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È
un'atmosfera di grande cordialità e di affabilità
quella che respiro nell'intervista congiunta con Bruno Casoni, prossimo
a lasciare il Coro del Regio dopo otto anni di splendida direzione,
e Claudio Marino Moretti, suo successore designato. Due artisti
che affrontano il proprio lavoro con estrema serietà, umiltà
e concretezza.
Maestro
Casoni, che bilancio fa di questi anni torinesi? Le soddisfazioni
non sono davvero mancate
"Abbiamo cercato di creare l'entusiasmo per il lavoro, che
è la cosa più importante, e ci sembra che questo sia
avvenuto. È stato molto bello quando il Coro ha incominciato
a ricevere recensioni sempre migliori. Ho ricevuto i complimenti
anche da direttori artistici dell'Est
È stato molto
motivante sentirci rispettati dai direttori d'orchestra. Abbiamo
affrontato cose veramente difficili, il repertorio sinfonico, per
esempio, che non era mai stato affrontato. Ricordo il War Requiem
di Britten con Rostropovic?, Le roi David di Honegger: ci siamo
confrontati con cose forse, viste adesso, più grandi di noi.
Questo è servito sia da un punto di vista morale, perché
il Coro s'è sentito messo su un piedistallo, sia dal punto
di vista formativo, perché è una palestra di studio.
In generale, abbiamo cercato di mantenerci sempre su un piano qualitativo
non in sott'ordine rispetto alla scena".
Come
vede questa "staffetta" con il maestro Moretti?
"Un avvicendamento va anche bene, perché ci può
essere una ventata di freschezza. Penso proprio che la direzione
abbia scelto bene, perché ci sarà continuità
di studio e di ricerca del suono cercata, voluta e approvata dal
Coro".
Qual
è invece la sua disposizione d'animo, maestro Moretti?
"Ho affiancato Casoni fin dal 1994: questi 8 anni con lui sono
stati per me la vera formazione al mestiere di maestro di coro.
Un'alternanza in fondo c'è sempre stata, in fase di studio.
Spero, in primo luogo, di continuare il discorso avviato, perché
il passaggio è sempre delicato. È chiaro che verrà
a mancare una figura importante come il maestro Casoni; ma, una
volta superata questa prima fase "psicologica", spero
di proseguire il progetto nel repertorio sinfonico".
Qualche
difficoltà la preoccupa?
"Non è sempre facile motivare il Coro. C'è un
lavoro di routine, c'è un lavoro di motivazione. È
importante l'entusiasmo da parte del maestro: bisogna esser lì
e far vedere che le cose possono andare in un certo modo. I coristi
lo sentono moltissimo. In otto anni non abbiamo fatto un giorno
d'assenza
".
Un
mestiere, dunque, il vostro, maestro Casoni, molto gratificante,
ma anche molto stressante
"Certamente. Abbiamo ottanta persone davanti ognuna con i suoi
problemi. E il contatto quotidiano del maestro del coro con ottanta
persone diventa un'usura incredibile. Bisogna cercare di rendere
sempre ogni prova interessante prima di tutto dal punto di vista
musicale. Questo è fondamentale".
Uno
dei segreti del vostro successo sembra essere stata la selezione
accurata dei coristi
Casoni: "Abbiamo sempre
cercato di inserire buoni elementi, badando a sbagliare il meno
possibile. I coristi stabili li scegliamo con un concorso internazionale".
Moretti: "È una
fase molto importante per la costruzione d'un coro. La cosa fondamentale
è costituire un complesso".
Casoni: "Non trovi mai
il cantante che sia a posto sia vocalmente che musicalmente. Quando
si trovano le due cose messe insieme, gridi al miracolo. Molta gente
studia privatamente senza seguire un ciclo regolare di studi".
Moretti: "In 20 minuti
di audizione non è facile valutare. Un cantante anche molto
bravo magari poi nel coro non rende al massimo: può sentirlo
come una frustrazione, anche per l'incapacità di stare assieme
ad altri".
Ma
le difficoltà, immagino, non finiscono lì
Casoni: "In seguito, i
grossi problemi da correggere sono più che altro di intonazione".
Moretti: "Lì è
sempre una bella lotta, giornaliera
".
Casoni: "La cosa è
talmente delicata
È un lavoro da certosini, artigianale".
(a.c.)
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Una
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