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Il
Capriccio brillante di Mendelssohn e la Fantasia corale op. 80 di
Beethoven non si ascoltano spesso in sala da concerto. Quali sono
i motivi della sua scelta?
"Il motivo principale che ha fatto combinare i due pezzi è
la loro durata, perché se eseguiti da soli non raggiungono
la lunghezza di un concerto. Per questo motivo, assieme ad altre
composizioni pur pregevoli, come la Fantasia op. 111 di Gabriel
Fauré, non vengono molto eseguiti. E poi la Fantasia
di Beethoven è un pezzo che amo molto, che qualche volta
ho suonato e che ho cantato assai spesso".
Cantato?
"Deve sapere che al Festival di Marlboro, il Festival
Musicale nel Vermont diretto per molti anni da Rudolf Serkin,
il rito finale prevedeva l'esecuzione della Fantasia corale: Serkin
sedeva al pianoforte, i musicisti del Festival in orchestra, e quelli
che non avevano posto in orchestra, come ad esempio i pianisti e
i compositori, cantavano nel coro; io che vado lì da quasi
trent'anni mi sono spesso trovato a cantarla, quindi conosco bene
la parte del coro, e mi richiama alla mente in modo particolare
la figura di Serkin, artista grandioso, sempre molto emotivo, quindi
emozionato ed emozionante. Naturalmente la mia esecuzione non puó
essere assolutamente paragonata a quel livello di tensione... però
cerco di fare il mio dovere".
Si
puó individuare un pregiudizio della critica sul pianismo
brillante di Mendelssohn?
"Mendelssohn è un compositore dalla personalità
molto spiccata, ingiustamente sottovalutato da certo idealismo ottocentesco.
Si sentono quattro battute e si riconosce subito che è lui.
Io l'ho suonato molto, dai concerti alle sonate alla musica da camera,
e temo che la ragione del relativo disfavore di Mendelssohn sia
piú grave e derivi dalle sue origini ebraiche: Wagner non
l'amava, Orff riscrisse il Sogno di una notte di mezza
estate perché era "una vergogna" che un ebreo
avesse scritto quella musica, ma persino Schumann, che per altro
stimava Mendelssohn, lo definí un "compositore per signorine".
Ora, in non voglio mancare di rispetto né agli ebrei, né
a Mendelssohn, né alle signorine (anzi, oggigiorno ci sono
piú signorine che giovanotti che suonano bene il pianoforte),
ma forse le formule pianistiche brillanti di Mendelssohn che richiedono
alle dita di viaggiare molto veloci, possono apparire meno inventive
rispetto ai gesti pianistici di Schumann, Chopin o Liszt".
I
pianisti studiano come calibrare lo strumento rispetto all'orchestra.
Ma è raro che un pianista prenda in considerazione la possibilitá
di calibrare il suo strumento rispetto a un coro.
"È vero. Io faccio principalmente musica da camera,
e ho una certa esperienza al riguardo: la difficoltà maggiore
sta nella distanza, perché fra il coro, i solisti e il pianoforte
c'è di mezzo l'orchestra. Questo puó essere motivo
di preoccupazione per chi non abbia abbastanza freddezza ed esperienza.
Ma ci sono dei momenti, come la variazione con due oboi, o quella
col flauto, che mi riportano a una dimensione cameristica, solo
che gli strumenti sono dislocati in modo inconsueto e bisogna sforzarsi
a immaginare come sarà il risultato fonico e musicale che
arriva agli ascoltatori".
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