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Antica
cetra cinese
Anticamente nella gola di Lung-men si ergeva un kiri (la
paulonia dal legno leggero e dai grappoli di fiori azzurro-viola),
autentico re della foresta. Sollevava la cima per parlare con le
stelle; le radici erano penetrate così profondamente nel
suolo da intrecciare le loro spire bronzee con quelle del drago
d'argento che dormiva nelle viscere della terra. Poi accadde che
un potente mago ricavò dall'albero un'arpa prodigiosa,
il cui spirito ostinato soltanto il più grande dei musicisti
sarebbe riuscito a domare. Per molto tempo lo strumento fu custodito
come un tesoro dall'imperatore della Cina, ma i tentativi di quanti
cercavano di trarre delle melodie dalle sue corde risultarono vani.
In risposta ai loro sforzi immani, dall'arpa non uscivano che stridule
note di disprezzo, che non s'intonavano con le canzoni che essi
avrebbero voluto innalzare. L'arpa si rifiutava di riconoscere un
maestro.
Si presentò infine Po Ya, il re degli arpisti. Accarezzò
l'arpa dolcemente, come se si trattasse di ammansire un cavallo
recalcitrante, e sfiorò delicatamente le sue corde. Cantò
la natura e le stagioni, le alte vette e le acque fluenti, e
tutti i ricordi dell'albero si ridestarono! La dolce brezza primaverile
scherzò ancora una volta fra i suoi rami
Po Ya cambiò poi accordo e iniziò a cantare l'amore.
La foresta ondeggiava come un ardente innamorato perduto nei propri
pensieri.
La tonalità cambiò ancora: Po Ya cantò la
guerra, il clangore delle spade e lo scalpitio dei cavalli.
E nell'arpa si scatenò la tempesta
Estasiato, il monarca
celeste domandò a Po Ya quale fosse il segreto della vittoria.
"Sire" rispose "gli altri hanno fallito perché
cantavano solo se stessi. Io ho lasciato che fosse l'arpa a scegliere
il tema, e realmente non sapevo se l'arpa fosse Po Ya, o Po Ya l'arpa".
per la cerimonia del tè
I taoisti narrano che nel grande principio del Non Principio, Spirito
e Materia si affrontarono in una lotta mortale. Alla fine l'Imperatore
Giallo, il Figlio del Cielo, trionfò sul demone dell'oscurità
e della terra. Il titano agonizzante urtò con la testa il
cielo, mandando in frantumi la celeste volta di giada. Le
stelle persero i loro nidi, e la luna vagò senza meta nei
deserti abissi della notte. In preda alla disperazione l'Imperatore
Giallo cercò ovunque chi sapesse riparare i cieli. Non cercò
invano. Dal mare d'Oriente emerse una regina, la divina Niuka
essa saldò l'arcobaleno dai cinque colori e ricostruì
il cielo. Ma si narra anche che Niuka scordò di saldare due
sottili crepe nel firmamento azzurro. Fu così che ebbe
inizio il dualismo dell'amore - due anime che si muovono nello
spazio senza mai fermarsi, fino a quando non si uniscono per rendere
compiuto l'universo.
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Il
libro del tè di Kakuzo Okakura |
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