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giugno - luglio 2002

orchestra sinfonica nazionale della RAI

Arcadi Volodos, novello Sigfrido del piano
di Angelo Chiarle


Foto di Arcadi Volodos

Ganz unbewußt. La critica già ne parla come d'una "leggenda che incute paura". Che i moderni mitografi musicali tendano un po' all'esagerazione sembra evidente. Ma non sbagliano del tutto. Lascia stupefatti, in primis, la divina inconsapevolezza di sé, degna del Sigfrido wagneriano, di questo "genio del piano" che dal 1996 sta spopolando nelle più prestigiose sale concertistiche di tutto il mondo. A 30 anni Arcadi Volodos è giunto al sommo fastigio del pianismo internazionale senza aver vinto nessun concorso, e senza aver neppure capito il segreto del suo successo: "Fino a oggi non l'ho ancora scoperto. Non ho fatto nulla di speciale". Musicista dotato d'un talento prodigioso, Volodos si potrebbe definire un enfant réfractaire. Nativo di San Pietroburgo, figlio di genitori cantanti, studia il piano fin da quando aveva otto anni, però senza convinzione: "Non avrei mai voluto diventare un pianista professionista. Neppure pensavo di diventare un musicista". A 16 anni è un suo insegnante a spingerlo a consacrarsi al piano. Nel 1987 entra al Conservatorio di Mosca dove studia con Galina Eguizarova. Nel 1993 studia per un anno a Parigi con Jacques Rouvier; prosegue per altri tre anni a Madrid con Dimitri Bashkirov: "All'epoca non speravo assolutamente di riuscire a far carriera". Invece, nel 1996 al direttore artistico della Sony Classical bastano tre minuti di audizione per scritturarlo. Nel 1997 esce il primo cd, Piano Transcriptions. Un debutto fracassant.
Sulle orme di Horowitz. La critica è rimasta ammaliata dalla coraggiosa impertinenza di questo giovane pianista che ha "osato" incidere trascrizioni fino ad allora registrate solamente da Horowitz. Con vitalità esuberante degna di Sigfrido Volodos ha "limato" nota per nota le trascrizioni di cui l'illustre predecessore non volle mai pubblicare lo spartito, fino a forgiarne una nuova formidabile arma con cui ha soggiogato platee ardue come quella della Carnegie Hall. Naturalmente egli nega ogni addebito: "Questi paragoni non mi piacciono affatto. A che pro sarebbe necessario un secondo Horowitz? Horowitz c'è stato una volta sola - ed era unico nel suo genere". Ma la critica non demorde: rispetto a Vladimir, Arcadi "…ha in più un intelletto e un'immaginazione vividi", grandissima accuratezza e meno coquetterie.
Agilità di dita e spirito romantico. Fanciullo divinamente nescius sui, il Volodos-pianista non sembra davvero conoscere la paura. Spettacolare prestidigitatore della tastiera, dotato d'una "maestria tecnica mozzafiato", proprio nulla appare per lui impossibile: "Molta gente pensa che un pezzo debba esser difficile solo perché c'è un sacco di note. L'unica difficoltà sta nella forma musicale, sta nel raggiungere davvero la corretta immagine sonora". A questo sublime understatement degno d'un maestro zen, l'arte di Volodos, in realtà, assomma "…forza di carattere e ampiezza di cultura…", "…buon gusto squisito e sensibilità aristocratica…". L'imprinting genitoriale si coglie nella spiccata propensione per il bel suono e la cantabilità. "Musicalità brillante ed eloquente", egli appare insomma la perfetta reincarnazione dell'ideal-typus del pianista romantico, "…un autentico eroe, esponente della scuola virtuosistica russa al suo meglio…", l'ultimo anello di una catena di illustri virtuosi risalente niente meno che a Liszt. Non gli è estraneo neppure un certo streben faustiano, che lo porta a sostenere di non poter "sopportare di suonare due volte le cose nello stesso modo".
Arcadi Volodos, 13 incisioni oramai all'attivo (alcune premiate da prestigiosi riconoscimenti), dopo essersi misurato con bacchette e orchestre le più illustri, continua la sua trionfale cavalcata al ritmo di 60 concerti l'anno. Alla tre-giorni italiana (Torino-Brescia-Bergamo) a cavallo del Primo concerto di Tchajkovskij seguiranno altri trionfi in Germania, Spagna, Olanda, Ungheria, Francia, fino a una nuova apoteosi in agosto con il primo recital al Festival di Salisburgo.

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giovedì 6 giugno
Auditorium del Lingotto ore 20.30
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Jukka-Pekka Saraste direttore
Arcadi Volodos pianoforte
Musiche di Tchajkovskij, Prokof'ev