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"Come
pianista, Lortie è sia uno stimolante musicista sia un acuto
pensatore... abbiamo ascoltato un'esecuzione fuori dal comune,
quando la musica trasmette insieme la freschezza del primo sguardo
e la forza dell'ispirazione. C'era una delicatezza nel tocco di
Lortie, fondata sulla forza e la sicurezza delle idee
"
("Daily Telegraph", Londra, luglio 1999).
Vale proprio la pena di mollare tutto per andare a sentirlo suonare,
come incita sempre il "Daily Telegraph" quando
Lortie arriva in città. Per trovare in una stessa sera l'intensità
di una forte individualità e la leggerezza di chi sembra
leggere per la prima volta, con quello sguardo un po' stupito che
passa sopra le cose senza violarle. "Lortie ha brillato con
un'interpretazione di grande maturità, trasmettendo una facilità
senza sforzo pur utilizzando una gamma espressiva vastissima".
Il suo repertorio è molto esteso, e di solito lui
ama realizzare le integrali: Brahms, Schumann, Ravel, Beethoven,
Chopin, Liszt. In inglese si chiamano cycles, un modo efficace
per dare l'idea di una visione completa dell'opera di un autore
che implica un ritornarci continuamente sopra, un ripercorrerla.
Le integrali Lortie le incide e le esegue in pubblico, ma la sua
capacità più grande sta nel restituirci, anche attraverso
un solo brano, la profondità di tutte le opere precedenti
e successive dell'autore. Come sempre, quando si è in presenza
di un grande interprete, la critica cerca i maestri: "Per ciò
che riguarda il colore, l'esecuzione degli studi di Chopin ci porta
indietro agli anni d'oro di Cortot al suo meglio, sorpassando Ashkenazy,
Pollini, Perlemuter, addirittura Backhaus... Questo è un
atto di prima classe che può dire la sua anche a chi verrà
in futuro" ("BBC Music Magazine"); "Che musicista
ammirabile, un virtuoso a tutto tondo come Horowitz; che fluidità
nel tocco, come un Lipatti nella luminosità radiosa del suo
suonare!"; "Bisogna davvero guardare ad alcuni leggendari
pianisti degli anni '40 o '50 per dare un contesto a Louis Lortie"
("Los Angeles Today"); "Queste esecuzioni hanno una
statura e una profondità che possono gareggiare con
quelle di Brendel e Gilels - distinguendosi, naturalmente, e questo
merita plauso" ("Gramophone").
Era un ragazzino prodigio, Lortie, sul palco per la prima
volta a tredici anni con la Montreal Symphony e tre anni dopo con
la Toronto Symphony, con la quale è subito andato in tournée
in Cina e India. Canadese, ha vinto i suoi premi in Europa, nel
1984: il "Busoni" e il Leeds. E in Italia insegna a Imola,
dove si fanno vanto di avere maestri diversissimi tra loro... perché
poi quando suoni davvero bene devono fare la gara, i critici, per
trovare il tuo, di maestro. (s.n.)
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