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Il
patrimonio artistico e umano in forze presso l'Orchestra Nazionale
della Rai ha trovato, con la direzione artistica di Daniele Spini,
modo di esprimersi lungo tre strade: una stagione sinfonica che
affronta i repertori più svariati, dal Barocco alle prime
esecuzioni assolute con i più grandi direttori viventi e
con giovani scoperte; alcuni concerti per strumento solista, eseguiti
da prime parti dell'Orchestra; Domenica Musica, la stagione dei
complessi da camera proposta al Sermig una domenica mattina al mese.
La caratura delle formazioni impegnate in quest'ultima operazione
e l'interesse per specifici progetti hanno indotto la direzione,
da quest'anno, a promuovere alcuni appuntamenti in "prima serata".
Così, se Domenica Musica prosegue con l'appuntamento del
13 gennaio (Sermig, Arsenale della Pace, ore 11) che vedrà
un ensemble di legni e ottoni impegnato in una prima assoluta del
brano vincitore del Premio Casella 1999, un Divertimento di Mozart
e una Sinfonia per strumenti a fiato di Strauss, il 3 e 4 gennaio
al Lingotto si misureranno gli archi senza direttore e gli ottoni
dell'OSN guidati da Jay Friedman in un originale e affascinante
confronto.
Se i primi navigheranno sulle acque note delle Stagioni di Vivaldi
(nocchiero il violinista Roberto Ranfaldi) gli ottoni allestiranno
un vero teatro della memoria dialogando a più cori con musiche
della scuola cinquecentesca veneziana. L'originalità dell'operazione
merita qualche parola in più e all'uopo chiediamo a uno dei
protagonisti della serata, Joseph Burnam, primo trombone
dell'Orchestra qualche particolare.
Maestro,
com'è nata questa produzione?
"La paternità dell'idea di un concerto diviso tra ottoni
e archi è naturalmente del direttore artistico; quando questi
mi ha fatto partecipe del progetto ho suggerito di prevedere un
direttore perché i gruppi sono grandi, opereranno a distanza
gli uni dagli altri. Occorreva una figura che fosse esperta di musica
rinascimentale e barocca, essendo il programma - con musiche di
Gabrieli e Monteverdi - assai specialistico. Il nome di Friedman
mi è balzato subito alla mente come il più adatto
a coprire quest'incarico".
Quali
le peculiarità di questa parte del concerto?
"Anzitutto un programma per gruppo d'ottoni grande in stagione
è fatto inaudito per il pubblico della Rai: suono da vent'anni
in orchestra e non è mai capitato un evento del genere. Di
solito in un concerto sinfonico gli ottoni intervengono occasionalmente
e per poco tempo, mentre una metà del programma in questo
caso è tutta nelle nostre mani così da lasciare al
pubblico la possibilità di mettere a fuoco, il nostro potenziale
espressivo e timbrico senza il filtro degli archi, il contorno delle
percussioni o gli impasti con i legni. Inoltre, con questo repertorio
a tre e quattro cori speriamo di poter sfruttare gli spazi del Lingotto
in modo da valorizzare, dal punto di vista sonoriale, il gioco delle
distanze".
La
presenza di Friedman attesta che tra la scuola di ottoni europea
e quella americana esistono ormai forti convergenze?
"In un mondo dove le informazioni e le idee si scambiano in
tempo reale le scuole nazionali non hanno ragione di sopravvivere:
possono restare poche marginali differenze, ma non è più
un problema di compatibilità come quindici, vent'anni fa".
Lei
è amico, oltre che collega, di Jay Friedman; potrebbe darci
qualche notizia su di lui?
"Certo è noto che Friedman, originario di Chicago, ricopre
da quasi quarant'anni il ruolo di primo trombone nell'Orchestra
Sinfonica di questa città; per il nostro strumento è
una delle figure di riferimento più importanti nel mondo
sia come docente sia come interprete. Fin da quando, a 24 anni entrò
in orchestra, si dimostrò incuriosito dalle partiture e non
solo dalla parte che doveva suonare; iniziò a studiare tecnica
della direzione d'orchestra e poi si avventurò, nella maturità,
verso questa nuova occupazione. Fu nominato nel 1995 direttore musicale
dell'Orchestra Sinfonica di Oak Park e River Forrest; nello stesso
anno inaugurò l'American Opera Group con The Bear di Walton
e The Medium di Menotti. Famoso interprete di Wagner e Sibelius,
Friedman è anche noto come arrangiatore: il suo lavoro più
recente, Una sinfonia alpina di Richard Strauss, gli è stato
commissionato da Michael Mulcahy.
Nonostante questa celebrità, Friedman è un uomo facilmente
avvicinabile, affabile, non si cura della propria fama quanto piuttosto
dei suoi cavalli da corsa, che allena, nel tempo libero, in una
grande fattoria di sua proprietà". (g.n.)
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| CALENDARIO
SETTIMANALE |
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1
/12 gennaio |
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13/20
gennaio |
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21
/27 gennaio |
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28
/31 gennaio |
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