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giugno - luglio 2002

teatro regio torino

Giovanna d'Arco in salsa russa
di Filippo Fonsatti


Bozzetti di Luisa Spinatelli  per la Pulzella d'Orleans

Bozzetti di Luisa Spinatelli  per la Pulzella d'Orleans

Bozzetti di Luisa Spinatelli  per la Pulzella d'Orleans

 

L'anatema scagliato da Stalin contro tutto ciò che avesse a che fare con santi e profeti non aiutò certo la diffusione della Pulzella d'Orléans, settima opera di Tchajkovskij che, nonostante il pieno successo alla prima rappresentazione di San Pietroburgo il 25 febbraio 1881 e nonostante fosse il suo primo lavoro teatrale a varcare i confini, non entrò mai in repertorio. L'opera, anzi, cadde nell'oblio per buona parte del Novecento (se ne contano qua e là sparute edizioni, addirittura una al Teatro Morlacchi di Perugia per la Sagra Musicale Umbra del 1956) e in epoca moderna venne ripresa in grande stile soltanto a Mosca e a Londra nel 1978.
Tchajkovskij iniziò a lavorarvi durante un soggiorno a Firenze nel 1878 dopo aver letto d'un fiato il dramma di Schiller Die Jungfrau von Orléans tradotto in russo da Zukovskij, che resta la primaria fonte letteraria dell'opera, poi integrata da una documentazione febbrile che lo indusse a studiare la pièce di Barbier, la biografia di Wallon, il volume di Michelet, e i libretti delle precedenti opere sullo stesso soggetto di Mermet e Verdi ("Mi sono procurato a Vienna la sua Giovanna d'Arco. In primo luogo non è tratta da Schiller, secondariamente è molto mediocre"). L'impazienza gli impedì di individuare con calma un librettista e lui stesso si cimentò con la stesura dei versi.
All'epoca in cui Tchajkovskij compose l'opera la canonizzazione di Giovanna d'Arco era ancora da venire (accadde nel 1920) e per tutto il XIX secolo si considerò la pulzella d'Orléans non tanto una mistica quanto piuttosto una leggendaria condottiera militare. Tchajkovskij allora accolse e amplificò senza timore di scandali un episodio presente nel dramma di Schiller, la passione di Giovanna per il nemico Lionel, che divenne così il fulcro dell'opera: è l'amore terreno a compromettere la sua purezza, a distoglierla dalla missione divina e a impedirle di discolparsi condannandola al rogo.
Per la sua Pulzella Tchajkovskij scelse il modello parigino, deliberatamente antiwagneriano: emulando i lussuosi sfarzi del Grand-Opéra alla Meyerbeer & Scribe, la partitura prevede un cast molto ampio, un grande coro e la presenza del corpo di ballo. Le carte vengono scompigliate affidando la parte di Lionel, amante di Giovanna, a una voce di baritono, in contravvenzione alle regole auree del melodramma, e riservando l'abbinamento (e i duetti) tenore-soprano a Carlo VII e alla compagna Agnès Sorel.
Qui Tchajkovskij eccelle nell'arioso, forma intermedia tra recitativo e aria, e in certi casi per accompagnarlo sa alleggerire l'orchestra fino alla sintesi creando una partitura che contiene pagine sinfoniche bellissime, come l'ouverture e la marcia funebre che introduce la scena finale. Tra le arie spicca quella di Giovanna nell'Atto I e l'arioso dell'Atto II, degne del miglior Tchajkovskij vocale, così come la dimensione epica delle parti corali non sfigura accanto al Boris.

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