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gennaio 2002
orchestra sinfonica nazionale della RAI
Il tempo secondo Prêtre
di Arrigo Quattrocchi


Georges Prêtre

 

Georges Prêtre è cambiato nel tempo.
Ci sono artisti, interpreti, che negli anni della maturità e della vecchiaia offrono un'immagine sostanzialmente coerente rispetto a quella degli anni giovanili; altri invece subiscono un'evoluzione che ne modifica sostanzialmente l'identità.
È quello che è successo, in qualche modo, a Georges Prêtre. Il direttore di oggi, riflessivo, dedito al repertorio sinfonico e assai spesso a quello romantico di area tedesca, ricorda ormai da lontano il giovane energico, dal carisma dionisiaco, impegnato intensivamente nel teatro d'opera e considerato specialista del repertorio francese.
Per molti lustri, infatti, Prêtre è stato conteso dalle istituzioni italiane soprattutto come interprete di riferimento della musica francese. Alla Scala è stato invitato per Carmen, Werther, Les Troyens, Faust, Samson et Dalila, Pelléas et Mélisande, L'heure espagnole e L'enfant et les sortileges, per alcune opere di Puccini (Bohème, Madama Butterfly, Manon Lescaut, Turandot) e del Verismo (Cavalleria rusticana e Pagliacci), per una sola opera di Wagner (Die Walküre), mai per un'opera di Verdi o di Strauss. Fu Francesco Siciliani, quando era direttore artistico delle Orchestre della Rai, a chiedergli, con lungimiranza, di dirigere il Rosenkavalier e l'Ottava di Mahler; ma anche la Norma di Bellini, registrata a Torino; nonché una Kovancina destinata a saltare durante le prove per una delle leggendarie sfuriate del direttore verso le sue orchestre (volarono parole grosse, e venne evocato il generale Cambronne). Siciliani non mancò tuttavia di catturare su nastro Les Troyens e La damnation de Faust di Berlioz, la Carmen. Parallelamente, all'Accademia di Santa Cecilia, Prêtre diresse, negli anni Settanta, la Terza di Mahler e l'Eroica (nonché il Requiem di Verdi); tuttavia queste prove erano considerate da buona parte del pubblico come stravaganti evasioni da un recinto obbligato, alle quali difettava una radice culturale posseduta solo dai direttori di area tedesca. Non meno chiari gli orientamenti dell'industria del disco; Prêtre è entrato in sala di registrazione per incidere Carmen, Les pécheurs de perles, Samson et Dalila, Werther, nonché La traviata (opera spesso considerata come progenitrice dell'opéra-lirique francese) e l'accoppiata Cavalleria rusticana-Pagliacci. Quasi inosservata è passata la sua Lucia di Lammermoor, che pure segnava una netta discontinuità rispetto alle tante registrazioni degli "esperti" maestri italiani.
È giusto domandarsi, dunque, perché, negli anni giovanili, le qualità direttoriali di Prêtre si siano manifestate in modo così prepotente e inequivoco prima di tutto nel repertorio francese e in quello operistico. Perché Prêtre, più che essere incline a costruire severe architetture, è sempre stato un cultore di una estetica compiaciuta del suono, capace di accendere e inebriare una esecuzione; ed è, questa cultura del suono, una componente centrale della musica francese, culminata nell'esperienza impressionistica. La cavalcata verso l'inferno della Damnation, il valzer del Faust, l'inno alla libertà della Carmen, nonché la progressiva accensione del Bolero, si avvalevano, attraverso la lettura di Prêtre, più che di un ferreo controllo dell'insieme, di una cura peculiare del gioco timbrico, di una elasticità del fraseggio e di una improvvisa accelerazione della tensione, in grado di offrire emozioni difficilmente ripetibili.
Questa specializzazione "francese", tuttavia, Prêtre l'ha sempre rifiutata; ha sempre rivendicato con forza il diritto di superare le barriere delle culture nazionali; di dirigere Verdi, Brahms, e Gershwin tanto quanto Debussy e Ravel. Forse proprio questo desiderio di essere accettato anche come interprete di altri repertori è all'origine del suo distacco dal teatro d'opera, sul quale distacco hanno senz'altro influito anche altri fattori: la difficoltà di riunire cast adeguati, di gestire i meccanismi degli enti lirici, di confrontarsi con allestimenti innovativi. Dedicarsi al repertorio sinfonico, d'altronde, significa avere maggiore libertà di orientamento e di scelta nella compilazione dei programmi. Ma l'abbandono del teatro d'opera - con pochissime eccezioni - ha inciso significativamente anche sulla personalità dell'interprete. Le accensioni brucianti hanno lasciato il passo a scelte di tempo posate, al manifestarsi di un intimismo più sofferto e riflessivo. Se Prêtre affronta, oggi, i poemi sinfonici di Respighi, è probabile che egli li legga tuttora, e legittimamente, come esiti di un filone impressionista; se affronta, invece, la Quarta Sinfonia di Brahms, è probabile che egli si accosti a questo testo valorizzando più la ricchezza della scrittura sinfonica che non il rigore della costruzione, senza però quegli equivoci di prospettiva che talvolta le sue letture giovanili potevano suscitare. La verifica, e la misura della distanza con il Prêtre di anni lontani, spetta al pubblico torinese.

CALENDARIO SETTIMANALE
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Informiamo il pubblico che per improvvisa indisponibilità del maestro Georges Pretre i concerti di giovedì 31 gennaio ore 20.30 e venerdì 1 febbraio ore 21 saranno diretti dal maestro Michel Plasson.

Il programma sarà il seguente:
Georges Bizet
Sinfonia n 1 in do maggiore
César Fanck
Sinfonia in re minore