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giugno - luglio 2002

teatro regio torino

INTERVISTA - Due direttori per un grande coro


Un'immagine del coro del Teatro Regio


Foto di Claudio Marino Moretti

Foto di Bruno Casoni

 

È un'atmosfera di grande cordialità e di affabilità quella che respiro nell'intervista congiunta con Bruno Casoni, prossimo a lasciare il Coro del Regio dopo otto anni di splendida direzione, e Claudio Marino Moretti, suo successore designato. Due artisti che affrontano il proprio lavoro con estrema serietà, umiltà e concretezza.

Maestro Casoni, che bilancio fa di questi anni torinesi? Le soddisfazioni non sono davvero mancate…
"Abbiamo cercato di creare l'entusiasmo per il lavoro, che è la cosa più importante, e ci sembra che questo sia avvenuto. È stato molto bello quando il Coro ha incominciato a ricevere recensioni sempre migliori. Ho ricevuto i complimenti anche da direttori artistici dell'Est… È stato molto motivante sentirci rispettati dai direttori d'orchestra. Abbiamo affrontato cose veramente difficili, il repertorio sinfonico, per esempio, che non era mai stato affrontato. Ricordo il War Requiem di Britten con Rostropovic?, Le roi David di Honegger: ci siamo confrontati con cose forse, viste adesso, più grandi di noi. Questo è servito sia da un punto di vista morale, perché il Coro s'è sentito messo su un piedistallo, sia dal punto di vista formativo, perché è una palestra di studio. In generale, abbiamo cercato di mantenerci sempre su un piano qualitativo non in sott'ordine rispetto alla scena".

Come vede questa "staffetta" con il maestro Moretti?
"Un avvicendamento va anche bene, perché ci può essere una ventata di freschezza. Penso proprio che la direzione abbia scelto bene, perché ci sarà continuità di studio e di ricerca del suono cercata, voluta e approvata dal Coro".

Qual è invece la sua disposizione d'animo, maestro Moretti?
"Ho affiancato Casoni fin dal 1994: questi 8 anni con lui sono stati per me la vera formazione al mestiere di maestro di coro. Un'alternanza in fondo c'è sempre stata, in fase di studio. Spero, in primo luogo, di continuare il discorso avviato, perché il passaggio è sempre delicato. È chiaro che verrà a mancare una figura importante come il maestro Casoni; ma, una volta superata questa prima fase "psicologica", spero di proseguire il progetto nel repertorio sinfonico".

Qualche difficoltà la preoccupa?
"Non è sempre facile motivare il Coro. C'è un lavoro di routine, c'è un lavoro di motivazione. È importante l'entusiasmo da parte del maestro: bisogna esser lì e far vedere che le cose possono andare in un certo modo. I coristi lo sentono moltissimo. In otto anni non abbiamo fatto un giorno d'assenza…".

Un mestiere, dunque, il vostro, maestro Casoni, molto gratificante, ma anche molto stressante…
"Certamente. Abbiamo ottanta persone davanti ognuna con i suoi problemi. E il contatto quotidiano del maestro del coro con ottanta persone diventa un'usura incredibile. Bisogna cercare di rendere sempre ogni prova interessante prima di tutto dal punto di vista musicale. Questo è fondamentale".

Uno dei segreti del vostro successo sembra essere stata la selezione accurata dei coristi…
Casoni: "Abbiamo sempre cercato di inserire buoni elementi, badando a sbagliare il meno possibile. I coristi stabili li scegliamo con un concorso internazionale".
Moretti: "È una fase molto importante per la costruzione d'un coro. La cosa fondamentale è costituire un complesso".
Casoni: "Non trovi mai il cantante che sia a posto sia vocalmente che musicalmente. Quando si trovano le due cose messe insieme, gridi al miracolo. Molta gente studia privatamente senza seguire un ciclo regolare di studi".
Moretti: "In 20 minuti di audizione non è facile valutare. Un cantante anche molto bravo magari poi nel coro non rende al massimo: può sentirlo come una frustrazione, anche per l'incapacità di stare assieme ad altri".

Ma le difficoltà, immagino, non finiscono lì…
Casoni: "In seguito, i grossi problemi da correggere sono più che altro di intonazione".
Moretti: "Lì è sempre una bella lotta, giornaliera…".
Casoni: "La cosa è talmente delicata… È un lavoro da certosini, artigianale". (a.c.)

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