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gennaio 2002
associazione lingotto musica
La silhouette della principessa e lo choc del Sacre
di Giorgio Pestelli


orchestra del maggio musicale fiorentino

orchestra del maggio musicale fiorentino

 

Mentre attendeva al lavoro di orchestrazione del Principe Igor di Borodin (1888), Rimskij-Korsakov sentì l'urgenza di una composizione sinfonica suggerita da Le mille e una notte, l'inesauribile serbatoio d'immaginazioni orientali, forse in combutta con lo stimolo esotico già presente nell'opera di Borodin cui accudiva; annotò qualche appunto e, secondo il suo solito, rimandò la stesura e il completamento dell'opera ai lunghi mesi estivi, trascorsi quell'anno in un villaggio del distretto di Luga. Ne sortì la suite sinfonica Shéhérazade, che assieme al Capriccio spagnolo scritto un anno prima e all'ouverture La grande Pasqua russa della stessa estate 1888 concludeva, secondo le parole dell'autore, "un periodo della mia carriera, al termine del quale il mio modo di trattare l'orchestra aveva raggiunto un grado ragguardevole di virtuosità e di pienezza sonora"; ma in realtà, dietro il secco tecnicismo, Rimskij occulta il composito orizzonte delle sue sgargianti partiture e soprattutto la consapevolezza di aver pressoché inventato una "musica d'avventure". Nel nome di Shéhérazade, Rimskij-Korsakov compendia alcuni temi del celebre novelliere distribuendoli in quattro movimenti principali ispirati ad altrettante scene o situazioni: il mare e la nave di Simbad, le avventure del principe Calendo, il principe e la principessa, festa a Bagdad e nave che si infrange sugli scogli; ma tutto senza steccati o riscontri puntuali perché, sempre secondo il compositore, gli "apparenti Leitmotive non sono che puri materiali musicali o temi dati per uno sviluppo sinfonico: temi che si compenetrano e si spargono per tutti i movimenti della suite, alternandosi e intersecandosi a vicenda". Infatti, nessun titolo extramusicale verrà aggiunto in partitura per orientare l'ascolto; unico legame evidente è l'intervento solistico del violino, che rispunta ogni volta da capo come la silhouette della principessa pronta a ricominciare un nuovo racconto: affabulazioni sostenute dagli accordi di un'arpa, velari iridescenti dietro i quali Rimskij si mimetizza nello stereotipo del favoloso e del lontano.

"Terminando a Pietroburgo le ultime battute dell'Uccello di fuoco - racconta Stravinskij nelle Cronache della mia vita - un giorno intravidi nella mia immaginazione, in modo del tutto inaspettato, lo spettacolo di un grande rito sacrale pagano: vecchi saggi erano seduti in cerchio a osservare la danza della morte di una fanciulla che essi sacrificavano per rendersi propizio il Dio della primavera". Era il soggetto de Le sacre du printemps; ma il lavoro venne subito rimandato per l'irruzione, altrettanto inattesa, di Petruška che assorbì Stravinskij nel 1910-11. Solo dopo questa parentesi Stravinskij si consultò con il pittore Nicolas Roerich, amico e studioso del mondo pagano, per mettere a fuoco il soggetto; quindi, ritiratosi nella tenuta paterna di Ustilug lavorò con alcune interruzioni fino al novembre del 1912; il 28 maggio 1913 Le sacre du printemps inaugura la stagione dei Balletti russi al Théâtre des Champs Elysées, direttore Pierre Monteux, coreografia di Vaslaw Nijinsky. L'esito di quella "prima", come si sa, fu disastroso; ma già l'anno dopo, come puro pezzo da concerto, la Sagra conobbe il suo primo trionfo, non più interrotto fino a oggi; alla sua popolarità, oltre ai balletti ideati da Millos o da Béjart, ha di certo contribuito pure la celebre Fantasia di Walt Disney (1940), dove tuttavia la ferocia è accortamente circoscritta al regno animale e tellurico, senza presenze umane. L'opera è concepita in due grandi quadri, L'adorazione della terra e Il sacrificio: entrambi sono organizzati secondo un voltaggio espressivo crescente, che parte da una zona di attesa e preparazione e poi sale, con qualche riflusso di calma, verso un culmine di scatenamento fonico e ritmico. Nei suoi ammirevoli Souvenirs sur Igor Stravinsky del 1946, Ferdinand Ramuz dirà di Stravinskij: "Siete un uomo che si getta sulle sue prede, siete un uomo da preda… d'istinto puntate sempre al significativo, al vero, all'autentico, in tutte le cose, e sempre alle materie brute, alle non classificate, alle non percepite": parole che ancora oggi risentono dello choc provocato dalla scoperta de Le sacre du printemps.

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