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giugno - luglio 2002

associazione antidogma musica

Happy New Ears con Antidogma Musica
di Leonardo Boero


 

Il connubio tra musica e poesia è il filo conduttore che lega negli anni una coraggiosa rassegna nell'ambito del Festival Antidogma Musica, in coproduzione con il Goethe-Institut Turin, che ha luogo ogni anno a Manta, nel saluzzese, ai piedi del Castello medievale. L'interazione tra questi due mondi espressivi non può che essere evocata in queste poche righe, ma lo sguardo d'insieme che si è andato via via formando negli anni è suggestivo. Dunque il Lied: la forma artistica per eccellenza del Romanticismo riletta attraverso estetiche differenti ed eterogenee di autori contemporanei. Ma la scommessa acquista un ulteriore interesse per la scelta degli autori dei testi poetici che hanno avuto una consacrazione musicale di eccelsa levatura già dai loro contemporanei. Così Hölderlin, Trakl, Celan, George, Goll, Heine, Rilke sono alcuni tra i poeti che sono stati coinvolti in questo tentativo di aprire un ulteriore spiraglio prospettico alla parola scritta.
Le difficoltà che si incontrano nella traduzione dei testi legittimano in qualche modo un'operazione di questo genere che acquista un'ulteriore valenza proprio con i poeti scelti nell'edizione di quest'anno. È il caso emblematico di Josef von Eichendorff. Se si traducono ritmo e rima le sue poesie rischiano di trasformarsi in poco più che insignificanti filastrocche, mentre se si insegue il senso si perde una parte consistente della loro incisiva musicalità. Al contrario, la musica aggiunta al testo, o meglio, intuita attraverso i ritmi interni della parola stessa, ricrea quell'unicità che è la qualità fondante dell'estetica del Lied. Eichendorff coniuga, nella sua suprema semplicità di tono, nitidezza di tratto e di ritmo a un tempo, offrendo nei suoi versi uno scorcio di natura che si scopre alla fine ritratto dell'anima: l'inizio, che di regola è pittorico, si rivela alla fine un pretesto per evocare un lirismo più intimo, che solo attraverso la musica realizza il suo colore più vero.
Eduard Mörike, che verrà presentato nel Lied del compositore tedesco Dieter Acker, è stato considerato uno dei più grandi poeti lirici tedeschi, soprattutto a partire dal 1890, anno in cui i Lieder di Hugo Wolf rivelarono per la prima volta le più riposte bellezze della sua poesia. Rafforza e approfondisce il realismo della sua età, sforzandosi di cogliere con i sensi sempre vigili tutta la pienezza della vita della natura, specialmente di quella vita quasi nascosta, nel quasi impercettibile, che della natura costituisce il più vero tessuto. È una realtà che, abbozzata in tratti rapidi, ma sicuri e precisi, anche se a volte con affettuoso umorismo, non trascende mai nella caricatura deformante, capace di creare un neoclassicismo che fonde il sentimento tedesco di un Lied dal ritmo mosso con la plasticità antica filtrata attraverso la severa scuola dei lirici greci e latini.
Il compositore di origine svizzera Willy Merz presenta invece Ginko Biloba di Wolfgang Goethe. La poesia rientra nel quadro di interessi e studi iniziati da Goethe nella prima giovinezza con ricerche di alchimia e medicina mistica, ripresi nel periodo della rivoluzione, e proseguiti persino durante la campagna militare di Francia del 1792.
Con la poesia Da Ossian scelta dal compositore Enrico Correggia, tocchiamo un aspetto tutt'altro che secondario del Romanticismo tedesco: cioè il culto della poesia popolare, vista come l'espressione di nature ancora originali, selvagge, non deformate dall'influsso della cultura.

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