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gennaio 2002
usi e abusi
Carmina et imperium
di Gianni Nuti

Un legame sempre più stretto fra le più importanti istituzioni musicali torinesi, l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e il Teatro Regio di Torino, ha visto protagonista negli ultimi anni, all'interno della Stagione Sinfonica della Rai e al fianco dell'Orchestra, il Coro del Teatro Regio, guidato dal maestro Bruno Casoni. Ripercorrendo alcune delle ultime tappe di questo connubio, dall'Aleksandr Nevskij di Prokof'ev alla Terza Sinfonia di Mahler nella stagione 1998-1999, dal Re Davide di Honegger al War Requiem di Britten nella 1999-2000, compresa la partecipazione del Coro di voci bianche del Regio nel Faust di Schumann e nel Cavaliere della rosa nella scorsa stagione, fino alla recente Seconda sinfonia di Mahler, a dicembre, il pubblico ha seguito il continuo crescendo dell'impegno artistico e del valore professionale di un tale rapporto.
Venerdì 25 e sabato 26 gennaio al banco di prova di opere tanto importanti quanto imponenti si aggiungeranno i Carmina Burana, il più celebre lavoro di Carl Orff, i cui testi ricavati dalla raccolta del monastero di Benedicte Beuren (Baviera) nota come Codex Latinus 4660, inneggiano all'amore, al vino e alle gioie profane della vita, attraverso una musica travestita da movenze arcaiche. (m.l.)

Non è un caso che la musica dei Carmina Burana sia stata utilizzata in numerosi film del secondo Novecento e abbia fatto da sfondo sonoro a molti spot pubblicitari: è brulicante di energia, ricca di particolari e colori come un dipinto fiammingo, ma edificata su pochi, unanimi elementi forti e replicati nel tempo senza sviluppi o variazioni, fatti di ostinati ritmici e fasce di suono lungamente tenute. Ideale ambiente sonoro per una sequenza cinematografica con un unico fondale ed eventi, volti, motti in evoluzione.
Un theatrum emblematicum, dove la musica squadra temi-simbolo universali cui le immagini alludono, ma che non esplicitano.
Scorrendo la mia memoria di cinefilo incontro coerentemente i Carmina in ambientazioni medievali.
Un medievale, leggendario o mitologico, ora metafora dell'inconscio più oscuro, delle dinamiche collettive più ancestrali e barbare, dell'ambiguità tra segreto, labirinto e mistero. -

Sempre legato a una rappresentazione del potere. Quello bianco della Verità, conquistato da Artù prima estraendo la spada dalla roccia, poi bevendo dal Graal o quello nero di Morgana che trasforma le carni in pietra in Excalibur; il potere della Morte ne Il settimo sigillo di Bergman, che approssima all'Apocalisse il crociato deluso e dubbioso e indica la follia del giullare come unica strada per dare scacco (matto) a un destino di distruzione e annientamento.
Il potere del sesso "obbligatorio e brutto" come metafora del consumo, dello sfruttamento dei corpi e delle vite ridotte a cose in Salò o le centoventi giornate di Sodoma, di un Pasolini stanco di vivere e incapace di trovare nell'arte uno strumento di riscatto.
Nell'opera di Orff si rispecchia bene il potere che non racconta, afferma; che proclama, non discute; che percuote, non sfiora; che scolpisce, non canta.
Non si prende a braccetto il potere, si cavalca come il baldo giovine impavido e sensuale che, in uno spot di qualche anno fa, solcava le onde di un oceano impetuoso, dominatore della Natura grazie a un profumo pour homme irresistibile all'olfatto femminile.
Anch'esso fenomeno di natura.

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