Torna all'indice di Sistema Musica
gennaio 2002
unione musicale
Il sismografo di Rihm
di Gianni Nuti


-

 

Prologo
In Wolfgang Rihm - classe 1952 - tutto nasce da un contagio di raggi d'arte contratto nella prima infanzia. Un paesaggio con albero di Lovis Cortinth e un autoritratto di Max Bechmann che suscitano subito nel bimbo una bruciante volontà formativa: dipinge acquarelli, inventa racconti e poemi fantastici dettati alla mamma prima di imparare a scrivere. La musica arriva dopo, legata allo spirito religioso di Wolfgang, attratto dalla sacralità del rito, dall'odore dell'incenso, dal suono dell'organo che a sette anni riesce a suonare improvvisando per un'intera giornata finché non gli viene tolta la corrente elettrica dai compaesani esasperati. La musica nasce in Rihm dalla manipolazione di uno strumento. Non dimentica questa lezione quando intraprende gli studi accademici.
I maestri
Eugen Werner Velte, docente all'Accademia di Musica di Karlsruhe, uomo generoso, pronto a concedere ogni minuto libero agli allievi, capace di insegnare il rigido linguaggio seriale di Webern, lasciando la possibilità di impiegarlo liberamente; autore di indimenticate lezioni sugli ultimi quartetti di Beethoven che dimostrano al giovane compositore come si possano conciliare un'inflessibile organizzazione dei suoni con una prorompente carica espressiva. La natura indisponibile a compromessi di Stockhausen durante le estati a Darmstadt e gli inverni a Colonia conforta Wolfgang negli anni maturi dell'apprendistato, e imprime la svolta decisiva verso una strada del tutto personale: lo invita a seguire la propria voce interiore con migliore disposizione d'animo, ad apprezzare, nel processo compositivo, il valore dell'intuizione da una parte e un fermo senso delle durate e delle proporzioni dall'altro.
I predecessori
Di Schoenberg Rihm apprezza il fuoco creativo, ma avverte il senso di soffocamento che la sua musica soffre quando è costretta in una rete dodecafonica; ama Berg sopra ogni altro e saluta Debussy come un redentore: egli spalanca le finestre e libera dall'odore di muffa quelle grigie camere formali dove ciascun compositore militante del dopoguerra sembrava obbligato a vivere, impegnato a riempirle di musica senza mai uscirne. Dal compositore francese Rihm impara a scrivere partendo da zero ogni volta, assumendosi in pieno la responsabilità della creazione.
Lo stile Considerato l'esponente di punta della "nuova semplicità", in realtà Rihm promuove un recupero irreversibile del valore comunicativo ed emozionale dell'arte misconosciuto per molti anni, senza semplificare un bel niente. Il compositore non utilizza un solo idioma linguistico, ma adotta una grammatica e una sintassi funzionali agli scopi espressivi contingenti, quindi sempre diverse. La forma è tensione serpeggiante tra segrete, cunicoli, nascondigli che aspira a un punto d'equilibrio, le idee fluttuano di continuo tra un'estetica dell'evocazione e una della provocazione, rigenerando materia apparentemente morta per slanciarla verso un futuro divinato. Di fronte a questa scrittura "in punta di nervi e non di penna" chi ascolta legge una traduzione sismografica del vivere, dove aria e anima, natura ed essere concorrono a scrivere un unico, fervido, instabile disegno.

CALENDARIO SETTIMANALE
segui il link 1 /12 gennaio
segui il link 13/20 gennaio
segui il link 21 /27 gennaio
segui il link 28 /31 gennaio