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giugno - luglio 2002

teatro regio torino

2002-2003 Una stagione esemplare


Una foto di Jeffrey Tate

Foto del direttore artistico Marco Tutino

 

La stagione 2002-2003 costituisce per noi un'antologia di capolavori assoluti distribuiti nell'arco di tre secoli: una successione di titoli esemplari del grande repertorio melodrammatico. Più che compilare la stagione a noi più intimamente gradita, ci siamo sforzati di offrire al pubblico un servizio culturale, perché crediamo che uno dei "doveri sociali" delle fondazioni liriche sia anche quello di proporre nel modo più aggiornato possibile i fondamenti del teatro d'opera.
Affrontare i titoli del repertorio, quelli che tutti o quasi conoscono - tanto più in un'epoca di forte globalizzazione come la nostra - significa confrontarsi con modelli di riferimento di alta qualità: abbiamo quindi deciso di farlo soltanto dopo aver acquisito la consapevolezza che i complessi artistici del Regio fossero giunti a un livello tale da non temere confronti.
La crescita dell'Orchestra si misura anche attraverso la qualità dei direttori che salgono sul podio: possiamo affermare che da tempo non si vedevano tanti bei nomi in cartellone. L'inaugurazione toccherà all'inglese Jeffrey Tate, applaudito interprete del teatro di Richard Strauss, cui seguiranno gli autorevoli Bruno Bartoletti e Bruno Campanella, quest'ultimo recentemente nominato a Parigi Chevalier des Lettres et des Artes.
Toccherà poi a Steven Mercurio, gran conoscitore dell'opera americana e al giovane ma già affermato Corrado Rovaris; quindi Michel Plasson, interprete di riferimento del repertorio francese dell'Ottocento. Per quanto riguarda il Coro, per il quale la critica ha ormai adoperato tutti i superlativi disponibili, se da un lato ci spiace dover salutare, con grande affetto e gratitudine, il maestro Bruno Casoni, artefice della sua straordinaria crescita, dall'altro siamo certi che Claudio Marino Moretti - già aiuto maestro del nostro Coro e direttore del Coro di voci bianche - che gli succederà saprà procedere nella stessa direzione, lavorando per conseguire ulteriori ambiziosi risultati.
Se l'incremento di titoli del repertorio rappresenta una novità rispetto alle stagioni precedenti, la continuità è garantita dall'attenzione per il Novecento, sia quello storico (Tosca di Puccini, Don Quichotte di Massenet, Capriccio di Strauss) sia quello recentissimo (Un tram che si chiama desiderio di André Previn): siamo sempre più convinti infatti che sia necessario attingere a quell'immenso bacino di risorse che è il secolo scorso per non condannare il teatro lirico a una limitazione storica che ovunque nel mondo è stata superata.
Il Novecento è ricco di capolavori ormai entrati nella categoria della popolarità e noi cercheremo di proporvi i migliori.
A proposito di contemporaneità, nella messinscena delle opere in cartellone si succederanno alcuni dei migliori registi di oggi, esponenti di scuole e generazioni diverse: dagli acclamati e "classici" Piero Faggioni e Jonathan Miller, ai rivoluzionari e "provocatori" David Poutney e Hugo de Ana, ai quarantenni più vivaci e attivi della regia d'opera italiana, Daniele Abbado, Ivan Stefanutti e Giorgio Gallione.
Siamo infine onorati di poter proporre un debutto d'eccezione, l'avvenimento della Stagione: abbiamo infatti convinto, dopo una corte spietata, uno dei mostri sacri del nostro cinema, Ettore Scola, a firmare una regia d'opera: la mozartiana Così fan tutte.
Il quadro degli artisti ospiti si completa con la presenza sul palcoscenico di un drappello di voci che rappresentano l'eccellenza della scena lirica internazionale. Tra gli altri segnaliamo: Anna Caterina Antonacci, Giuseppe Sabbatini, Michele Pertusi, Juan Pons, Daniela Dessì, Fabio Armiliato, Leo Nucci, Olaf Bär, Sylvie Valayre, Patrizia Ciofi, Laura Polverelli.
Spicca nel cartellone la presenza di quattro titoli stranieri su nove (balletto a parte). Da tempo ormai riteniamo limitativo programmare stagioni "autarchiche" con logiche nazionalistiche. Oggi, con i sopratitoli, la questione è brillantemente superata e la comprensione assicurata.
Per quanto riguarda il repertorio francese, presente con due titoli, riteniamo doveroso programmare il Faust di Gounod, campione del teatro d'opera di quell'area geografica, assente al Regio dal 1975, e intendiamo continuare nella proposta di un autore abbastanza negletto nei teatri italiani, Jules Massenet, presentando Don Quichotte, dopo i successi di Esclarmonde e Cendrillon.
Inaugurare la stagione con Capriccio di Richard Strauss è una sfida, anche se è la quarta stagione consecutiva che il Teatro Regio apre audacemente con un titolo inconsueto. Se Strauss è fuor di dubbio il più grande operista del primo Novecento, Capriccio è il suo testamento. Composto nel 1941-42, è un lavoro raffinato e sottile e allo stesso tempo intenso e struggente: un geniale pezzo di teatro nel teatro che narra dell'eterna disputa tra parole e musica, un gioco di specchi infinito, il bilancio di un'intera carriera dedicata all'opera. Capriccio è un cult del metalinguaggio, del gioco infinito di rimandi e di allusioni, il più autorevole esempio di quel sentimento argutamente definito "nostalgia del futuro". Inoltre il nuovo allestimento di Miller, maestro riconosciuto nel cogliere ed esaltare le citazioni, crea già grande attesa.
Nell'alternanza di balletto classico e moderno che ha caratterizzato le nostre ultime stagioni, dopo la trionfale permanenza del Bol'shoj, approda a novembre al Regio il più amato danzatore e coreografo della scena contemporanea: Michail Baryshnikov, stella russa naturalizzata americana, famosa per le numerose apparizioni cinematografiche, capace di esprimere nella sua piena maturità artistica una vena inesauribile attraverso la sua giovane e tecnicamente agguerrita compagnia White Oak Dance Project, che per la prima volta sarà ospite a Torino.
Sempre a novembre ci saranno inoltre alcune recite riservate alle scuole de Il matrimonio segreto di Cimarosa nell'allestimento di Michael Hampe, mentre a dicembre è in scena Verdi con il suo Macbeth firmato da David Poutney, uno dei registi più originali dell'ultima generazione, capace di dare nuova linfa al teatro di repertorio, un'edizione in cui spiccano Leo Nucci e Silvie Valayre.
A gennaio torna sulle scene torinesi, dopo addirittura settant'anni, Don Quichotte di Massenet con Michele Pertusi e Anna Caterina Antonacci, protagonisti del migliore allestimento che di quest'opera si ricordi: quello premiatissimo e rappresentatissimo di Piero Faggioni, genio indiscusso della regia d'opera europea.
Un tram che si chiama desiderio (A Streetcar Named Desire), scritta nel 1998 dal compositore e direttore d'orchestra statunitense André Previn sulla pièce di Tennessee Williams che ispirò il film di Elia Kazan con Marlon Brando e Vivien Leigh, rappresenta un'apertura al repertorio contemporaneo non ghettizzato. Ci piace definirlo un titolo contemporaneo "oggettivo", perché l'averlo inserito in cartellone costituisce la registrazione di un indiscutibile successo di pubblico, critica e circuitazione che non ha pari nel repertorio operistico contemporaneo. Crediamo che il dovere di un buon amministratore culturale sia anche quello di testimoniare ciò che accade nel mondo. L'aver affidato a Giorgio Gallione il nuovo allestimento dell'opera è un investimento importante: il regista genovese, che al Regio ha già messo in scena tre titoli, ci è sembrato il più idoneo per la sua capacità di lavorare con soggetti 'trasversali', a cavallo tra letteratura, teatro, cinema e musica.
Così fan tutte di Mozart, diretto da Corrado Rovaris, costituisce uno dei momenti più significativi della prossima stagione non solo perché, come abbiamo già scritto, dopo decine di proposte da parte di numerosi teatri Ettore Scola, autore di film memorabili, ha ceduto alle lusinghe del Regio, ma anche perché costituisce il primo titolo della trilogia Mozart-Da Ponte che vedrà nelle prossime stagioni una serie di prestigiose collaborazioni con i grandi registi del cinema italiano.
In un cartellone come questo ci è sembrato importante inserire uno dei lavori più efficaci del tardo Ottocento, Andrea Chénier di Umberto Giordano, frutto di quello straordinario laboratorio di drammaturgia musicale che fu la Giovine Scuola. A interpretarlo sono stati chiamati alcuni degli artisti più quotati per questo repertorio: Daniela Dessì, Juan Pons e Fabio Armiliato.
A maggio nel Faust di Gounod diretto da Michel Plasson si esibirà una inedita coppia "diabolica" formata da due autentici fuoriclasse: Giuseppe Sabbatini e Michele Pertusi.
Tra le novità più significative della prossima stagione segnaliamo la prima volta di un'opera del Teatro Regio all'aperto, nel luglio 2003. Tosca sarà infatti ambientata in uno dei luoghi più rappresentativi della città, il Cortile di Palazzo Reale, le cui architetture barocche si integreranno in modo suggestivo con le scene en plain air firmate da Daniele Abbado. Auspichiamo che l'iniziativa possa allietare l'estate dei torinesi che resteranno in città e nello stesso tempo riesca ad avvicinare al melodramma un pubblico che normalmente non frequenta la nostra sala, magari compostoin parte anche da spettatori di passaggio.
Siamo infatti convinti che il Teatro Regio sia "il Teatro della città", un teatro che sappia nello stesso tempo e allo stesso modo soddisfare la domanda interna degli spettatori abituali ma anche veicolare all'esterno, attraverso la critica ospite e i turisti in visita, l'immagine di una metropoli dinamica e aggiornata, che dello spettacolo e del turismo culturale fa due punti di forza della sua identità futura.

Marco Tutino
direttore artistico

Walter Vergnano
sovrintendente

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TEATRO REGIO TORINO
Stagione d'opera 2002-2003

Capriccio

di Richard Strauss
ottobre 2002

Michail Baryshnikov

White Oak Dance Project
ottobre-novembre 2002

Il matrimonio segreto

di Domenico Cimarosa
novembre 2002

Macbeth

di Giuseppe Verdi
dicembre 2002

Don Chisciotte

di Jules Massenet
gennaio 2003

Andrea Chénier

di Umberto Giordano
febbraio-marzo 2003

Un tram che si chiama desiderio

di André Previn
marzo 2003

Così fan tutte

di Wolfgang Amadeus Mozart
aprile-maggio 2003

Faust

di Charles Gounod
maggio-giugno 2003

Tosca

di Giacomo Puccini
luglio 2003

Cortile di Palazzo Reale
Orchestra e Coro del Teatro Regio