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giugno - luglio 2002

accademia corale stefano tempia

INTERVISTA - Conversazione con Bruno Canino
di Francesco Antonioni


Foto di Bruno Canino

 

Il Capriccio brillante di Mendelssohn e la Fantasia corale op. 80 di Beethoven non si ascoltano spesso in sala da concerto. Quali sono i motivi della sua scelta?
"Il motivo principale che ha fatto combinare i due pezzi è la loro durata, perché se eseguiti da soli non raggiungono la lunghezza di un concerto. Per questo motivo, assieme ad altre composizioni pur pregevoli, come la Fantasia op. 111 di Gabriel Fauré, non vengono molto eseguiti. E poi la Fantasia di Beethoven è un pezzo che amo molto, che qualche volta ho suonato e che ho cantato assai spesso".

Cantato?
"Deve sapere che al Festival di Marlboro, il Festival Musicale nel Vermont diretto per molti anni da Rudolf Serkin, il rito finale prevedeva l'esecuzione della Fantasia corale: Serkin sedeva al pianoforte, i musicisti del Festival in orchestra, e quelli che non avevano posto in orchestra, come ad esempio i pianisti e i compositori, cantavano nel coro; io che vado lì da quasi trent'anni mi sono spesso trovato a cantarla, quindi conosco bene la parte del coro, e mi richiama alla mente in modo particolare la figura di Serkin, artista grandioso, sempre molto emotivo, quindi emozionato ed emozionante. Naturalmente la mia esecuzione non puó essere assolutamente paragonata a quel livello di tensione... però cerco di fare il mio dovere".

Si puó individuare un pregiudizio della critica sul pianismo brillante di Mendelssohn?
"Mendelssohn è un compositore dalla personalità molto spiccata, ingiustamente sottovalutato da certo idealismo ottocentesco. Si sentono quattro battute e si riconosce subito che è lui. Io l'ho suonato molto, dai concerti alle sonate alla musica da camera, e temo che la ragione del relativo disfavore di Mendelssohn sia piú grave e derivi dalle sue origini ebraiche: Wagner non l'amava, Orff riscrisse il Sogno di una notte di mezza estate perché era "una vergogna" che un ebreo avesse scritto quella musica, ma persino Schumann, che per altro stimava Mendelssohn, lo definí un "compositore per signorine". Ora, in non voglio mancare di rispetto né agli ebrei, né a Mendelssohn, né alle signorine (anzi, oggigiorno ci sono piú signorine che giovanotti che suonano bene il pianoforte), ma forse le formule pianistiche brillanti di Mendelssohn che richiedono alle dita di viaggiare molto veloci, possono apparire meno inventive rispetto ai gesti pianistici di Schumann, Chopin o Liszt".

I pianisti studiano come calibrare lo strumento rispetto all'orchestra. Ma è raro che un pianista prenda in considerazione la possibilitá di calibrare il suo strumento rispetto a un coro.
"È vero. Io faccio principalmente musica da camera, e ho una certa esperienza al riguardo: la difficoltà maggiore sta nella distanza, perché fra il coro, i solisti e il pianoforte c'è di mezzo l'orchestra. Questo puó essere motivo di preoccupazione per chi non abbia abbastanza freddezza ed esperienza. Ma ci sono dei momenti, come la variazione con due oboi, o quella col flauto, che mi riportano a una dimensione cameristica, solo che gli strumenti sono dislocati in modo inconsueto e bisogna sforzarsi a immaginare come sarà il risultato fonico e musicale che arriva agli ascoltatori".

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lunedì 17 giugno
Teatro Regio ore 21
Coro e Orchestra dell'Accademia
Stefano Tempia
Massimo Peiretti direttore
Bruno Canino pianoforte
Musiche di Schubert, Mendelssohn-Bartholdy, Beethoven