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Il
connubio tra musica e poesia è il filo conduttore che lega
negli anni una coraggiosa rassegna nell'ambito del Festival Antidogma
Musica, in coproduzione con il Goethe-Institut Turin,
che ha luogo ogni anno a Manta, nel saluzzese, ai piedi del Castello
medievale. L'interazione tra questi due mondi espressivi non può
che essere evocata in queste poche righe, ma lo sguardo d'insieme
che si è andato via via formando negli anni è suggestivo.
Dunque il Lied: la forma artistica per eccellenza del Romanticismo
riletta attraverso estetiche differenti ed eterogenee di autori
contemporanei. Ma la scommessa acquista un ulteriore interesse per
la scelta degli autori dei testi poetici che hanno avuto una consacrazione
musicale di eccelsa levatura già dai loro contemporanei.
Così Hölderlin, Trakl, Celan, George, Goll, Heine, Rilke
sono alcuni tra i poeti che sono stati coinvolti in questo tentativo
di aprire un ulteriore spiraglio prospettico alla parola scritta.
Le difficoltà che si incontrano nella traduzione dei testi
legittimano in qualche modo un'operazione di questo genere che acquista
un'ulteriore valenza proprio con i poeti scelti nell'edizione di
quest'anno. È il caso emblematico di Josef von Eichendorff.
Se si traducono ritmo e rima le sue poesie rischiano di trasformarsi
in poco più che insignificanti filastrocche, mentre se si
insegue il senso si perde una parte consistente della loro incisiva
musicalità. Al contrario, la musica aggiunta al testo, o
meglio, intuita attraverso i ritmi interni della parola stessa,
ricrea quell'unicità che è la qualità fondante
dell'estetica del Lied. Eichendorff coniuga, nella sua suprema semplicità
di tono, nitidezza di tratto e di ritmo a un tempo, offrendo nei
suoi versi uno scorcio di natura che si scopre alla fine ritratto
dell'anima: l'inizio, che di regola è pittorico, si rivela
alla fine un pretesto per evocare un lirismo più intimo,
che solo attraverso la musica realizza il suo colore più
vero.
Eduard Mörike, che verrà presentato nel Lied
del compositore tedesco Dieter Acker, è stato considerato
uno dei più grandi poeti lirici tedeschi, soprattutto a partire
dal 1890, anno in cui i Lieder di Hugo Wolf rivelarono per
la prima volta le più riposte bellezze della sua poesia.
Rafforza e approfondisce il realismo della sua età, sforzandosi
di cogliere con i sensi sempre vigili tutta la pienezza della vita
della natura, specialmente di quella vita quasi nascosta, nel quasi
impercettibile, che della natura costituisce il più vero
tessuto. È una realtà che, abbozzata in tratti rapidi,
ma sicuri e precisi, anche se a volte con affettuoso umorismo, non
trascende mai nella caricatura deformante, capace di creare un neoclassicismo
che fonde il sentimento tedesco di un Lied dal ritmo mosso con la
plasticità antica filtrata attraverso la severa scuola dei
lirici greci e latini.
Il compositore di origine svizzera Willy Merz presenta invece
Ginko Biloba di Wolfgang Goethe. La poesia rientra nel quadro di
interessi e studi iniziati da Goethe nella prima giovinezza con
ricerche di alchimia e medicina mistica, ripresi nel periodo della
rivoluzione, e proseguiti persino durante la campagna militare di
Francia del 1792.
Con la poesia Da Ossian scelta dal compositore Enrico Correggia,
tocchiamo un aspetto tutt'altro che secondario del Romanticismo
tedesco: cioè il culto della poesia popolare, vista come
l'espressione di nature ancora originali, selvagge, non deformate
dall'influsso della cultura.
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