Torna all'indice di Sistema Musica
gennaio 2002
orchestra sinfonica nazionale della RAI
INTERVISTA - Ottoni e archi in prima serata


Joseph Burnam

Roberto Ranfaldi

 

Il patrimonio artistico e umano in forze presso l'Orchestra Nazionale della Rai ha trovato, con la direzione artistica di Daniele Spini, modo di esprimersi lungo tre strade: una stagione sinfonica che affronta i repertori più svariati, dal Barocco alle prime esecuzioni assolute con i più grandi direttori viventi e con giovani scoperte; alcuni concerti per strumento solista, eseguiti da prime parti dell'Orchestra; Domenica Musica, la stagione dei complessi da camera proposta al Sermig una domenica mattina al mese. La caratura delle formazioni impegnate in quest'ultima operazione e l'interesse per specifici progetti hanno indotto la direzione, da quest'anno, a promuovere alcuni appuntamenti in "prima serata". Così, se Domenica Musica prosegue con l'appuntamento del 13 gennaio (Sermig, Arsenale della Pace, ore 11) che vedrà un ensemble di legni e ottoni impegnato in una prima assoluta del brano vincitore del Premio Casella 1999, un Divertimento di Mozart e una Sinfonia per strumenti a fiato di Strauss, il 3 e 4 gennaio al Lingotto si misureranno gli archi senza direttore e gli ottoni dell'OSN guidati da Jay Friedman in un originale e affascinante confronto.
Se i primi navigheranno sulle acque note delle Stagioni di Vivaldi (nocchiero il violinista Roberto Ranfaldi) gli ottoni allestiranno un vero teatro della memoria dialogando a più cori con musiche della scuola cinquecentesca veneziana. L'originalità dell'operazione merita qualche parola in più e all'uopo chiediamo a uno dei protagonisti della serata, Joseph Burnam, primo trombone dell'Orchestra qualche particolare.

Maestro, com'è nata questa produzione?
"La paternità dell'idea di un concerto diviso tra ottoni e archi è naturalmente del direttore artistico; quando questi mi ha fatto partecipe del progetto ho suggerito di prevedere un direttore perché i gruppi sono grandi, opereranno a distanza gli uni dagli altri. Occorreva una figura che fosse esperta di musica rinascimentale e barocca, essendo il programma - con musiche di Gabrieli e Monteverdi - assai specialistico. Il nome di Friedman mi è balzato subito alla mente come il più adatto a coprire quest'incarico".

Quali le peculiarità di questa parte del concerto?
"Anzitutto un programma per gruppo d'ottoni grande in stagione è fatto inaudito per il pubblico della Rai: suono da vent'anni in orchestra e non è mai capitato un evento del genere. Di solito in un concerto sinfonico gli ottoni intervengono occasionalmente e per poco tempo, mentre una metà del programma in questo caso è tutta nelle nostre mani così da lasciare al pubblico la possibilità di mettere a fuoco, il nostro potenziale espressivo e timbrico senza il filtro degli archi, il contorno delle percussioni o gli impasti con i legni. Inoltre, con questo repertorio a tre e quattro cori speriamo di poter sfruttare gli spazi del Lingotto in modo da valorizzare, dal punto di vista sonoriale, il gioco delle distanze".

La presenza di Friedman attesta che tra la scuola di ottoni europea e quella americana esistono ormai forti convergenze?
"In un mondo dove le informazioni e le idee si scambiano in tempo reale le scuole nazionali non hanno ragione di sopravvivere: possono restare poche marginali differenze, ma non è più un problema di compatibilità come quindici, vent'anni fa".

Lei è amico, oltre che collega, di Jay Friedman; potrebbe darci qualche notizia su di lui?
"Certo è noto che Friedman, originario di Chicago, ricopre da quasi quarant'anni il ruolo di primo trombone nell'Orchestra Sinfonica di questa città; per il nostro strumento è una delle figure di riferimento più importanti nel mondo sia come docente sia come interprete. Fin da quando, a 24 anni entrò in orchestra, si dimostrò incuriosito dalle partiture e non solo dalla parte che doveva suonare; iniziò a studiare tecnica della direzione d'orchestra e poi si avventurò, nella maturità, verso questa nuova occupazione. Fu nominato nel 1995 direttore musicale dell'Orchestra Sinfonica di Oak Park e River Forrest; nello stesso anno inaugurò l'American Opera Group con The Bear di Walton e The Medium di Menotti. Famoso interprete di Wagner e Sibelius, Friedman è anche noto come arrangiatore: il suo lavoro più recente, Una sinfonia alpina di Richard Strauss, gli è stato commissionato da Michael Mulcahy.
Nonostante questa celebrità, Friedman è un uomo facilmente avvicinabile, affabile, non si cura della propria fama quanto piuttosto dei suoi cavalli da corsa, che allena, nel tempo libero, in una grande fattoria di sua proprietà". (g.n.)

CALENDARIO SETTIMANALE
segui il link 1 /12 gennaio
segui il link 13/20 gennaio
segui il link 21 /27 gennaio
segui il link 28 /31 gennaio