|
|
La
stagione 2002-2003 costituisce per noi un'antologia di capolavori
assoluti distribuiti nell'arco di tre secoli: una successione di
titoli esemplari del grande repertorio melodrammatico. Più
che compilare la stagione a noi più intimamente gradita,
ci siamo sforzati di offrire al pubblico un servizio culturale,
perché crediamo che uno dei "doveri sociali" delle
fondazioni liriche sia anche quello di proporre nel modo più
aggiornato possibile i fondamenti del teatro d'opera.
Affrontare i titoli del repertorio, quelli che tutti o quasi conoscono
- tanto più in un'epoca di forte globalizzazione come la
nostra - significa confrontarsi con modelli di riferimento di alta
qualità: abbiamo quindi deciso di farlo soltanto dopo aver
acquisito la consapevolezza che i complessi artistici del Regio
fossero giunti a un livello tale da non temere confronti.
La crescita dell'Orchestra si misura anche attraverso la qualità
dei direttori che salgono sul podio: possiamo affermare che da tempo
non si vedevano tanti bei nomi in cartellone. L'inaugurazione toccherà
all'inglese Jeffrey Tate, applaudito interprete del teatro
di Richard Strauss, cui seguiranno gli autorevoli Bruno Bartoletti
e Bruno Campanella, quest'ultimo recentemente nominato
a Parigi Chevalier des Lettres et des Artes.
Toccherà poi a Steven Mercurio, gran conoscitore dell'opera
americana e al giovane ma già affermato Corrado Rovaris;
quindi Michel Plasson, interprete di riferimento del repertorio
francese dell'Ottocento. Per quanto riguarda il Coro, per il quale
la critica ha ormai adoperato tutti i superlativi disponibili, se
da un lato ci spiace dover salutare, con grande affetto e gratitudine,
il maestro Bruno Casoni, artefice della sua straordinaria crescita,
dall'altro siamo certi che Claudio Marino Moretti - già aiuto
maestro del nostro Coro e direttore del Coro di voci bianche - che
gli succederà saprà procedere nella stessa direzione,
lavorando per conseguire ulteriori ambiziosi risultati.
Se l'incremento di titoli del repertorio rappresenta una novità
rispetto alle stagioni precedenti, la continuità è
garantita dall'attenzione per il Novecento, sia quello storico
(Tosca di Puccini, Don Quichotte di Massenet, Capriccio di Strauss)
sia quello recentissimo (Un tram che si chiama desiderio di André
Previn): siamo sempre più convinti infatti che sia necessario
attingere a quell'immenso bacino di risorse che è il secolo
scorso per non condannare il teatro lirico a una limitazione storica
che ovunque nel mondo è stata superata.
Il Novecento è ricco di capolavori ormai entrati nella categoria
della popolarità e noi cercheremo di proporvi i migliori.
A proposito di contemporaneità, nella messinscena delle opere
in cartellone si succederanno alcuni dei migliori registi di oggi,
esponenti di scuole e generazioni diverse: dagli acclamati e "classici"
Piero Faggioni e Jonathan Miller, ai rivoluzionari
e "provocatori" David Poutney e Hugo de Ana,
ai quarantenni più vivaci e attivi della regia d'opera italiana,
Daniele Abbado, Ivan Stefanutti e Giorgio Gallione.
Siamo infine onorati di poter proporre un debutto d'eccezione, l'avvenimento
della Stagione: abbiamo infatti convinto, dopo una corte spietata,
uno dei mostri sacri del nostro cinema, Ettore Scola, a firmare
una regia d'opera: la mozartiana Così fan tutte.
Il quadro degli artisti ospiti si completa con la presenza sul palcoscenico
di un drappello di voci che rappresentano l'eccellenza della scena
lirica internazionale. Tra gli altri segnaliamo: Anna Caterina Antonacci,
Giuseppe Sabbatini, Michele Pertusi, Juan Pons, Daniela Dessì,
Fabio Armiliato, Leo Nucci, Olaf Bär, Sylvie Valayre, Patrizia
Ciofi, Laura Polverelli.
Spicca nel cartellone la presenza di quattro titoli stranieri su
nove (balletto a parte). Da tempo ormai riteniamo limitativo programmare
stagioni "autarchiche" con logiche nazionalistiche. Oggi,
con i sopratitoli, la questione è brillantemente superata
e la comprensione assicurata.
Per quanto riguarda il repertorio francese, presente con due titoli,
riteniamo doveroso programmare il Faust di Gounod, campione del
teatro d'opera di quell'area geografica, assente al Regio dal 1975,
e intendiamo continuare nella proposta di un autore abbastanza negletto
nei teatri italiani, Jules Massenet, presentando Don Quichotte,
dopo i successi di Esclarmonde e Cendrillon.
Inaugurare la stagione con Capriccio di Richard Strauss è
una sfida, anche se è la quarta stagione consecutiva che
il Teatro Regio apre audacemente con un titolo inconsueto. Se Strauss
è fuor di dubbio il più grande operista del primo
Novecento, Capriccio è il suo testamento. Composto nel 1941-42,
è un lavoro raffinato e sottile e allo stesso tempo intenso
e struggente: un geniale pezzo di teatro nel teatro che narra dell'eterna
disputa tra parole e musica, un gioco di specchi infinito, il bilancio
di un'intera carriera dedicata all'opera. Capriccio è un
cult del metalinguaggio, del gioco infinito di rimandi e di allusioni,
il più autorevole esempio di quel sentimento argutamente
definito "nostalgia del futuro". Inoltre il nuovo allestimento
di Miller, maestro riconosciuto nel cogliere ed esaltare le citazioni,
crea già grande attesa.
Nell'alternanza di balletto classico e moderno che ha caratterizzato
le nostre ultime stagioni, dopo la trionfale permanenza del Bol'shoj,
approda a novembre al Regio il più amato danzatore e coreografo
della scena contemporanea: Michail Baryshnikov, stella russa
naturalizzata americana, famosa per le numerose apparizioni cinematografiche,
capace di esprimere nella sua piena maturità artistica una
vena inesauribile attraverso la sua giovane e tecnicamente agguerrita
compagnia White Oak Dance Project, che per la prima volta
sarà ospite a Torino.
Sempre a novembre ci saranno inoltre alcune recite riservate
alle scuole de Il matrimonio segreto di Cimarosa nell'allestimento
di Michael Hampe, mentre a dicembre è in scena Verdi
con il suo Macbeth firmato da David Poutney, uno dei registi più
originali dell'ultima generazione, capace di dare nuova linfa al
teatro di repertorio, un'edizione in cui spiccano Leo Nucci e Silvie
Valayre.
A gennaio torna sulle scene torinesi, dopo addirittura settant'anni,
Don Quichotte di Massenet con Michele Pertusi e Anna Caterina Antonacci,
protagonisti del migliore allestimento che di quest'opera si ricordi:
quello premiatissimo e rappresentatissimo di Piero Faggioni, genio
indiscusso della regia d'opera europea.
Un tram che si chiama desiderio (A Streetcar Named Desire),
scritta nel 1998 dal compositore e direttore d'orchestra statunitense
André Previn sulla pièce di Tennessee Williams che
ispirò il film di Elia Kazan con Marlon Brando e Vivien Leigh,
rappresenta un'apertura al repertorio contemporaneo non ghettizzato.
Ci piace definirlo un titolo contemporaneo "oggettivo",
perché l'averlo inserito in cartellone costituisce la registrazione
di un indiscutibile successo di pubblico, critica e circuitazione
che non ha pari nel repertorio operistico contemporaneo. Crediamo
che il dovere di un buon amministratore culturale sia anche quello
di testimoniare ciò che accade nel mondo. L'aver affidato
a Giorgio Gallione il nuovo allestimento dell'opera è un
investimento importante: il regista genovese, che al Regio ha già
messo in scena tre titoli, ci è sembrato il più idoneo
per la sua capacità di lavorare con soggetti 'trasversali',
a cavallo tra letteratura, teatro, cinema e musica.
Così fan tutte di Mozart, diretto da Corrado Rovaris, costituisce
uno dei momenti più significativi della prossima stagione
non solo perché, come abbiamo già scritto, dopo decine
di proposte da parte di numerosi teatri Ettore Scola, autore di
film memorabili, ha ceduto alle lusinghe del Regio, ma anche perché
costituisce il primo titolo della trilogia Mozart-Da Ponte che vedrà
nelle prossime stagioni una serie di prestigiose collaborazioni
con i grandi registi del cinema italiano.
In un cartellone come questo ci è sembrato importante inserire
uno dei lavori più efficaci del tardo Ottocento, Andrea
Chénier di Umberto Giordano, frutto di quello
straordinario laboratorio di drammaturgia musicale che fu la Giovine
Scuola. A interpretarlo sono stati chiamati alcuni degli artisti
più quotati per questo repertorio: Daniela Dessì,
Juan Pons e Fabio Armiliato.
A maggio nel Faust di Gounod diretto da Michel Plasson si esibirà
una inedita coppia "diabolica" formata da due autentici
fuoriclasse: Giuseppe Sabbatini e Michele Pertusi.
Tra le novità più significative della prossima stagione
segnaliamo la prima volta di un'opera del Teatro Regio all'aperto,
nel luglio 2003. Tosca sarà infatti ambientata in uno dei
luoghi più rappresentativi della città, il Cortile
di Palazzo Reale, le cui architetture barocche si integreranno in
modo suggestivo con le scene en plain air firmate da Daniele Abbado.
Auspichiamo che l'iniziativa possa allietare l'estate dei torinesi
che resteranno in città e nello stesso tempo riesca ad avvicinare
al melodramma un pubblico che normalmente non frequenta la nostra
sala, magari compostoin parte anche da spettatori di passaggio.
Siamo infatti convinti che il Teatro Regio sia "il Teatro della
città", un teatro che sappia nello stesso tempo e allo
stesso modo soddisfare la domanda interna degli spettatori abituali
ma anche veicolare all'esterno, attraverso la critica ospite e i
turisti in visita, l'immagine di una metropoli dinamica e aggiornata,
che dello spettacolo e del turismo culturale fa due punti di forza
della sua identità futura.
Marco Tutino
direttore artistico
Walter Vergnano
sovrintendente
|
| NAVIGARE
IN MUSICA |
 |
Il
sito del direttore Steven Mercurio |
 |
Una
scheda biografica su André Previn |
 |
| CALENDARIO
SETTIMANALE |
 |
1
/9 giugno |
 |
10/16
giugno |
 |
17
/30 giugno |
 |
1
/7 luglio |
 |
8/31
luglio |
|