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Nella
campagna, Salvini s'avvia verso un pozzo.
Nel cielo, la luna è tornata quella di sempre. Salvini parla
rivolto direttamente agli spettatori: "Eppure io credo che
se ci fosse un po' di silenzio, se tutti facessimo un po' di silenzio
forse qualcosa potremmo capire". S'avvicina al pozzo, si china
come per ascoltare altre voci, come ha fatto all'inizio della storia.
Il buio alla fine del film lo inghiotte, lo cancella.
Le ultime parole pronunciate da Salvini-Benigni alla fine
della Voce della luna possono servire da viatico per inoltrarsi
nel mondo sonoro di Salvatore Sciarrino. Il silenzio invocato
non è soltanto l'assenza dello strepito, del rumore di fondo
quotidiano, ma l'attesa silenziosa che predispone all'ascolto di
"altre voci", di quelle voci misteriose che sono in noi,
attorno a noi o si annidano negli oggetti o nell'anima degli strumenti
musicali. Voci che riusciamo a percepire soltanto in determinate
condizioni, se esercitiamo un tipo speciale di attenzione.
O se qualcuno le capta, queste voci, e le trasmette articolandole
in un linguaggio-suono. È questa la missione che Salvatore
Sciarrino persegue da oltre quarant'anni, in piena libertà
e indipendenza dalle mode culturali e artistiche via via succedutesi:
neo-seriali, aleatorie, post-moderne. La sua produzione musicale,
che oggi comprende circa 170 opere, è come una galassia
sonora in continua espansione. Ogni composizione si basa su uno
o più gesti sonori principali, fra cui si insinuano
altri gesti che assumeranno magari un ruolo protagonistico nelle
opere successive. Gesti microscopici e appena percettibili, come
la respirazione attraverso l'imboccatura del flauto, o le corde
degli archi sfregate leggermente per produrre un suono simile a
un soffio, o il ticchettio delle chiavi dei legni o il clic dello
scappamento del pianoforte trattenendo il martelletto prima che
percuota la corda. Ma anche suoni esplosivi e aggressivi: multifonici
gridati, cluster violentemente percossi sulle regioni estreme della
tastiera o addirittura colpi di pistola.
La ripresa di un gesto sonoro, sempre variato e arricchito di nuovi
elementi, crea una periodicità che poco a poco estrania dalla
realtà circostante. L'ascoltatore è come assorbito
in una placenta sonora, che pulsa con il ritmo dei fenomeni naturali.
La musica di Sciarrino respira. Una respirazione che crea una sinergia
particolare fra musicista, strumento e pubblico trasformando il
concerto in qualcosa di più simile a un rito sciamanico
Lungi dalle intenzioni di Sciarrino di farci entrare in uno stato
di trance! La periodicità della respirazione musicale ha
lo scopo di svegliarci alla percezione di fenomeni sottili e di
farci vivere un "dramma dell'ascolto". "Dramma"
nel senso filologico di "azione" tutto il contrario
di un'atarassia sognante. Ogni opera di Sciarrino è un'azione
drammatica interpretata da personaggi sonori che assumono ruoli
differenti secondo una strategia compositiva minuziosamente studiata
nei dettagli in un diagramma che, a colpo d'occhio, permette al
compositore un controllo globale della drammaturgia sonora prima
della stesura definitiva in partitura.
Una concezione compositiva di questo tipo è evidentemente
predestinata al teatro musicale. "Azione invisibile"
è sottointitolato Lohengrin (1983), tratto da un
testo di Laforgue, in cui la follia di Elsa è rappresentata
dalla sua nuda voce, strano organo di fonazione a mezza via tra
l'umano e il bestiale, cui fanno eco inquietanti suoni strumentali.
Azione invisibile è, implicitamente, anche il recente Infinito
nero, estasi di un atto (1998) trascorso dai raptus mistici di Santa
Maria Maddalena de' Pazzi, devotamente trascritti dalle consorelle
cinque secoli fa. Azioni invisibili sono tutte le opere teatrali
di Sciarrino nella misura in cui rifiutano ogni tipo di distrazione
spettacolare per concentrarsi sulle potenzialità rappresentative
della voce e del suono.
Anche in Luci mie traditrici (1996), tratta dal Tradimento
dell'onore di Cicognini, la vicenda di amore e sangue non è
che un pretesto per rappresentare un "dramma dell'ascolto"
in cui la musica è ciò che, dell'ambiente in cui vivono,
arriva alle orecchie dei personaggi.
Le voci deliranti e visionarie di EIsa e di Maria Maddalena de'
Pazzi, quelle dei Maiaspina in Luci mie traditrici, quelle di Perseo
e Andromeda (voce del drago compresa) sono tutte "altre voci"
che non riproducono stilemi consueti ma ci giungono da strane lontananze.
Come dal fondo di un pozzo senza fondo. A patto di fare, tutti,
un po' di silenzio.
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Una
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Una
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