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Domenica
mattina, sembra estate ma è solo fine marzo. Se a Torino
ci fosse il mare sarebbero tutti alla spiaggia a prendere il sole.
Ma il mare non c'è e cosa fanno i torinesi? Vanno
ai concerti.
Detto così sembra che i miei concittadini siano una razza
stravagante, anche se a guardarli bene in quel capannone del Sermig
non sembra proprio. Da quando la città è orfana dell'Auditorium,
chiuso per una lunga ristrutturazione, l'Orchestra Sinfonica Nazionale
della Rai è costretta al nomadismo: concerti al Lingotto
e prove in quello che era l'antico Arsenale della capitale sabauda,
ribattezzato Sermig-Arsenale della Pace, un posto piantato
nella pancia di Torino, in mezzo al Balôn, un posto
dove le armi hanno lasciato spazio alla solidarietà. Mancano
ancora dieci minuti all'inizio del concerto eppure mi sembra di
essere in ritardo, sono già tutti seduti; la sedia di plastica
scricchiola sotto di me e il suo piccolo urlo sgraziato interrompe
il lieve chiacchiericcio, facendo di me la protagonista di un secondo.
Ho appena fatto in tempo a trovare un accordo con la plastica urlante
che entra il Sestetto e le prime note di Verklärte Nacht
si alzano dagli archi. È curioso, mi sembra che tutti seguano
la musica come se stessero assistendo a un rito. D'altra parte è
domenica, sono le undici, tutto combacia, eppure non c'è
nessun altare e la storia che vien fuori dalla musica è tutt'altro
che edificante: una donna che confessa all'amante di aspettare un
figlio dal marito.
È la prima volta che metto piede al Sermig e lo sguardo vaga
per prendere coscienza del luogo. L'aspetto è quello di una
vecchia fabbrica, cemento e tubi dipinti di giallo da un
architetto stravagante; una piccola pedana funge da palcoscenico
e fragili pannelli ricoperti di panno nero ne circoscrivono lo spazio,
lo spettatore è quasi allo stesso livello degli artisti e
ognuno è costretto a un gran dondolio di testa per accaparrarsi
una porzione di spettacolo. Allungando l'occhio scopro una madonnina
di ceramica seminascosta da un pilastro, il solito mantello turchino
e i fiori di plastica in omaggio perenne. Sulla sinistra grandi
finestroni elegantemente fasciati per metà da drappi
di velluto rosso lasciano spazio al sole; questa è
una cosa veramente rara, solitamente il concerto si consuma al buio,
come se la luce disturbasse la concentrazione; io sto continuando
a sentire perfettamente tutte le note eppure mi sono soffermata
a guardare un albero che spunta dall'altra parte del vetro come
un gigante solitario. Nel frattempo l'atmosfera è cambiata
radicalmente, la dolorosa umanità di Schoenberg ha lasciato
il posto al tranquillo romanticismo di Brahms e l'ordinato pubblico
applaude come se volesse liberarsi l'animo dall'atmosfera cupa della
Notte trasfigurata. All'Andante mi accorgo che a poche sedie da
me c'è un signore che, incurante di tutto, legge placidamente
un libro, cerco di sbirciare il titolo mentre nella mente mi passa
l'idea di un rimprovero: se aveva voglia di leggere perché
non è rimasto a casa con lo stereo acceso? Curiosa come una
scimmia mi protendo sfidando la plastica urlante e mi accorgo che
due sedie più in là c'è anche un ragazzino
immerso nella lettura. Sfiorando la maleducazione continuo a fissarli
e realizzo che sono una famiglia, padre con in mano Il piatto piange,
figlio più piccolo assorbito dalla musica, madre attenta,
figlio adolescente con Tom Jones. Più che un rimprovero bisognerebbe
far loro i complimenti: invece di rimanere chiusi in casa a leggere
il giornale, a fare le parole crociate, a giocare con la Play Station,
hanno deciso di uscire e andare a un concerto. Per fortuna c'è
qualcuno che organizza appuntamenti anche la domenica. Continuando
a fare il sociologo dilettante mi confondo con il pubblico che esce,
sembra una fotografia dell'ISTAT: molte persone di mezza età,
molti anziani, qualche famiglia, se fossi un vero sociologo farei
delle analisi più precise, invece mi limito a guardare e
immaginare professioni, stati di famiglia, luoghi di provenienza.
Alcuni sembrano muoversi in gruppo come se facessero parte di un
circolo ricreativo culturale, discutono del concerto, elogiano l'esecuzione
e si danno appuntamento alla prossima domenica, sembrano proprio
appassionati della domenica; poche sono infatti le facce che si
vedono solitamente ai concerti serali. Davanti a me è tutto
un ondeggiare di capelli grigi, soprabiti eleganti, giacche del
dì di festa, fino a quando vedo spuntare due chiome aguzze
e dai colori fosforescenti. Mi avvicino come un borseggiatore e
faccio qualche passo con loro, in faccia hanno un bel circuito di
piercing; se non li avessi visti uscire dalla sala avrei pensato
che erano rimasti in giro dal sabato sera, invece si sono svegliati
presto e hanno speso otto euro per un concerto di musica classica.
Da quale astronave erano stati abbandonati?
Se era in avaria
lì vicino forse si potevano scambiare due parole con l'equipaggio.
Non ho fatto in tempo a sentire che cosa si dicevano, si sono allontanati
veloci, scambiandosi un bacio in mezzo al sole.
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| CALENDARIO
SETTIMANALE |
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1
/9 giugno |
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10/16
giugno |
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17
/30 giugno |
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1
/7 luglio |
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8/31
luglio |
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