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L'anatema
scagliato da Stalin contro tutto ciò che avesse a che fare
con santi e profeti non aiutò certo la diffusione della Pulzella
d'Orléans, settima opera di Tchajkovskij che, nonostante
il pieno successo alla prima rappresentazione di San Pietroburgo
il 25 febbraio 1881 e nonostante fosse il suo primo lavoro teatrale
a varcare i confini, non entrò mai in repertorio. L'opera,
anzi, cadde nell'oblio per buona parte del Novecento (se ne contano
qua e là sparute edizioni, addirittura una al Teatro Morlacchi
di Perugia per la Sagra Musicale Umbra del 1956) e in epoca moderna
venne ripresa in grande stile soltanto a Mosca e a Londra nel 1978.
Tchajkovskij iniziò a lavorarvi durante un soggiorno a Firenze
nel 1878 dopo aver letto d'un fiato il dramma di Schiller Die
Jungfrau von Orléans tradotto in russo da Zukovskij,
che resta la primaria fonte letteraria dell'opera, poi integrata
da una documentazione febbrile che lo indusse a studiare la pièce
di Barbier, la biografia di Wallon, il volume di Michelet, e i libretti
delle precedenti opere sullo stesso soggetto di Mermet e
Verdi ("Mi sono procurato a Vienna la sua Giovanna d'Arco.
In primo luogo non è tratta da Schiller, secondariamente
è molto mediocre"). L'impazienza gli impedì di
individuare con calma un librettista e lui stesso si cimentò
con la stesura dei versi.
All'epoca in cui Tchajkovskij compose l'opera la canonizzazione
di Giovanna d'Arco era ancora da venire (accadde nel 1920)
e per tutto il XIX secolo si considerò la pulzella d'Orléans
non tanto una mistica quanto piuttosto una leggendaria condottiera
militare. Tchajkovskij allora accolse e amplificò
senza timore di scandali un episodio presente nel dramma di Schiller,
la passione di Giovanna per il nemico Lionel, che divenne così
il fulcro dell'opera: è l'amore terreno a compromettere la
sua purezza, a distoglierla dalla missione divina e a impedirle
di discolparsi condannandola al rogo.
Per la sua Pulzella Tchajkovskij scelse il modello parigino, deliberatamente
antiwagneriano: emulando i lussuosi sfarzi del Grand-Opéra
alla Meyerbeer & Scribe, la partitura prevede un cast molto
ampio, un grande coro e la presenza del corpo di ballo. Le carte
vengono scompigliate affidando la parte di Lionel, amante di Giovanna,
a una voce di baritono, in contravvenzione alle regole auree del
melodramma, e riservando l'abbinamento (e i duetti) tenore-soprano
a Carlo VII e alla compagna Agnès Sorel.
Qui Tchajkovskij eccelle nell'arioso, forma intermedia tra recitativo
e aria, e in certi casi per accompagnarlo sa alleggerire l'orchestra
fino alla sintesi creando una partitura che contiene pagine sinfoniche
bellissime, come l'ouverture e la marcia funebre che introduce la
scena finale. Tra le arie spicca quella di Giovanna nell'Atto I
e l'arioso dell'Atto II, degne del miglior Tchajkovskij vocale,
così come la dimensione epica delle parti corali non sfigura
accanto al Boris.
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Pétr
lll'ic Tchajkovskij: la
vita, l'opera cameristica, il catalogo, le opere teatrali, galleria
di immagini. |
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Una
scheda sulla Giovanna d'Arco di Giuseppe Verdi |
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