
tutt'oggi in tutto il mondo, da Amsterdam a Djakarta e Melbourne,
da Basilea alle università californiane di Berkeley e Stanford.
Come violista e violinista Lucy van Dael ha tenuto una miriade di
concerti sotto la direzione di Leonhardt, Brüggen, Koopman,
Nikolaus Harnoncourt, dei Kuijken, suonando nelle orchestre più
importanti, dal Leonhardt-Consort, alla Petite Bande, all'Orchestra
del XVIII secolo, da lei fondata insieme con Brüggen. È
attivissima anche nella musica da camera: fa parte dell'Amsterdam
Fortepiano Trio e dell'ensemble L'Archibudelli; tiene regolarmente
concerti con Bob van Asperen e Wouter Möller. Non è
molto che Lucy van Dael ha deciso di cimentare tutta la sua straordinaria
esperienza anche nel campo della direzione d'orchestra.
Ascoltandola dirigere Mozart (Sinfonie K. 201 e K. 550) e
Haydn (Sinfonia "La Reine"), sentendola poi suonare
Haydn (Concerto Hob. VIIa n. 1), sarà davvero un piacere
scoprire quali delle qualità che da sempre le vengono riconosciute,
"il tocco gentile e amabile, l'espressività pulita e
sobria del fraseggio, l'autorevolezza e la vivezza interpretativa",
Lucy van Dael saprà trasfondere dal suo archetto alla bacchetta.
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Il
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