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gennaio 2002
Editoriale
Scrivere per allegria
di Nicola Campogrande


Mikko Franck

Dopo aver riletto la musica barocca e quella del classicismo, oggi la nuova filologia si concentra sul repertorio romantico, e in quella direzione bisogna avere orecchie attente.
Bisogna stare in guardia anche rivolgendosi al teatro musicale, perché in questi anni si sperimentano incessantemente nuove soluzioni, spesso confrontandosi con spazi alternativi e budget ridotti, e sta emergendo una generazione di autori e registi da seguire con attenzione.
Non si può dare per assodata nemmeno una definitiva contaminazione tra i generi, perché è vero che sono cadute alcune delle barriere che separavano la musica classica dal resto del mondo, ma ne stanno nascendo altre, magari necessarie, utili per non disperdere le diverse specificità in una koiné indifferenziata.
Qualunque sia il paesaggio che si vuole osservare, provare a scrivere di musica, oggi, non è uno scherzo, e bisogna mantenere una certa agilità soprattutto se ci si confronta con una città vitale come Torino.
Chiedo scusa per l'annotazione personale, ma ricordo molto bene il giorno in cui Giorgio Pugliaro e Walter Vergnano mi chiesero di scrivere i testi per il mensile dell'Unione Musicale.
La mia esperienza era quella di critico musicale, non di musicologo, e discutemmo a lungo sul modo, sul "taglio" con cui provare a scrivere di musica. Giorgio mi disse che gli sembrava importante sottolineare la magia del "qui e ora" di un concerto e mi suggerì di tentare di riascoltare il grande repertorio per raccontare su che cosa, oggi, è ancora interessante rivolgere le orecchie. Walter seguì con grande passione la trasformazione del mensile, la nascita di rubriche, lo sviluppo delle idee e, per alcuni anni, le riunioni di redazione sono stati momenti di ricerca e di sperimentazione estremamente affascinanti
Ci siamo nuovamente chiesti in che modo scrivere di musica quando la redazione si è allargata, quando Alberto Papuzzi è intervenuto a consigliarci e poi a dirigerci, quando Savina Neirotti e Filippo Fonsatti hanno cominciato a confezionare articoli per il giornale, quando le redini sono state affidate a un caporedattore tenace come Cecilia Fonsatti. E la domanda si è posta nuovamente quando si è battezzato l'attuale "Sistema Musica", che riunisce le esperienze maturate in modo indipendente dai mensili dell'Unione Musicale e del Teatro Regio e da allora le mette a disposizione dell'intera rete musicale torinese, con il sostegno, tra le altre, delle firme apprezzate di Paola Giunti e di Gianni Nuti.
È una domanda che continuiamo a porci, regolarmente, si tratti di informare il lettore su una sinfonia di Beethoven o di presentare un'opera in prima mondiale: ci sembra una domanda importante, salutare, e se talvolta questo ci costringe a riscrivere più volte lo stesso articolo, tentando approcci diversi alla materia, crediamo sia un buon segno.
La curiosità con cui si confeziona questo giornale è la ragione per cui ho accettato con gioia l'incarico di direttore: "Sistema Musica" è un mensile su cui si scrive per allegria, con la voglia di rischiare, di mettersi in gioco, di fornire al lettore strumenti perché si goda la musica con passione ogni volta rinnovata.
A me sembra una bella cosa.

Sistema Musica
Direttore responsabile
Nicola Campogrande
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Savina Neirotti
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n. 5293 del 28/7/1999

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