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Da
quanto tempo risiede all'estero e cosa l'ha spinta a lasciare Torino
e l'Italia? Quali sono le tappe principali del suo itinerario europeo?
"Ho cominciato a vivere all'estero nel 1996, subito dopo il
diploma. Per un compositore credo sia importante passare almeno
un periodo fuori dal proprio paese, non solo per tenersi informato
(nell'era di Internet ormai si può vivere in qualunque posto),
ma per allargare il proprio orizzonte, confrontarsi con altre realtà
musicali e culturali. Il primo paese in cui ho avuto occasione di
abitare è la Francia: sono stata un anno a Lione, dove ho
seguito come uditore il corso di Philippe Manoury in composizione
e informatica musicale. Poi mi sono trasferita a Helsinki, dove
ho studiato con Kaija Saariaho e Jean-Baptiste Barrière:
in Francia e in Finlandia ho cominciato a interessarmi all'informatica,
cosa con cui in Italia, negli anni degli studi a Torino, non ero
entrata in contatto; più che la mancanza di mezzi, non avevo
ricevuto nessuno stimolo in questo senso. Quando ho cominciato a
conoscere la musica di Kaija Saariaho ho pensato che un incontro
fertile tra musica strumentale (o vocale) e elettronica fosse non
solo possibile ma interessante e suscettibile di sviluppi futuri.
Già prima mi ero interessata all'allargamento delle sonorità
strumentali, alle loro potenzialità timbriche: l'informatica
dà una possibilità ulteriore di entrare all'interno
del suono e di modificare la materia sonora. In questo senso è
stato logico continuare i miei studi a Parigi: dapprima al CCMIX
(Centre de Création Musicale Iannis Xenakis) nel 1999-2000,
poi all'Ircam l'anno passato. Nel frattempo avevo trascorso qualche
mese in Italia, dove avevo collaborato con Giovanni Cospito alla
Scuola Civica di Milano".
È
positivo il bilancio di ciò che ha fatto finora?
"Direi che complessivamente sono contenta di questi anni, di
vita oltre che di studi; ad esempio all'Ircam ho avuto modo di incontrare
Tristan Murail, Ivan Fedele e Jonathan Harvey. Ho cominciato a realizzare
un progetto che mi sta a cuore, un ciclo di brani per voci e elettronica,
su testi del poeta francese Saint-John Perse: un pezzo per voce
femminile, Ohnfad, e uno per voce maschile (di basso-baritono),
Os. Comunque ho continuato a tenere un rapporto anche con l'Italia,
specialmente con Torino: la De Sono Associazione per la Musica mi
ha sostenuto in questo periodo con una borsa di studio; collaboro
inoltre da diversi anni come corrispondente dall'estero con "Il
Giornale della Musica"".
Da
poco lei si è trasferita in Finlandia: sembra difficile,
qui da noi, nel cosiddetto paese del melodramma, credere che il
paese delle "notti bianche" possa offrire tante occasioni
a musicisti e compositori emergenti
È un caso, tutto
questo fermento musicale, oppure è il frutto di una tenace
programmazione culturale?
"In effetti adesso, anche per ragioni personali, sono tornata
in Finlandia, dove la vita musicale è comunque molto ricca.
Anche per me fino a qualche anno fa era un paese praticamente sconosciuto,
ma che ha dato molto alla vita musicale europea. C'è molta
attenzione anche per la musica contemporanea, ci sono ottimi interpreti,
come negli ensemble Avanti! e Zagros; inoltre, rispetto alla bassa
densità abitativa (solo cinque milioni di abitanti su un
territorio più grande dell'Italia) ci sono molte orchestre,
praticamente ogni città ha la propria, e di buon livello.
Niente nasce dal nulla: la Finlandia ha una tradizione culturale,
specialmente in campo musicale, di ascendenza tedesca: quindi la
cultura musicale è apprezzata e valorizzata, ci sono scuole
di ogni ordine e grado che danno una formazione musicale di alto
livello. Questo si somma poi al modello scandinavo, che, sebbene
oggi cominci a entrare in crisi sotto la spinta della mondializzazione,
rimane comunque qualcosa di molto solido: nel campo artistico tutto
ciò si traduce in un sistema di borse di studio che permette
ai giovani di studiare all'estero e di inserirsi nella vita professionale.
Qualcosa del genere esiste anche in Francia, dove gli artisti che
abbiano un'attività costante possono ricevere un sostegno
adeguato dal Ministero della Cultura; in entrambi i casi oggi si
aggiunge naturalmente l'impegno dei privati, che però da
solo non basta".
Voglia
di tornare? Nostalgie torinesi?
"Questa è la domanda più difficile! No, direi
che non soffro di troppe nostalgie: oggi mi sembra più interessante
muoversi in Europa, incontrare altri artisti, scambiarsi idee e
informazioni. Secondo me sarebbe un grosso arricchimento per i giovani
dei Conservatori poter usufruire del programma europeo Erasmus,
come già fanno i loro colleghi delle Università: è
qualcosa che esiste già nelle istituzioni musicali di altri
paesi (tra cui la Finlandia) e che dà i suoi frutti. In fondo
non è niente di nuovo: fin dal Medioevo i musicisti viaggiavano
per tutta l'Europa!".
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