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giugno - luglio 2002

torino settembre musica

Salvatore Sciarrino e le "altre voci"
di Gianfranco Vinay


Foto di Salvatore Sciarrino

Nella campagna, Salvini s'avvia verso un pozzo.
Nel cielo, la luna è tornata quella di sempre. Salvini parla rivolto direttamente agli spettatori: "Eppure io credo che se ci fosse un po' di silenzio, se tutti facessimo un po' di silenzio… forse qualcosa potremmo capire". S'avvicina al pozzo, si china come per ascoltare altre voci, come ha fatto all'inizio della storia. Il buio alla fine del film lo inghiotte, lo cancella.
Le ultime parole pronunciate da Salvini-Benigni alla fine della Voce della luna possono servire da viatico per inoltrarsi nel mondo sonoro di Salvatore Sciarrino. Il silenzio invocato non è soltanto l'assenza dello strepito, del rumore di fondo quotidiano, ma l'attesa silenziosa che predispone all'ascolto di "altre voci", di quelle voci misteriose che sono in noi, attorno a noi o si annidano negli oggetti o nell'anima degli strumenti musicali. Voci che riusciamo a percepire soltanto in determinate condizioni, se esercitiamo un tipo speciale di attenzione.
O se qualcuno le capta, queste voci, e le trasmette articolandole in un linguaggio-suono. È questa la missione che Salvatore Sciarrino persegue da oltre quarant'anni, in piena libertà e indipendenza dalle mode culturali e artistiche via via succedutesi: neo-seriali, aleatorie, post-moderne. La sua produzione musicale, che oggi comprende circa 170 opere, è come una galassia sonora in continua espansione. Ogni composizione si basa su uno o più gesti sonori principali, fra cui si insinuano altri gesti che assumeranno magari un ruolo protagonistico nelle opere successive. Gesti microscopici e appena percettibili, come la respirazione attraverso l'imboccatura del flauto, o le corde degli archi sfregate leggermente per produrre un suono simile a un soffio, o il ticchettio delle chiavi dei legni o il clic dello scappamento del pianoforte trattenendo il martelletto prima che percuota la corda. Ma anche suoni esplosivi e aggressivi: multifonici gridati, cluster violentemente percossi sulle regioni estreme della tastiera o addirittura colpi di pistola.
La ripresa di un gesto sonoro, sempre variato e arricchito di nuovi elementi, crea una periodicità che poco a poco estrania dalla realtà circostante. L'ascoltatore è come assorbito in una placenta sonora, che pulsa con il ritmo dei fenomeni naturali. La musica di Sciarrino respira. Una respirazione che crea una sinergia particolare fra musicista, strumento e pubblico trasformando il concerto in qualcosa di più simile a un rito sciamanico
Lungi dalle intenzioni di Sciarrino di farci entrare in uno stato di trance! La periodicità della respirazione musicale ha lo scopo di svegliarci alla percezione di fenomeni sottili e di farci vivere un "dramma dell'ascolto". "Dramma" nel senso filologico di "azione" tutto il contrario di un'atarassia sognante. Ogni opera di Sciarrino è un'azione drammatica interpretata da personaggi sonori che assumono ruoli differenti secondo una strategia compositiva minuziosamente studiata nei dettagli in un diagramma che, a colpo d'occhio, permette al compositore un controllo globale della drammaturgia sonora prima della stesura definitiva in partitura.
Una concezione compositiva di questo tipo è evidentemente predestinata al teatro musicale. "Azione invisibile" è sottointitolato Lohengrin (1983), tratto da un testo di Laforgue, in cui la follia di Elsa è rappresentata dalla sua nuda voce, strano organo di fonazione a mezza via tra l'umano e il bestiale, cui fanno eco inquietanti suoni strumentali. Azione invisibile è, implicitamente, anche il recente Infinito nero, estasi di un atto (1998) trascorso dai raptus mistici di Santa Maria Maddalena de' Pazzi, devotamente trascritti dalle consorelle cinque secoli fa. Azioni invisibili sono tutte le opere teatrali di Sciarrino nella misura in cui rifiutano ogni tipo di distrazione spettacolare per concentrarsi sulle potenzialità rappresentative della voce e del suono.
Anche in Luci mie traditrici (1996), tratta dal Tradimento dell'onore di Cicognini, la vicenda di amore e sangue non è che un pretesto per rappresentare un "dramma dell'ascolto" in cui la musica è ciò che, dell'ambiente in cui vivono, arriva alle orecchie dei personaggi.
Le voci deliranti e visionarie di EIsa e di Maria Maddalena de' Pazzi, quelle dei Maiaspina in Luci mie traditrici, quelle di Perseo e Andromeda (voce del drago compresa) sono tutte "altre voci" che non riproducono stilemi consueti ma ci giungono da strane lontananze.
Come dal fondo di un pozzo senza fondo. A patto di fare, tutti, un po' di silenzio.

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