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gennaio 2002
associazione lingotto musica
INTERVISTA - Mehta: la musica è per tutti
di Cecilia Fonsatti


Zubin Mehta

Maestro Mehta, lei ha suonato il violino, il pianoforte, il contrabbasso e le percussioni e ha studiato composizione e medicina, oltre ad aver cantato in coro (partecipando tra l'altro all'incisione della Nona di Beethoven diretta da von Karajan!). Fra tutte queste esperienze, quale le ha lasciato il segno più deciso?
E quale l'ha maggiormente aiutata nella sua professione?
"Sicuramente assistere alle prove d'orchestra dirette da mio padre Mehli Mehta (che aiutavo e seguivo con grande passione); inoltre a Vienna ho avuto l'occasione di seguire il lavoro dei più grandi direttori di quegli anni (erano i Cinquanta): fu una grande scuola. Anche l'aver suonato in orchestra è stata un'esperienza formativa importante, naturalmente!".

A proposito della prima volta che salì sul podio, a sedici anni, lei disse "ebbi l'impressione che l'orchestra fosse come una carrozza trainata da oltre cento cavalli: si possono allentare o stringere le briglia, o lanciarli al galoppo…". La pensa ancora allo stesso modo dopo tanti anni trascorsi a dirigere i maggiori complessi del mondo?
"Spiego meglio che cosa volevo dire: l'orchestra è come una carrozza con sei cavalli; una volta fatte le prove e acquisita la fiducia, è indispensabile talvolta lasciarla libera di esprimersi da sola… magari per otto battute… senza quasi disturbare i musicisti… e poi saper valutare quando stringere nuovamente la bacchetta in pugno e riprenderne il controllo…".

Lei è certamente uno dei direttori d'orchestra più coraggiosi, da sempre attivo e attento alla politica e al sociale. Secondo lei la musica può contribuire a migliorare la società?
"Credo che ogni giorno la musica migliori la società, e non soltanto la "mia" musica. Ogni giorno nel mondo ci sono migliaia di concerti e migliaia di persone ascoltano la musica, in teatro, all'opera, nelle chiese… questo aiuta molto l'umanità. In Afghanistan erano sei anni che non ascoltavano musica: la prima cosa che hanno fatto dopo la liberazione di Kabul è stata riaccendere le radio; tutti abbiamo bisogno della musica!".

Nel 1970 per la NBC lei partecipò a una trasmissione televisiva a fianco di Carlos Santana; in seguito ha diretto i due più grandi concerti dei Tre tenori alle Terme di Caracalla a Roma, rilanciando la lirica nel grande mondo della musica commerciale. Che atteggiamento ha nei confronti della musica di tradizione non classica?
"Mi piace moltissimo il jazz, e comunque quell'esperienza alla NBC fu una sfida: proporre un'ora di musica, classica e pop, senza interruzioni pubblicitarie. Santana e io ci esibimmo fianco a fianco, insieme anche con Who e Jethro Tull; fu un progetto molto discusso, allora, ma io all'epoca avevo molta voglia di sperimentare".

Sempre a proposito di televisione, lo scorso anno a Parigi ha diretto l'OSN della Rai e un cast di ottimi cantanti nel progetto Traviata à Paris: che cosa le ha lasciato quell'esperienza?
Reputa che la lirica sia uno spettacolo adatto alla televisione?

"Credo che questo ambizioso a grandioso progetto (che si è anche conquistato l'Emmy Award 2001 e il Prix Italia 2001, e che uscirà presto in dvd) sia la prova lampante che l'opera è adatta alla televisione. Io credo sia stato un successo nella misura in cui siamo riusciti a non sacrificare artisticamente e musicalmente nulla. I tempi musicali, il contatto con i cantanti e con l'orchestra: il meccanismo è stato identico a quello di una vera produzione teatrale. Naturalmente non sarebbe possibile ripetere questa esperienza ogni due mesi: è stata una grande fatica! Ma durante il lavoro ho avuto la massima collaborazione di tutti, da Andermann (il produttore) all'ultimo dei tecnici, e anche l'atteggiamento dell'Orchestra e dei cantanti è stato ammirevole".

Lei ha affermato: "Quando c'è simbiosi tra orchestra e direttore tutto funziona meglio e le esecuzioni sono migliori. Ciò è facile quando vi è un rapporto di lavoro lungo è stabile". Come si pone invece di fronte alle orchestre che le capita di dirigere solo occasionalmente?
"Io faccio questo molto di rado. Le uniche due orchestre che dirigo come "ospite" sono i Berliner e i Wiener [Philharmoniker, ndr], che "frequento" da quarant'anni circa: ho quindi avuto modo di seguirne l'evoluzione e di fronte a loro non mi sento estraneo. Oltre a queste, dirigo soltanto la Israel Philharmonic Orchestra, il Maggio Musicale Fiorentino e la Bayerische Staatsoper di Monaco; qualche volta la Los Angeles Philharmonic Orchestra".

In occasione di questo appuntamento torinese del Lingotto lei ha scelto due composizioni molto celebri, Le sacre de printemps di Stravinskij e Shéhérezade di Rimskij-Korsakov. Perché?
"Quello di Torino è un programma che amo molto e che eseguo molto di rado. Stravinskij fu allievo di Rimskij-Korsakov e il legame che unisce i due compositori è forte e particolarmente chiaro in questi due brani".

Che atteggiamento assume di fronte a queste partiture che ha diretto magari più volte e in periodi diversi della sua vita?
"Nel Sacre laddove un tempo il barbarismo pagano dominava la mia interpretazione, oggi troverete una maggiore varietà dei colori. Rimskij-Korsakov invece lo eseguiamo per la prima volta (dopo due repliche a Firenze sempre in gennaio). In ogni caso la differenza maggiore la fa proprio l'orchestra; anche a distanza di pochi anni ogni musicista matura una propria consapevolezza musicale della partitura che suona, più "cameristica", perché a differenza delle prime esecuzioni in cui la preoccupazione sta nel "leggere" le note, si può finalmente lasciare andare all'ascolto dei propri colleghi e delle altre famiglie di strumenti…".

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sabato 12 gennaio
Auditorium del Lingotto ore 21
Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino
Zubin Mehta direttore
Musiche di Rimskij-Korsakov, Stravinskij