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Se
vi struggete per le nenie nasali e indiavolate d'un clarinetto klezmer,
fatevi vivi all'ora del tè. Se invece dareste qualcosa
per ascoltare un pianoforte agro e bizzoso che strappa via i tasti
come un dentista impazzito, fate un salto dalle parti dell'happy
hour. Ma se cercate marcette da clown o canti invasi da dolcezze
senza speranza, allora magari ripassate in prima serata. Tanto loro
sono sempre lì, sul palco del Conservatorio. E voi quand'è
il momento giusto non lo saprete mai. Perché alla Maratona
di musica da camera di Settembre Musica la regola è sempre
la stessa: i pezzi si conoscono prima, ma l'ordine no.
Quest'anno con Sergej Prokof'ev è ancora più
divertente. Di lui Il'ija Eren'burg disse: "Sente il battito
cardiaco del tempo". Un tempo che erompe dalle avanguardie
parigine belle époque e sbiadisce nelle purghe Ïdanoviane
dei tetri anni Quaranta. Un tempo che nella sua musica da camera
è infuso per intero. Sta a voi scoprire come.
Nei Sarcasmi serpeggia un riso diabolico e demente, nel Secondo
quartetto per archi un folk barbarico e segreto. Nelle Sonate in
duo, un pianoforte da maratoneta dialoga col violino, il flauto
o il violoncello. Poi fanno capolino strane creature come l'Ouverture
su temi ebraici per clarinetto, piano e quartetto d'archi, scritta
nel 1919 a New York per un complessino di scampati ai pogrom: il
suono naturale di Chagall. O freaks come il Quintetto in sol, nato
per il balletto circense Trapèze, e lo Scherzo umoristico
per quattro fagotti: due minuti di parodia di Offenbach e Saint-Saëns
che paiono usciti dalla penna dell'ultimo Rossini intinta nell'inchiostro
di Petrus?ka. E pure un totem del gesto sinfonico e coreografico
come Romeo e Giulietta ritorna con disinvoltura alla tastiera da
cui era sorto.
Sul palco, sabato 21 settembre dalle 17, si alterneranno
come sempre i grandi interpreti della cameristica torinese e ospiti
di prestigio: il soprano Susan Roberts, lo Xenia Ensemble, il Trio
di Torino, i violinisti Marina Bertolo e Piergiorgio Rosso, la viola
Simone Briatore, il contrabbasso Paolo Borsarelli, Michele Mo al
flauto, Bruno Oddenino all'oboe, Massimo Mazzone al clarinetto,
Claudio Gonella con altri tre fagotti e i pianisti Antonio Valentino
e Boris Petrushansky. Per trovare la password di uno che, come diceva
Stravinskij, "sa tacere in cinque lingue", l'erratico
random della Maratona settembrina è l'occasione più
disordinata. E quindi più geniale.
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