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giugno - luglio 2002

orchestra filarmonica di torino

Concerto fin de siècle

Silvia Cappellini, romana di nascita e formazione, dopo il perfezionamento con Riccardo Brengola ed Eugenio Bagnoli, ha intrapreso una brillante carriera che l'ha portata nelle maggiori sale italiane ed estere. Particolarmente attiva nell'ambito della musica da camera, ha collaborato con grandi artisti nelle più svariate formazioni. È stata tra i fondatori (nel 1987) dell'Ensemble "Ferruccio Busoni", con il quale ha effettuato tournée in Spagna e Messico e dell'Accademia Filarmonica Romana (nel 1994) con la quale si è esibita in Italia, Germania e Venezuela.
È stata direttore artistico degli Incontri Musicali di Terni e dell'iniziativa Musica negli Ospedali nella città di Roma.
Molto attivo nella sua città (si è esibito al Teatro Regio, al Piccolo Regio Puccini, al Carignano, all'Auditorium Rai), Marco Ricagno, basso baritono figlio d'arte, si dedica da sempre con la stessa passione alla lirica, alla musica da camera e alla musica antica. Ha inciso per "Amadeus", "Manifesto"; si è esibito nei maggiori teatri italiani ed esteri. Dal 1989 insegna presso la Fondazione Istituto Musicale di Aosta. Affiancherà i due ospiti il "padrone di casa" Sergio Lamberto, violino di spalla dell'Oft, impegnato, ancora una volta in veste di solista, nel Concerto di Chausson.

Il gesto risoluto che apre il Concerto per violino, pianoforte e quartetto d'archi di Chausson (nell'arrangiamento orchestrale del giovane compositore valdostano Davide Sanson) risuona carico di volontà e sicurezza, come un nuovo es muss sein beethoveniano. Bastano poche battute, però, e il motto lapidario si trasforma in un problematico peut-être, portandoci di colpo nel clima espressivo della Decadenza a cui il brano, finito nel 1891, appartiene suo malgrado. Sembra cioè che inquietudine e lirismo appassionato siano l'evasiva risposta alla promessa di severità e rigore morale dell'inizio, da cui si allontanano ancor di più la sognante siciliana e il finale col suo dubbio ottimismo.Foto di Silvia Cappellini
Il problema a cui questi movimenti cercano di reagire è in realtà la desolazione senza scampo in cui sprofonda il terzo tempo, vero baricentro espressivo di tutto il lavoro e non a caso concepito prima degli altri tre. Questo lamento funebre, costruito su di un ostinato cromatico che come un tarlo rode dalle fondamenta ogni tentativo di risalita, ci indica a che livello allarmante fosse giunto il contagio del pessimismo wagneriano sul giovane Chausson.
Nel tentativo di arginare, senza ignorarle, le ingestibili verità sulle quali Wagner aveva spalancato le porte della musica, Chausson si affida al rigore strutturale di Franck, suo maestro al Conservatorio.
Ma è proprio quando accantona le sue coscienziose deduzioni formali che Chausson riesce a intravedere la via d'uscita, sospendendo la tensione tonale in improvvise oasi timbriche.
È "il mondo nuovo" di Debussy ormai alle porte, dove, liberata dal giogo dell'espressione, la musica potrà finalmente ritornare a respirare in armonia con la natura. (a.b.)


lunedì 10 giugno
martedì 11 giugno
Conservatorio ore 21
Orchestra Filarmonica di Torino
Marco Ricagno baritono
Sergio Lamberto violino
Silvia Cappellini pianoforte
Musiche di Chausson, Cimarosa
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