Silvia
Cappellini, romana di nascita e formazione, dopo il perfezionamento
con Riccardo Brengola ed Eugenio Bagnoli, ha intrapreso
una brillante carriera che l'ha portata nelle maggiori
sale italiane ed estere. Particolarmente attiva nell'ambito
della musica da camera, ha collaborato con grandi artisti
nelle più svariate formazioni. È stata tra
i fondatori (nel 1987) dell'Ensemble "Ferruccio
Busoni", con il quale ha effettuato tournée
in Spagna e Messico e dell'Accademia Filarmonica Romana
(nel 1994) con la quale si è esibita in Italia,
Germania e Venezuela.
È stata direttore artistico degli Incontri Musicali
di Terni e dell'iniziativa Musica negli Ospedali nella
città di Roma.
Molto attivo nella sua città (si è esibito
al Teatro Regio, al Piccolo Regio Puccini, al Carignano,
all'Auditorium Rai), Marco Ricagno, basso baritono figlio
d'arte, si dedica da sempre con la stessa passione alla
lirica, alla musica da camera e alla musica antica. Ha
inciso per "Amadeus", "Manifesto";
si è esibito nei maggiori teatri italiani ed esteri.
Dal 1989 insegna presso la Fondazione Istituto Musicale
di Aosta. Affiancherà i due ospiti il "padrone
di casa" Sergio Lamberto, violino di spalla dell'Oft,
impegnato, ancora una volta in veste di solista, nel Concerto
di Chausson. |
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Il
gesto risoluto che apre il Concerto per violino, pianoforte e quartetto
d'archi di Chausson (nell'arrangiamento orchestrale del giovane
compositore valdostano Davide Sanson) risuona carico di volontà
e sicurezza, come un nuovo es muss sein beethoveniano. Bastano poche
battute, però, e il motto lapidario si trasforma in un problematico
peut-être, portandoci di colpo nel clima espressivo della
Decadenza a cui il brano, finito nel 1891, appartiene suo malgrado.
Sembra cioè che inquietudine e lirismo appassionato siano
l'evasiva risposta alla promessa di severità e rigore morale
dell'inizio, da cui si allontanano ancor di più la sognante
siciliana e il finale col suo dubbio ottimismo.
Il problema a cui questi movimenti cercano di reagire è in
realtà la desolazione senza scampo in cui sprofonda il terzo
tempo, vero baricentro espressivo di tutto il lavoro e non a caso
concepito prima degli altri tre. Questo lamento funebre, costruito
su di un ostinato cromatico che come un tarlo rode dalle fondamenta
ogni tentativo di risalita, ci indica a che livello allarmante fosse
giunto il contagio del pessimismo wagneriano sul giovane Chausson.
Nel tentativo di arginare, senza ignorarle, le ingestibili verità
sulle quali Wagner aveva spalancato le porte della musica, Chausson
si affida al rigore strutturale di Franck, suo maestro al Conservatorio.
Ma è proprio quando accantona le sue coscienziose deduzioni
formali che Chausson riesce a intravedere la via d'uscita, sospendendo
la tensione tonale in improvvise oasi timbriche.
È "il mondo nuovo" di Debussy ormai alle porte,
dove, liberata dal giogo dell'espressione, la musica potrà
finalmente ritornare a respirare in armonia con la natura. (a.b.)
lunedì
10 giugno
martedì 11 giugno
Conservatorio ore 21
Orchestra Filarmonica di Torino
Marco Ricagno baritono
Sergio Lamberto violino
Silvia Cappellini pianoforte
Musiche di Chausson, Cimarosa |
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