Torna all'indice di Sistema Musica
gennaio 2002
teatro regio torino
INTERVISTA - Fassini: muovere la scena intorno ai personaggi


Alberto Fassini

 

Maestro Fassini, condivide la predilezione per le arti figurative applicate alla regia teatrale propria del suo maestro Luchino Visconti?
Come ha personalizzato questa sensibilità?

"Visconti è stato maestro e padre putativo, per un periodo; la mia vita è stata la sua vita. Ho imparato da lui non solo in teatro, ma a casa sua, viaggiandoci insieme, andando alla scoperta delle cose che lui amava e proprio in queste occasioni ho iniziato a condividere il suo interesse per le arti figurative. Inoltre, memore del suo magistero, quando predispongo un allestimento cerco il mondo più indicato per l'autore che si rappresenta, per questo talora sono accusato di un certo tradizionalismo del quale peraltro mi vanto. Continuo a sostenere che la regia di un'opera lirica debba essere pensata sullo spartito e non sul libretto, per non rischiare che musica e scena corrano lungo direzioni opposte".

Perché ha scelto di fare il regista d'opere?
"Invero non ho scelto, anzi ho cominciato con la prosa, ma a un certo punto sono stato fagocitato dall'opera perché la programmazione dei teatri lirici viene approntata con anni di anticipo, soprattutto negli Stati Uniti e ho finito col farmi coinvolgere in questo susseguirsi di commissioni a tal punto da non avere che qualche piccolo spiraglio da dedicare alla regia di spettacoli non musicali. Poi credo che per evitare di cadere dall'arte al mestiere non si dovrebbero curare più di quattro allestimenti per anno: non è sempre possibile, ma certo auspicabile".

Quale rapporto d'equilibrio lei cerca tra tradizione e innovazione?
"Mi piacciono le idee innovative, mentre detesto le trovate. Sono stato accusato, per esempio, di aver fatto morire Violetta in ospedale, ma volevo attorno alla giovane morente tutto quello che poteva aiutare a leggere con verosimiglianza il personaggio: io vedevo lei, malata di tisi, più in un sanatorio che in una stanza da letto come convenzionalmente si suole ambientarla. Era poi un'immagine evanescente non c'erano altri malati, né particolari in dettaglio, una suggestione credibile insomma".

Lei ha curato altre regie di Norma; riprenderà le idee già espresse? Che cosa cambierà?
"Ho curato un allestimento di Norma molti anni fa: scovai negli archivi del Comunale di Firenze dei bozzetti di Casorati che mi piacquero molto, così domandai a Piero Tosi di cucire dei costumi compatibili con i disegni di quelle scene. Purtroppo questa bella idea non si realizzò completamente perché, ahimè, era l'anno dell'alluvione e tutto il materiale già predisposto con l'aiuto di Anna Anni fu distrutto. Utilizzammo invece le scene poco dopo a Venezia. Ma era la fine degli anni '60, oggi non sono più interessato a quei bozzetti. Norma è un personaggio imponente nella sua bellezza, quasi un emblema; a Torino sarà interpretato da una donna bella e brava, ma se anche fosse stata grassa avrei potuto vestirla da Europa, come un personaggio mitologico, fuori dal tempo e il risultato sarebbe stato ugualmente apprezzabile. Tuttavia come tutti i lavori di Bellini l'opera è drammaturgicamente forte, ma statica, il coro per lo più commenta, ma non agisce: affinché sia apprezzata da un pubblico moderno necessita di movimento; pertanto dove i personaggi devono fermarsi per un duetto o un'aria, la scena attorno a loro sarà mutevole, terrà vigile l'attenzione degli sguardi".

Come si trova a lavorare al Teatro Regio di Torino?
"Benissimo; vi ho lavorato molte volte: posso contare su tecnici e collaboratori competenti e affabili. Mi interessava fare qui questa Norma per me innovativa".

Come è cambiata la frequenza del pubblico al teatro d'opera?
"Varia da città a città: dove il teatro vanta una tradizione solida e ha saputo offrire con continuità prodotti artistici di valore può contare non solo su un nucleo d'affezionati, ma anche di giovani. Certo, non trovo ovunque la ressa ai botteghini come un tempo, ma la rinascita è in atto. In fondo il teatro italiano è l'opera lirica; non abbiamo grandi autori di prosa così numerosi; in tre secoli di storia da Goldoni passiamo direttamente a Pirandello; la nostra musica lirica ha dato risultati più numerosi ed equamente distribuiti nel tempo diffondendo capillarmente le sue risonanze nel mondo".

I prossimi impegni?
"A Tokyo curerò prima Don Carlo e poi Werther con Sabbatini e il debutto dell'Antonacci, a Venezia Otello, poi Manon a Napoli. Ho invece appena terminato La straniera, un'altra grande opera di Bellini, a Catania". (g.n.)

NAVIGARE IN MUSICA
segui il link Un sito dedicato al regista Luchino Visconti
CALENDARIO SETTIMANALE
segui il link 1 /12 gennaio
segui il link 13/20 gennaio
segui il link 21 /27 gennaio
segui il link 28 /31 gennaio